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Lo spreco di frigoriferi e congelatori aperti

InSenza categoria su gennaio 23, 2012 a 9:35 am
Nei supermarket frigo e congelatori senza sportello causano una pesante dispersione energetica, per insostenibili ragioni di marketing. In Francia pronto il divieto. Misure restrittive anche sull’illuminazione
La Francia chiude le porte allo spreco dei congelatori. A quanto pare il governo ha stabilito che i banchi frigo dovranno essere chiusi chiudere con porte dai doppi vetri i banchi frigo di tutti i punti vendita. 

Si può stimare che i consumi elettrici dei banchi frigo superino la metà dei consumi energetici totali dei supermercati. Rimanendo sempre accesi infatti continuano a succhiare energia anche la notte.

Il traguardo ecologista è ancora lontano: si parla di una prima fase nel 2020 quando dovranno risultare chiusi il 75% dei banchi frigo. Ma si tratta comunque di un passo importante per la riduzione dei consumi, con conseguente decurtazione dei prezzi e delle emissioni climalteranti. E di una lezione significativa di risparmio energetico soprattutto in un ambito, quello dei centri commerciali e della GDO, il cui spreco è sotto gli occhi di tutti.
 
Il risparmio viene calcolato preventivamente attorno ai 2 mila euro al metro lineare, Il governo francese intende anche rilanciare oltre l’industria manifatturiera nazionale anche la comunicazione green all’interno delle catene di vendita, assicurando un certificato di risparmio energetico di 100 euro per metro lineare.
Al tavolo di negoziazione per la definizione della legge si sono sedute anche le aziende, che hanno rilanciato e aderito ad altre misure che vanno nella direzione della sostenibilità ambientale, come il divieto per i centri commerciali di illuminare le proprie superfici fra l’una e le sei del mattino a partire dal prossimo luglio. 

No alla plastica, anche se viene riciclata

InSenza categoria su gennaio 23, 2012 a 9:32 am
Il 40% della plastica recuperata dalla raccolta differenziata finisce per essere bruciato in inceneritori o cementifici. Il restante 60% viene riciclato e recuperato. Ma la plastica non può essere consumata a cuor leggero
650 tonnellate di materie plastiche recuperate nel 2011: è il dato snocciolato dal Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi di plastica. Potrebbe sembrare una notizia positiva, ma dove va a finire tutta questa plastica raccolta?

Per fortuna una parte consistente, sempre che la plastica sia stata smaltita correttamente, va effettivamente al riciclo: il consorzio parla in questo caso di un 61% ritrasformato in materia prima. Ma il 39%, chiamato anche rifiuto misto, finisce per essere bruciato per la “produzione di energia”. Finisce cioè nei cementifici e negli inceneritori, chiamati anche impropriamente termovalorizzatori. Tutti sappiamo che bruciare plastica inquina e produce diossina, quindi c’è poco da star tranquilli.
 
Bisogna aggiungere che la definizione di plastica, come dichiara il presidente di Corepla Giuseppe Rossi, in realtà raccoglie un vasto insieme di materiali, per cui il trattamento è molto complesso. C’è il polietilene, il polipropile, il policarbonato, il polistirene. Non tutti questi materiali sono riciclabili alla stessa maniera e sono costituiti essenzialmente di petrolio, liberando sostanze nocive durante l’uso, come ad esempio gli ftalati, e finendo per liberare sostanze nocive durante la combustione.
Ovviamente ci sono anche le virtù del riciclo. Le bottiglie in PET possono diventare tessuto, fodere per abiti o pile, mentre il polipropilene, il famoso Moplen, può trasformarsi in reti da pesca, in cavi, funi. E i flaconi dei detersivi, che sono in polietilene ad alta densità, sono riconvertiti in tubazioni per le fognature o isolanti per l’edilizia. Oppure tornano a essere flaconi. Ma nelle campane di raccolta spesso finiscono dei materiali assolutamente non riciclabili, come giocattoli, materiali da ufficio, cd, piccoli elettrodomestici e articoli da cancelleria.
 
Non possiamo trascurare la quota che finisce per essere incenerita. E non possiamo dimenticarci che il consumo crescente di plastica richiede l’uso crescente di petrolio, la fonte fossile esauribile attorno al cui capezzale stiamo già vegliando, non senza darci le ultime coltellate nei fianchi.
Prima di acquistare con leggerezza prodotti con confezioni ed involucri di plastica bisognerebbe sempre valutare se non esistono altre alternative. Oggi anche il latte biologico si trova nelle bottiglie di pet, non vi sembra una bella contraddizione?
 
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