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Guerra, veleni e morte nell’eden sardo: al via il processo Quirra

In Senza categoria on luglio 12, 2012 at 6:37 am

Bambini nati deformi, vite stroncate da tumori e leucemie nel fiore della giovinezza, veleno radioattivo nelle ossa dei pastori, aborti di agnelli nati ciechi, sordi, con due teste o un occhio solo. Non è un film dell’orrore, ma la storia infinita della zona dentro e intorno al Poligono Interforze Salto di Quirra (Pisq), in provincia di Cagliari, che con i suoi 120 km quadrati tra mare e terra è il più grande poligono militare in Europa.

Dopo tante battaglie e proteste rimaste un po’ in sordina, ora la storia sta forse giungendo a un epilogo: il 20 giugno 2012 è infatti cominciato il processo sui “misteri di Quirra”, con la prima udienza preliminare presso il tribunale di Lanusei, che ha visto venti persone finire sul banco degli indagati. Tra loro, generali dell’Aeronautica, ricercatori e tecnici universitari, chimici e scienziati della società che si occupa di analisi e controlli, la Sgs Italia. I capi d’accusa: omissioni dolose, favoreggiamento, falso ideologico in atto pubblico. Avviso di garanzia anche per Walter Mura, l’ex sindaco di Perdasdefogu (il paesino cagliaritano su cui sorge il poligono), per “ostacolo aggravato a indagini su disastro ambientale”. Tutti finiti sotto la lente indagatrice dell’instancabile procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi, che un anno e mezzo fa ha dato avvio alle indagini e da allora non si è mai fermato.

Da segnalare lo straordinario numero di associazioni, enti, individui che si sono costituiti parte civile: oltre 40, un vero record. Tra questi, la Provincia di Cagliari, i comuni vicini di Villaputzu, Villagrande, Ulassai e Tertenia, la Asl 4 di Lanusei, Legambiente, lo storico comitato Gettiamo le basi, i familiari delle persone morte di tumore, alcuni gruppi aderenti alla Coldiretti. Persino i pastori, stavolta, si sono messi dalla parte di chi contesta il Pisq. Nonostante siano tra i più colpiti dalla cosiddetta “sindrome di Quirra”, ovvero i tumori e le malattie “sospette” nate all’ombra del poligono, i pastori non hanno mai simpatizzato con le proteste, che spesso hanno messo in difficoltà la loro economia e impedito loro l’accesso ai pascoli. Ora, però, anche loro pretendono delle certezze. “A prescindere che il poligono sia o meno inquinato, e questo lo stabilirà la giustizia, gli allevatori sono gli unici che in quest’anno e mezzo hanno già scontato una pena durissima e qualcuno per questo li dovrà risarcire” ha detto il presidente provinciale della Coldiretti, Simone Cualbu.

Due i grandi assenti alla prima udienza: la Regione Sardegna, che però ha assicurato si costituirà parte civile a breve, e ministeri dell’Ambiente e della Difesa. E infatti, il procuratore Fiordalisi ha aperto i lavori con questa domanda rivolta al giudice: “Può lo Stato decidere di difendere i suoi uomini e non invece se stesso?” Per il procuratore, infatti, è come se lo Stato abbia fatto una precisa scelta di campo preferendo difendere gli indagati (in questo caso i militari) piuttosto che lo Stato stesso, ovvero i cittadini. Se ci sarà un cambio di rotta, e se gli indagati verranno rinviati a giudizio, lo scopriremo nelle prossime udienze previste il 18 e 25 luglio.

Intanto, la macchina della giustizia si è messa in moto. Tutto è cominciato a gennaio 2011, dopo la diffusione via stampa di un rapporto dei due veterinari Giorgio Mellis e Sandro Lorrai, nell’ambito di un piano di monitoraggio ambientale voluto dal Ministero della Difesa, secondo il quale intorno al poligono ci sarebbero alte incidenze di tumori tra i pastori e animali nati deformi negli ovili della zona. Così, il procuratore di Lanusei ha deciso di aprire un’inchiesta, disponendo perquisizioni, sequestri e sgomberi delle aree interessate. Fino al maggio 2012 quando, in un’audizione fiume davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta al Senato sul caso Quirra, Fiordalisi denuncia senza mezzi termini la presenza, all’interno e all’esterno del Poligono, di “inquinamento da radioattività”.

