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Emergency: l’arresto degli operatori in Afghanistan vuole eliminare un testimone scomodo

In 1 on aprile 13, 2010 at 10:08 pm

La bandiera di Emergency – Foto: perlapace.it

“Si tratta di una aggressione all’ospedale di Emergency. Un’operazione messa insieme, preparata, premeditata e studiata per togliere di mezzo un testimone scomodo delle atrocità della guerra”. Lo ribadisce Gino Strada in merito all’arresto sabato scorso di alcuni volontari di Emergency in Afghanistan, nell’ospedale di Lashkar Gah, accusati di aver partecipato a un presunto complotto per uccidere il governatore della provincia di Helmand Goulab Mangal. Tra gli arrestati ci sono tre cittadini italiani operatori di Emergency: Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.

“L’accusa ci sembra francamente ridicola e siamo assolutamente certi che la verità verrà presto accertata” – ha prontamente dichiarato in un comunicato l’associazione che ha lanciato sul proprio sito l’appello “Io sto con Emergency” e sabato in piazza Navona a Roma si terrà una manifestazione nazionale. “Fermo restante la libertà del governo afgano, delle forze di polizia afgane e dei servizi di sicurezza di svolgere tutte le indagini del caso, chiediamo l’assoluto rispetto dei diritti dei nostri operatori, locali e internazionali. Si tratta di persone che da anni lavorano, per assicurare cure alla popolazione afgana. Chiediamo pertanto di rispettare i loro diritti, per primo il diritto di comunicare con noi e farci sapere dove si trovano e come stanno” – riporta il comunicato di Emergency.

“La conferma delle notizie che continuano a susseguirsi – prosegue Gino Strada – ‘Hanno confessato!’ – poi ovviamente dodici ore dopo: ‘Nessuno ha mai detto che avevano confessato‘. E’ un sintomo del fatto che questa bolla sta facendo acqua. Del resto basta guardare i filmati. Le forze internazionali smentiscono la loro presenza, ma c’è un filmato in cui si vedono militari inglesi nel nostro ospedale e poi si vedono scaffali con scatole tutte in ordine e poi per terra un paio di scatole con dentro qualche arma – chissà chi ce le ha portate”.
“E’ una grossa montatura – sottolinea il fondatore di Emergency – e credo che la ragione sia molto semplice: non si vuole far sapere cioò che avviene lì. ‘Non è la prima volta che si cerca di fare queste operazioni contro l’ospedale di Emergency – conclude Strada – Adesso oramai siamo alla vigilia della nuova, grande offensiva di primavera, che vuol dire altre stragi, altri morti, altri massacri e quindi si vuole togliere di mezzo quell’ospedale”.

“Assurdo e incredibile è l’intervento del Governo italiano, che prende le distanze da Emergency per la terza volta da quando opera in Afghanistan in grave pericolo – sottolinea Alessio Di Florio su Peacelink. Il ministro degli Esteri Frattini, dopo aver assicurato che la Farnesina sta seguendo la vicenda, ribadisce che l’Ong non è finanziata dalla Cooperazione Italiana (può quindi essere abbandonata a rischi e pericoli?) e “la linea di assoluto rigore” contro il terrorismo (Emergency per principio rifiuta l’ingresso di qualsiasi arma nei propri ospedali). Tutto questo avviene a poco più di un mese dall’ultima denuncia di Emergency sulle violazioni del diritto umanitario durante alcuni bombardamenti. Emergency, come ha denunciato Gino Strada, è scomoda”.

Anche il generale Fabio Mini sulle pagine di peacereporter prende posizione: “Siccome non sono pacifista, siccome cerco di stare con i piedi per terra e non ho ancora trovato alcuna pace interiore che mi lasci inebetito trovo molti aspetti della vicenda, perfino i più imbarazzanti, plausibili e comprensibili. Specie alla luce di qualche esperienza” – esordice il generale Mini.

“Non sarebbe neppure strano – continua il generale – che Emergency non sapesse nulla delle deviazioni di alcuni suoi componenti e che quindi sia tra le vittime dei complottisti piuttosto che tra i complici. Ogni organizzazione ha le sue mele marce e nessuna organizzazione umanitaria dovrebbe essere messa sotto accusa perché uno o alcuni suoi componenti vengono meno agli impegni assunti o diventano matti. E non è strano che il responsabile dell’organizzazione difenda a spada tratta i suoi: sia che non ne sappia niente e ancor di meno se ne sa qualcosa. Semmai è strano che la prima dichiarazione venuta in mente al nostro Ministro degli Esteri sulla vicenda sia la condanna contro tutti i terrorismi: in pratica è l’ammissione che Emergency è una organizzazione terroristica. O almeno una di cui è lecito sospettare”.

Intanto i tre cittadini italiani operatori di Emergency – Matteo Dell’Aira, infermiere e coordinatore medico, il chirurgo d’urgenza Marco Garatti, veterano dell’Afghanistan e il tecnico della logistica Matteo Pagani – rimangono in stato di fermo in una struttura dei servizi di sicurezza afgani. L’ambasciatore italiano a Kabul, Claudio Glaentzer, li ha incontrati e li ha trovati “in buone condizioni”; a lui le autorità afgane avrebbero assicurato un’indagine “rigorosa e spedita”. [GB]

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