forumambientalista

Suor Amazzonia

In 1 on aprile 23, 2010 at 9:18 am
Venerdì 23 Aprile 2010 08:30
Gli uomini armati si sono presentati a Carlinda la sera, circondando la casa in cui era nascosta suor Leonora Brunetto. Fucili e pistole fuoriuscivano dai finestrini di tre camioncini. La morte violenta sembrava ormai il destino della suora sessantaquattrenne, dopo una vita spesa a difendere i diritti dei poveri e dei lavoratori senza terra, ricevendo minacce dagli allevatori cui aveva impedito di occupare illegalmente nuove fette di Amazzonia.

Leonora Brunetto sembrava destinata a fare la fine di Chico Mendes, il coraggioso protettore della foresta, o della suora statunitense Dorothy Stang. Ma prima che i sicari armati aggiungessero il suo nome a quello dei 1.200 attivisti, contadini, magistrati e sacerdoti uccisi per aver difeso la foresta, un’auto carica di senza-terra è arrivata in difesa di suor Leonora.
Uno dei difensori accorsi per proteggere la suora è stato però ucciso il giorno successivo.

Impunità e corruzione sono endemiche in Amazzonia. Il rancher Vitalmiro Moura, accusato di aver ordinato l’omicidio Stang nel 2005, è stato assolto in appello. Ora i pubblici ministeri stanno cercando di ottenerne  la  condanna, ma devono combattere contro l’efficace strategia di dilazione attuata dai suoi avvocati.
Tra centinaia di casi di omicidi di attivisti, Moura è il solo mandante che sia finito in carcere.
, mentre secondo la Commissione Pastorale della Terra,  nuovo processo, secondo la Pastorale Cattolica Land, un gruppo di cane da guardia che tiene traccia di violenza rurale nel più grande nazione dell’America Latina.
Egli ha detto che non aveva nulla a che fare con l’uccisione Stang e non aveva alcun coinvolgimento con la disputa della terra che ha portato alla sua morte.
Suor Leonora per anni si è mossa accompagnata dalla scorta della polizia militare, poi ha rinunciato: “Molti amici miei sono minacciati di morte, ma non hanno alcuna protezione”, ha spiegato. “Come posso guidare la gente se ho la protezione che loro non hanno? E poi è la gente che mi protegge di più”.

Mato Grosso – “fitta giungla” in portoghese – era una foresta pluviale, ora è il granaio del Brasile tagliato in vaste piantagioni di soia e allevamenti di bestiame.
Gli allevatori e gli agricoltori, che regola lo Stato vivere bene, impiegando legioni di contadini senza terra per una miseria. I lavoratori affrontare la fame e la malattia in ricoveri di fortuna costruite in legno e rottami di plastica nera, senza elettricità o acqua corrente.
“Pochi con molti mezzi, e le moltitudini con così poco”, spiega suor Leonora, nell’accampamento dei senza-terra, un campo polveroso in terra improduttiva – e quindi, secondo la Costituzione del Brasile, a disposizione per la redistribuzione. “Come si può abbassare le braccia di fronte a questa ingiustizia? Io non posso”.
Suor Leonora è alta un metro e mezzo, e pesa appena cinquanta chili. Si muove per i campi in jeans e sandali di cuoio, stringendo le mani e scambiando abbracci. Ascolta con pazienza le storie degli sventurati.
“Suor Leonora è un guerriero per la gente – a commenta Linda Maria de Jesus, contadina cinquantanovenne  – è minacciata, lei è in una battaglia proprio come noi. Averla qui ci solleva il morale”.
“Non posso dire di non avere paura – dice suor Leonora – “Ma so che Dio è con noi. La protezione cui mi affido sono Dio e la gente

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