La prova decisiva arriva dalla riesumazione di quindici salme di pastori morti di leucemia e linfomi, su cui l’Arpas e il perito scelto dalla procura, il fisico Evandro Lodi Rizzini, hanno effettuato delle analisi. I risultati hanno evidenziato in dodici salme su quindici la presenza di torio 232 nelle ossa in misura decisamente più alta rispetto alla norma. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, i dodici pastori in questione avevano fatto pascolare il proprio bestiame nelle aree del poligono, mentre gli altri tre, sulle cui ossa non è stata rivelata la presenza di torio, non portavano il gregge al pascolo in quelle zone.

Ma cos’è il torio 232? Si tratta di un elemento altamente radioattivo, che se disperso nell’ambiente può provocare gravi danni alla salute degli uomini e degli animali anche dopo molti anni. “La fonte è un razzo che è stato utilizzato in tutta Europa – spiega Fiordalisi – il missile anticarro Milan, prodotto da una società europea, la MBDA, partecipata al 25% da Finmeccanica. Nelle versioni fabbricate prima del 1999 il Milan conteneva questa sostanza nel suo sistema di guida, e in Sardegna per le esercitazioni e le sperimentazioni ne sono stati utilizzati quasi 2000”. Ad ogni lancio, il torio si disperdeva nebulizzato nel territorio per tutta la gittata, e secondo quanto riferito da Fiordalisi, con il decadimento le particelle alfa emesse risulterebbero addirittura più pericolose del famigerato uranio impoverito (anch’esso secondo alcune analisi presente nella zona).

Non solo. Le indagini del procuratore di Lanusei hanno evidenziato come il poligono sia stato utilizzato anche come discarica militare da parte dell’esercito. Scarti e munizioni di vario genere venivano fatti “brillare” presso la base, e il materiale tossico residuo veniva poi raccolto in grossi bidoni interrato nello stesso poligono. “In località Is Pibiris nel comune di Perdasdefogu – racconta Fiordalisi – è stata trovata una discarica di rifiuti militari pericolosi larga un ettaro. Queste sostanze estremamente nocive si riversavano nelle falde acquifere, in un terreno per di più carsico, e finivano poi nel fiume e nei corsi d’acqua che alimentano le mandrie e gli animali nei vari ovili, dove si sono verificati purtroppo tanti casi di pastori deceduti”.

C’è da dire che l’inquinamento è sempre stato sotto gli occhi di tutti. Da decenni, infatti, nel poligono militare interforze Salto di Quirra, esercito italiano e aziende private sperimentano missili, razzi, e nuovi armamenti da esportare poi nelle guerre di tutto il mondo. Per non parlare delle numerose società che vi testano la resistenza allo scoppio di infrastrutture meccaniche, come gasdotti e oleodotti. Bombe, caccia, carri armati, esplosioni visibili da chilometri, il tutto accanto a paesaggi da sogno, tra mare cristallino e candide spiagge su cui ogni anno si riversano migliaia di turisti (sempre che i “giochi di guerra” lo permettano).

Con l’apertura del processo, il futuro del poligono è incerto. Da una parte gli abitanti di Perdasdefogu temono di perdere la loro più importante fonte di lavoro e sostentamento, dato che gli indennizzi per la servitù militare finora sono stati una manna per il bilancio comunale e hanno permesso agli abitanti un tenore di vita molto più alto rispetto alla media della zona; dall’altro le persone, soprattutto ex militari e pastori che sono venuti a contatto col poligono, continuano ad ammalarsi e a morire di tumori e linfomi. La Commissione uranio impoverito al Senato ha votato all’unanimità per la chiusura e , ma i tempi per questo, e soprattutto per le eventuali bonifiche, saranno molto, molto lunghi.

 

Il manifesto dei poveri: per non morire di capitalismo

In Senza categoria on maggio 29, 2012 at 8:59 am

Frans van der Hoff – Foto: vitatrentina.it

Sandali ai piedi (ora un po’ meno, perché qualche acciacco dell’età si fa sentire) e la borsa di lana a tracolla. È questa l’immagine più frequente di Frans van der Hoff, prete olandese, da più di 30 anni in America Latina, prima in Cile e poi in Messico. In Cile a condividere la vita dei minatori nel ventre della terra a estrarre il rame fino al settembre del 1973 quando il colpo di stato di Pinochet lo costringe ad andarsene. Dopo sette anni a Città del Messico, Francisco – così lo chiamano i “suoi” campesinos messicani- sceglie definitivamente di stabilirsi nella regione di Oaxaca accanto ai piccoli produttori di caffè.

Intervenuto a Bolzano per presentare il suo libro sul commercio equo e solidaleIl manifesto dei poveri”, edito dal Margine, p. Francisco ha raccontato quella che è stata la sua esperienza di vita rivendicando la possibilità che un’alternativa all’attuale modello di sviluppo sia realizzabile. Coniugare un’economia che funziona (che dà un reddito e può garantire una vita dignitosa) con la vicinanza e la solidarietà. Un intento che le persone possono raggiungere per la migliore realizzazione di se stessi. “Uno sviluppo senza limiti è assurdo” ha ribadito con forza Francisco, che ravvisa nel modello economico capitalistico, agonico ma ancora egemonico, una via senza uscita che moltiplica gli impulsi di egoismo e isolamento degli individui e della società. È come se volessimo “sfamare la fame che abbiamo già saziato” in modo continuo e compulsivo, prigionieri di bisogni materiali superati.

Così ha sottolineato Rudi Dalvai, fondatore di Altromercato, che accompagna il prete olandese in un giro per l’Italia, definendolo un “intellettuale agreste” capace di coniugare l’intuito e lo spessore culturale (Francisco parla sette lingue ed è stato premiato in diverse università americane ed europee) con una vita semplice accanto ai contadini che vogliono riscattarsi dalla loro situazione di degrado. Perché proprio di questo si intende e si pratica, nelle comunità campesine: un lento e graduale cammino verso il riscatto e la dignità. Una vasta area rurale, immersa in un’atavica povertà, dove i lavoratori del caffè erano costretti ed adusi a giornate interminabili e faticose e a un lavoro duro e sottopagato. Dipendevano dai vari intermediari, non avevano diritto di parola, dovendo – sempre – piegare la testa. Nel 1981 – ricorda ora Francisco – cominciano una serie di assemblee con 150 agricoltori che vanno avanti per diversi giorni. Si discute di come organizzarsi, in che modo affrontare le incombenze derivanti dai prestiti, come migliorare le proprie condizioni materiali di vita quotidiana.

È l’inizio di un processo di coscientizzazione che porta poi alla creazione della cooperativa Uciri che garantisce l’approvvigionamento di caffè alla rete del commercio alternativo e del primo marchio equo e solidale “Max Havelaar”. Soprattutto è iniziata a sedimentarsi la consapevolezza delle proprie capacità. Si insiste su alcune cose: il giusto riconoscimento del lavoro salariato (“il lavoro umano ha una sua dignità e un suo prezzo”); il rispetto per i cicli di riposo della terra; la formazione cooperativa in cui le decisioni si prendono assieme, stando con i piedi per terra ovviamente, perché non è indifferente, ad esempio, un aumento da 2 a 4 dollari al giorno per i campesinos produttori di caffè. Scegliere il biologico è una scelta di fondo che vuol dire rispetto per la terra e per la salute.

A descriverla sembrano passaggi brevi, e invece c’è voluto tanto tempo, fatica, pazienza, difficoltà a non finire. Francisco alleva 50 galline, scambia le uova con verdure che altri contadini gli danno. Il piccolo paese di Barranca, cinquecento persone – quando lui è arrivato – abbandonate e sfruttate, adesso è come fiorito. I bambini vanno a scuola, si cura l’igiene, le casette sono dignitose anche se ancora di fango. L’insegnamento è quello di recepire e introdurre nuove regole in un moto dinamico capace di superare l’arrivismo e lo spreco a favore della cooperazione e della sobrietà che valorizza la qualità delle relazioni. Quando qualche contadino messicano delle comunità di p. Francisco giunge in Italia (e succede per attivare iniziative e solidarietà) avverte subito una profonda discrepanza; non è il suo e della sua gente, questo modo di vivere e di concepire l’economia e la vita stessa: troppa frenesia, troppa competizione. E poi – chiede – sono proprio necessarie tutte queste cose di cui disponiamo? Ne possiamo fare di più semplici?

Gli risponde Terra Futura che propone tutt’altro stile di vita come una biopizzeria itinerante che gira per le piazze utilizzando un forno su ruote alimentato a pellet e insieme educa al biologico e all’equo e solidale, distributori automatici di bevande e snack biologici e del commercio equo, un deumidificatore da parete che funziona senza energia elettrica, un detersivo ottenuto da oli post consumo raccolti e riciclati, un barbecue ad energia solare, una nuovissima auto elettrica a 5 posti che raggiunge la velocità 145 km/h senza produrre emissioni né rumori.

Una nuova rivoluzione. Come quella di Frans van der Hoff propostaci 30 anni fa.

