forumambientalista

Magistrati, il giorno della protesta

In 1 on gennaio 30, 2010 at 1:39 pm

I giudici lasciano le aule con la Costituzione in mano. Maddalena: «Dal governo strategia da Penelope»

 

 

 

 MILANOIeri la Cassazione, oggi le 26 Corti di Appello. Si completa la tradizionale due giorni di cerimonia che apre il nuovo anno giudiziario in Italia. E protagonista, ancora una volta, non sarà solo la relazione di procuratori generali e presidenti delle Corti del Belpaese ma anche la protesta dell’Associazione nazionale magistrati. Una protesta che anche quest’anno l’Anm intende manifestare con clamore, per palesare a tutti il «disagio» di fronte a iniziative giudiziarie di governo e maggioranza bollate come «distruttive» della giustizia, mentre mancano interventi per assicurare che il sistema funzioni con efficienza.

Da Nord a Sud: la mappa dei «mali» del sistema giudiziario italiano

SEDIE VUOTE – E per dire basta ad «insulti e aggressioni», a cominciare da quelli del presidente del Consiglio. Come è scritto nel documento della Magistratura associata. I giudici iscritti all’Anm saranno presenti alle cerimonie con indosso la toga e con in mano una copia della Costituzione. Ma dalle aule di Giustizia i magistrati usciranno in massa per protesta quando prenderà la parola il rappresentante del governo. Non è successo ieri in Cassazione, presenti Napolitano e Berlusconi, per rispetto alle massime Istituzioni e ai doveri costituzionali di lealtà fra Istituzioni. E non succederà, unico caso, oggi all’Aquila, alla presenza del Guardasigilli, Angelino Alfano. Una distinzione, quest’ultima, decisa in segno di rispetto non per il ministro ma per una regione e un palazzo di Giustizia così dolorosamente colpiti dal terremoto. E in segno di lutto i magistrati hanno preso parte all’incontro con le toghe nere, al posto di quelle rosse previste dal protocollo. A Messina i magistrati hanno però deciso di non adeguarsi alla strategia dell’abbandono dell’aula: «Non ci siamo alzati al momento dell’intervento del rappresentante del ministro della Giustizia solo per non dare l’impressione di volerci sottrarre al confronto – ha però precisato Marina Moleti, presidente dell’Anm messinese -, ma condividiamo la protesta dell’Associazione nazionale magistrati a livello nazionale».

«CRITICHE NON CREDIBILI» - «Quando le critiche sono cieche e non si associano ad alcun riconoscimento, allora sono meno credibili» ha detto Alfano aprendo il suo intervento nell’auditorium della Guardia di Finanza di Coppito (L’Aquila). «Alcuni magistrati – ha poi aggiunto – si sono mostrati fino ad ora poco rispettosi del Parlamento, unica istituzione legittimata a fare le leggi e a operare le scelte nell’interesse dei cittadini. Noi abbiamo il massimo rispetto per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura – ha aggiunto -, che è soggetta soltanto alla legge. Ma la legge la fa il Parlamento, che agisce nell’interesse dello stesso popolo italiano in nome del quale viene amministrata giustizia». E ancora: «Il Paese non merita la resa sulla riforma della giustizia e noi non intendiamo piegarci alla logica della conservazione. Riformare la giustizia è un dovere verso i cittadini utenti, verso il sistema economico, ma anche verso i nostri figli a cui dobbiamo garantire una giustizia equilibrata, efficiente e seria. . Poi in chiusura di intervento il ministro è stato protagonista di una piccola gaffe con il presidente della corte dell’Aquila, Giovanni Canzio.

«PROCESSO BREVE? SI’, MA…» – Nel frattempo arrivano nuove aperture al processo breve, seppure con tutta una serie di distinguo. Il presidente facente funzione della Corte d’Appello di Milano, Ruggero Pesce, spiega ad esempio nella ua relazione che «è un ottimo intendimento, ma se lo si attuasse senza la preventiva realizzazione dei presupposti strutturali, normativi e finanziari, si offrirebbe solo il fianco a dure polemiche, come si è visto». Per il magistrato, quindi, attuare una riforma come quella del processo breve senza mezzi «sarebbe come chiedere a un malato di guarire semplicemente imponendoglielo per regolamento». «È consolante che la politica si sia finalmente accorta dell’inefficienza del sistema Giustizia e che abbia assunto concrete iniziative per velocizzare il processo civile e penale – fa invece notare il presidente della Corte d’appello di Palermo, Vincenzo Oliveri -. È sconfortante invece che queste iniziative si muovano su uno scenario di scontro istituzionale, in un clima avvelenato, caratterizzato da ripetuti e scomposti attacchi ai giudici».

«STRATEGIA DA PENELOPE» – «Quando lo Stato fa durare i processi più di vent’anni è giusto che paghi caro e salato – è invece il pensiero di Mario Barbuto, presidente a Torino -. Ma la tagliola non è opportuna». E sempre da Torino il procuratore generale Marcello Maddalena rileva come «la strategia che il governo intende attuare con il processo breve ha un illustre progenitore, che si chiamava Penelope: siamo di fronte ad una strategia davvero sconcertante da un lato si appesantisce il carico di lavoro degli uffici giudiziari. Dall’altro si tagliano drasticamente i tempi per una risposta valida dello Stato

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: