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“Ratifichiamo la sentenza del 14 febbraio 2011 in tutte le sue parti, compresa la sentenza di risarcimento morale”, recita la sentenza emessa martedì scorso, divulgata dalla Reuters. La Texaco, poi acquistata dalla Chevron nel 2001, era accusata di riversare rifiuti tossici nella foresta amazzonica, causando tra l’altro malattie e decessi fra gli indigeni. I querelanti erano ricorsi in appello, sostenendo che i risarcimenti non fossero sufficienti ad assicurare la bonifica dei siti. La Chevron Texaco aveva sostenuto di aver bonificato i siti, e sosteneva che le prove portate dai querelanti, e accettate dalla corte, fossero fraudolente. Ma è stato il tribunale statunitense a provare che la vera frode era stata orchestrata dalla multinazionale. |
Archive for 9 gennaio 2012|Daily archive page
Condannata in appello Chevron per inquinamento dell’Amazzonia
InSenza categoria su gennaio 9, 2012 a 9:45 amSostanze tossiche in mare a Livorno: cittadini infuriati
InSenza categoria su gennaio 9, 2012 a 9:42 am
“Il mare non e’ una discarica”: guidati da questo slogan almeno 200 persone hanno partecipato a Livorno alla manifestazione per sapere la verità sull’incidente della nave che il 17 dicembre scorso ha perso circa 200 fusti di sostanze pericolose in mare, a 23 miglia dalla città toscana, a nord dell’isola di Gorgona. Alla protesta, organizzata al porto mediceo, hanno aderito decine di partiti, comitati e associazioni anche non toscani. ”Siamo qui per chiedere informazioni alle autorità – spiega Alessandro Giannì, direttore campagne di Greenpeace Italia – L’impressione è che neanche le autorità sappiano cos’è successo ed è la cosa veramente grave”. “Non vogliamo che diventi un’altra Moby Prince” giurano i manifestanti. Tra gli intervenuti anche alcuni esponenti delle forze di maggioranza in Comune (Idv, Sel, Pd e tra questi l’assessore comunale all’ambiente Mauro Grassi), ma quando uno di loro – il consigliere Arianna Terreni – ha preso la parola alcuni manifestanti hanno protestato. “Anche noi – ha risposto la Terreni – vogliamo che questa storia non finisca sotto silenzio e porteremo la protesta all’interno delle istituzioni. Più voci siamo, più risposte avremo”. Il proposito di coloro che hanno partecipato al presidio è di organizzare per fine febbraio un convegno internazionale “di tutti i popoli che si affacciano sul mar Mediterraneo per controllare e vigilare sugli organismi istituzionali che dovrebbero tutelare l’ambiente”. “Non è possibile – conclude Giannì – che in un’area che si ritiene protetta come il santuario dei cetacei, un accordo internazionale che è stato ratificato dall’Italia più di 10 anni fa, ci si trovi a questo punto. Greenpeace ha denunciato lo stato vergognoso del Santuario dei Cetacei, abbiamo dimostrato la contaminazione delle sogliole del Santuario, di varie zone dei fondali del Santuario e abbiamo ottenuto dalle Regioni (Toscana e Liguria) la convocazione di un tavolo tecnico per avviare finalmente una gestione seria. I problemi del santuario sono noti e sicuramente i trasporti sono una parte. Il Santuario è un’area antropizzata, ma si può cominciare ad avviare pratiche di gestione, partendo da un registro elettronico dei rifiuti imbarcati per controllare cosa parte e cosa arriva”.

La Corte d’Appello dell’Ecuador ha confermato martedì scorso la condanna contro la Chevron per gli sversi di petrolio e di rifiuti tossici nella foresta amazzonica. La sentenza impone alla multinazionale di pagare 18 miliardi di dollari per danni alle alle parti lese. Lo scorso febbraio il tribunale aveva ordinato alla Chevron a pagare 8600 milioni dollari per i danni ambientali, ma l’importo è raddoppiato nella sentenza di appello, anche perché la Chevron si è sempre rifiutata di scusarsi pubblicamente, come richiesto dalla sentenza.