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Otto mesi in gabbia tra sporcizia e ferite Il «braccio della morte» di volpi e visoni

In 1 on febbraio 26, 2010 at 6:30 pm

MILANO – Una volpe impazzita dalla paura e dalla disperazione, che salta ossessivamente da una parte all’altra della gabbia. Cuccioli di visone nati in allevamento, che non impareranno mai a camminare, perché le loro zampine restano incastrate nelle griglie delle gabbie, impedendogli di stare eretti. E poi immagini ancora più forti: musi orribilmente deformati da gengive che crescono fino a inglobare i denti, code mozzate, gabbie arrugginite e piene di escrementi, cadaveri di animali morti mangiati dai compagni di gabbia.

SCATTI RUBATI – E’ quanto mostrano i filmati e le fotografie scattate dai volontari dell’associazione animalista Animal Defenders International (Adi), che nei mesi scorsi si sono infiltrati in trenta allevamenti di volpi e visoni in Finlandia, uno dei quattro principali produttori di pellicce al mondo (viene da lì l’8 per cento delle pelli annualmente prodotte nel mondo). E ora le loro fotografie e le registrazioni sono finite in video choc e in un dossier di denuncia che è stato presentato venerdì a Milano, in concomitanza con la settimana della moda, dall’Adi e dal network animalista AgireOra.

LA DENUNCIA – Da Milano, capitale della moda italiana, parte una campagna di sensibilizzazione che nei prossimi mesi girerà tutta l’Italia. Un monito per stilisti e consumatori, spiega Marina Berati, coordinatrice di Agire Ora: «Ad avere la responsabilità di quella che è una vera e propria tortura sugli animali non sono solo gli allevatori, ma anche gli stilisti e i loro clienti che acquistano le pellicce. Con questo video vogliamo mostrare loro la sofferenza a cui sono sottoposte le volpi e i visoni d’allevamento, nonostante le rassicurazioni delle associazioni di pellicciai sia in Finlandia che negli altri paesi».

CONSUMI IN CALO – Secondo i dati dell’Associazione Italiana Pellicceria nel 2008 è cominciato un trend negativo delle vendite, con un calo del fatturato di circa il 7 per cento. Anche a livello mondiale, il fatturato delle vendite di pellicce è diminuito del 13,25 per cento, passando da 15,02 miliardi di dollari nel 2007 a 13,03 nel 2008. Il mercato europeo si aggira su 1 miliardo e mezzo di euro. «Nonostante i consumatori stiano voltando le spalle sempre più alla pelliccia, alcuni esponenti dell’industria della moda insistono nel proporla nelle loro collezioni. Speriamo che il nostro dossier fornisca a tutti le evidenze per fare una scelta realmente informata sull’utilizzo di pelliccia vera nella moda» sottolinea Jan Creamer, direttore esecutivo di Adi. Per questo, le due associazioni chiedono la messa al bando degli allevamenti intensivi degli animali da pelliccia, come hanno già fatto alcune nazioni: Croazia, Gran Bretagna, Danimarca (ma ha vietato solo l’allevamento di volpi) e Austria. In Israele si sta valutando una proposta di legge che prevede addirittura il divieto di vendita di pellicce. «Nei paesi non produttori il mercato vive d’importazione e questo fa salire i prezzi dei capi d’abbigliamento limitando il mercato. Si può fare di più ma almeno è un buon inizio» precisa la Berati.

CONDIZIONI DISUMANE – Le volpi in natura sono animali solitari e abituati a percorrere decine di chilometri al giorno. Negli allevamenti sono costrette a vivere in gruppo all’interno di gabbie minuscole, e cioè «a vivere una vita in contrasto con il loro istinto» spiega il dossier. I visoni, poi, abituati a passare gran parte della giornata in acqua, non possono più farlo. Prima di essere uccisi (spesso con metodi altrettanto cruenti, come una scarica elettrica proveniente da due elettrodi, uno in bocca e uno nei genitali), cosa che avviene a 8 mesi di età, conosceranno solo la paura, la fame e la sete, le malattie e le ferite, la sporcizia. Eppure la legislazione internazionale prevede il benessere animale anche negli allevamenti. Al posto delle gabbie dovrebbero esserci recinti con pozze d’acqua, cibo adeguato, una tana e anche degli ornamenti che ricordino l’habitat naturale. Per fare una pelliccia ci vogliono le pelli di 15 o 20 volpi e di 60/80 visoni.

«NON COMPRATELE» – E’ estremamente difficile riconoscere una pelliccia vera da una finta. Il solo metodo, secondo le associazioni, è tagliare parte del pelo e bruciarlo, per sentirne l’odore. «Noi suggeriamo di non acquistare neppure i capi abbelliti con colli o polsini, perché nella maggior parte dei casi si tratta anche lì di animali veri» spiegano da AgireOra. «Indossare delle pellicce significa mostrare povertà di spirito – attacca Jan Creamer, direttore esecutivo di Adi – Non esiste un consumo etico delle pellicce, non è più accettabile ignorare le sofferenze di milioni di animali».

Giovanna Maria Fagnani

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