L’animale domestico? È un «lusso»

In Senza categoria on maggio 18, 2012 at 6:07 pm

 

(Fotogramma)(Fotogramma)

MILANO – Qualcuno, come il leghista Claudio D’Amico, alla fine ha commentato: «Manca solo che il governo Monti tassi pure l’aria». Certo è che la possibilità d’introdurre una tassa comunali sul possesso di cani e gatti farà discutere. Una proposta in dirittura d’arrivo in commissione Affari sociali della Camera prevede infatti che i comuni possano istituire una tariffa per i proprietari di cani e gatti per finanziare iniziative contro il randagismo. Il sottosegretario all’Economia Polillo ha detto di condividere il balzello almeno «in linea di principio». Salvo poi successivamente fare una clamorosa marcia indietro: «Tranquilli: nessuna tassa sugli animali domestici. Era solo una battuta nei confronti di un deputato che l’aveva proposta». 

IL PROVVEDIMENTO – «I Comuni – si legge nel testo della proposta di legge – possono deliberare, con proprio regolamento, l’istituzione di una tariffa comunale al cui pagamento sono tenuti i proprietari di cani e gatti e destinata al finanziamento di iniziative di prevenzione e contrasto del randagismo». La commissione ha completato l’esame del provvedimento e ora il testo è alle altre commissioni competenti per i pareri e dunque potrebbe presto approdare in Aula. Durante l’iter è stato anche approvato un emendamento dell’Idv che esonera dalla tassa «i cittadini che hanno adottato un cane o un gatto in una struttura comunale». Il provvedimento («Norme in materia di animali d’affezione e di prevenzione del randagismo e tutela dell’incolumità pubblica») aveva iniziato il suo iter nell’aprile 2009 a partire da una proposta di legge di due deputate del Pdl, Jole Santelli e Fiorella Rubino Ceccacci. L’esame è stato completato lo scorso 6 marzo. È composto di 39 articoli e prevede, tra l’altro, la creazione di un’anagrafe degli animali d’affezione, l’obbligo di segnalare se si trova un animale ferito al servizio veterinario pubblico che deve prontamente intervenire o ancora i cimiteri per gli animali d’affezione. I Comuni sono tenuti a una serie di compiti per la prevenzione e il contrasto del randagismo tra cui «incentivi per l’adozione degli animali, prestazioni medico-veterinarie di base erogate da medici veterinari liberi professionisti in regime di convenzione con i comuni, piani di controllo delle nascite con sterilizzazioni». Ed è a questi fini che l’amministrazione comunale può istituire la nuova tassa. Sul provvedimento la commissione Finanze ha chiesto una relazione tecnica del governo per le coperture. In commissione come detto, secondo quanto riportano i bollettini parlamentari, il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo, ha detto di «concordare in linea di principio con l’istituzione di una nuova tassa sugli animali domestici».

ANCI – La tassa sui cani e sui gatti «non è in cima alle nostre priorità ma è vero che si spendono soldi pubblici» per canili e gattili ha sottolineato il Presidente dell’Anci, l’Associazione dei comuni italiani, Graziano Delrio, commentando l’ipotesi di una tassa su cani e gatti, nel corso della conferenza stampa al termine della riunione dell’Ufficio di presidenza.

COMMENTI – Numerosi i commenti contrari alla nuova tassa da parte delle forze politiche. Anche da parte dello stesso Pdl che ha dato vita alla proposta. «Costringere i proprietari di cani e gatti a pagare una tasse ulteriore è un’idea assurda. Non so se questa proposta andrà avanti, ma certamente al Senato non passerà mai» ha dichiarato il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri.  «Ormai stiamo raggiungendo livelli surreali di tassazione. La tassa sui cani e sui gatti in realtà è una tassa sugli affetti: a quando una tassa sugli amici?» ha dichiarato invece il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli.  «È qualcosa di sciagurato. Il mio è un no deciso» ha detto invece l’ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, presidente Lega italiana difesa animali. «È qualcosa di sciagurato. Possedere un animale domestico è un diritto che deve essere garantito – afferma Brambilla – anche per il ruolo sociale che svolgono gli animali, pensiamo alle persone sole». Poi, osserva l’ex ministro, «c’è da dire che gli animali sono dei veri e propri membri della famiglia, allora cosa facciamo, tassiamo i figli», si domanda. «Il mio – e conclude – è un no deciso a questa tassa».

Redazione Online18 maggio 2012 | 18:12© RIPRODUZIONE RISERVATA