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.Fame e obesità, due volti di una stessa medaglia

In Senza categoria on maggio 8, 2010 at 7:56 pm

Oltre 1 miliardo di persone soffrono la fame, il 14% di questi sono bambini. Altri 155 milioni di bambini in età scolare sono obesi o in sovrappeso. Fame ed obesità sono le due facce della stesa medaglia. Sebbene non si tratti di calamità naturale dovrebbero essere gestite come se lo fossero.

L’eruzione del vulcano islandese ci ha riportato “con i piedi per terra” ricordandoci quanto l’uomo sia piccolo e indifeso rispetto alla forza scatenante della natura. Altri eventi, classificabili come disastri naturali e prodotti dalla mano dell’uomo – la marea nera di petrolio che in questi giorni sta interessando il Golfo del Messico – conducono a riflessioni amare rispetto alle ferite che vengono inflitte all’intero ecosistema naturale. Questa grande macchia di petrolio lascia una scia di danni irreparabili di natura ambientale, economica e sociale che potranno essere calcolati, se mai sarà possibile, soltanto con il tempo. Purtroppo si tratta di eventi sempre più frequenti, e tuttavia ancora considerati anomali e imprevedibili.

Ce ne sono poi di altri, talmente silenti e integrati nella nostra quotidianità, che non fanno quasi più clamore. Invece sono così gravi e drammatici che dovrebbero richiamare l’attenzione e smuovere gli sforzi di tutti i popoli della terra. Si tratta di problemi legati alla fame e alla difficoltà di accedere alle risorse alimentari. Non sono la conseguenza di carestie o di particolari disastri naturali, e non sono neanche imputabili alla scarsità di risorse che al contrario basterebbero a sfamare anche più della popolazione mondiale.

Secondo i dati della FAO, sono oltre 1 miliardo le persone al mondo che soffrono di fame. Il numero è addirittura cresciuto negli ultimi anni. È dunque evidente che l’accesso al cibo e il bisogno di nutrirsi non è un’azione quotidiana e scontata per tutte le persone. E’ vero però anche l’esatto opposto ossia che in un’altra parte di mondo, quello più ricco e benestante, sempre più persone sono colpite da patologie legate all’eccesso di cibo (diabete, malattie cardiovascolari, etc). In sostanza, ci ritroviamo dentro un paradosso dove abbondanza di cibo e carestia sono le due facce della stessa medaglia.

Secondo uno studio condotto da Barilla Center for Food e Nutrition, nel mondo sono 155 milioni, ovvero uno su dieci, i bambini in età scolare obesi o sovrappeso. Ogni anno in Europa circa 400 mila bambini sono considerati in soprappeso e oltre 85 mila obesi. Per quanto riguarda la sola obesità giovanile, basti considerare che oggi la prevalenza in Europa risulta essere 10 volte maggiore rispetto agli anni Settanta. In Italia, si stima che oltre un milione di bambini, tra i sei e gli undici anni, presentino problemi di obesità e sovrappeso: più di un bambino su tre.

Sulla base di questi dati, secondo alcuni pediatri, per la prima volta negli ultimi 100 anni nel nostro Paese, l’attesa di vita dei bambini obesi è inferiore a quella dei genitori. A questo riguardo secondo la Coldiretti bisognerebbe intervenire con decisione per bloccare la tendenza che ha portato quasi un bambino su quattro ad avere una speranza di vita inferiore a quella dei genitori a causa dei problemi determinati dall’obesità e dal sovrappeso.

Contemporaneamente, invece, nei Paesi in via di sviluppo circa 148 milioni di bambini sotto i 5 anni sono sottopeso a causa di carenze alimentari acute e croniche, e la malnutrizione causa il 53% dei 9,7 milioni di decessi che si registrano tra i bambini di questa fascia di età. Questo significa che il 14% circa delle persone che soffrono la fame sono bambini.

Si sente spesso parlare del ricorso all’ingegneria genetica per risolvere il problema della fame nel mondo, malgrado in passato ne sia stato verificato il fallimento. Ricorderemo l’esperimento del Golden Rice di Syngenta, il riso modificato geneticamente per contenere più pro-vitamina A. Avrebbe dovuto produrre una quantità di pro-vitamina A tale da risolvere importanti carenze alimentari: invece il prodotto è stato ritirato dal mercato in brevissimo tempo perché produceva un quantitativo di provitamina A insufficiente, e una persona avrebbe dovuto mangiare svariati chili di riso al giorno per soddisfare il fabbisogno alimentare. Oltre a una distribuzione più equilibrata delle risorse, bisognerebbe mettere al centro la tutela della sovranità alimentare, il che non implica la negazione del commercio (internazionale), piuttosto la difesa della possibilità di formulare le politiche e pratiche commerciali che servano ai diritti della popolazione per una produzione (alimentare) nutriente, sana ed ecologicamente sostenibile.

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