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Armi e incuria: ecco come hanno avvelenato il lago di Vico

In Senza categoria on maggio 16, 2010 at 1:44 pm

Un’alga nociva colora le acque di rosso. Urgente la bonifica della Chemical city, stoccaggio di ordigni chimici

Da una parte del lago, fertilizzanti e diserbanti. Dall’altra, il centro chimico militare, noto come Chemical City. Il tutto mischiato ad arsenico, nichel, cadmio e perfino molecole di idrocarburi.
È così che il lago di Vico è diventato “rosso”. Tutta colpa di un’ alga tossica, la Planktothrix rubescens, che sta uccidendo il bacino di origine vulcanica in provincia di Viterbo. Tra una coltivazione di nocciole … e una coltivazione di nocciole, rigorosamente circondate da una rete che rende praticamente impossibile arrivare in riva al lago, quello di Vico è uno dei siti più affascinanti del centro Italia. Diviso tra due comuni, Ronciglione e Caprarola, che ne utilizzano le acque anche per uso potabile, e un’area militare di mussoliniana memoria, utilizzata come sito di produzione e stoccaggio di armi chimiche, questo lago è oggi al centro di un caso nazionale.
A dar vita a due interrogazioni parlamentari e ad una europea, a diverse segnalazioni e a un esposto ai ministeri della Salute e dell’Ambiente, è stata la costante attività di monitoraggio della salute di questo lago da parte dell’associazione dei Medici per l’Ambiente (Isde) di Viterbo.
«Sono anni» ci racconta la dottoressa Antonella Litta, che abbiamo intervistato in un bar della piazza principale di Ronciglione «che monitoriamo la qualità dell’acqua del lago. Ebbene, da sempre possiamo notare come alcuni valori, in primis quello dell’arsenico, sono in misura tale da non poter essere attribuiti solamente alla natura vulcanica del terreno». Da sempre l’ecosistema del lago presenta criticità «che oggi» spiega la dottoressa «sono in fase di grave e rapido peggioramento dovuto al processo di eutrofizzazione e marcata riduzione dell’ossigeno disciolto nelle acque». Una condizione che sta seriamente minacciando, oltre alla salute delle persone, la vita delle specie vegetali e della fauna lacustre.
Per questo, lo scorso 30 marzo, l’Isde ha presentato ai ministri della Salute, Ferruccio Fazio, e dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e per conoscenza a ventidue destinatari a partire dal Prefetto di Viterbo, un dettagliatissimo esposto per richiedere un “intervento urgente per il gravissimo rischio sanitario ed ambientale derivante dal degrado e dall’inquinamento dell’ecosistema del lago di Vico”. Come non bastasse l’arsenico, elemento classificato come cancerogeno dall’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC), dal 2007 sono sempre più frequenti, l’ultima lo scorso 20 aprile, stando ai racconti dei pescatori, le fioriture dell’alga Planktothrix rubescens, meglio nota come “alga rossa”.
«Quest’alga» spiega la dottoressa Litta «produce una mitocistina dannosa per la salute umana, così come per la flora e la fauna ittica, ed è classificata dall’IARC come elemento cancerogeno di classe 2b». Per questo la prima proposta di intervento dell’associazione Medici per l’Ambiente riguarda la garanzia della potabilità e salubrità delle acque, affinché venga previsto un trattamento specifico che preveda nei potabilizzatori comunali di Ronciglione e Caprarola l’uso di sistemi di abbattimento e filtraggio per impedire il passaggio, nelle acque destinate alla popolazione, delle alghe tossiche e della loro microcistina. Quindi controllo degli scarichi civili abusivi, individuazione delle fonti alternative di approvvigionamento idrico e, al fine di un complessivo risanamento dell’ecosistema del lago, l’introduzione di idonee pratiche agricole che prevedano la proibizione dell’uso di fertilizzanti e diserbanti chimici in tutta l’area e non solo nella fascia di trenta metri dalla costa.
In tutto questo, però, la mente di chi ha visto il lago colorarsi di rosso non può non correre alla Chemical City, una vera e propria cittadella sotterranea con un impianto per la produzione e il deposito di ordigni a caricamento speciale mai completamente bonificata, come racconta nel suo libro, Veleni di stato, il giornalista Gianluca Di Feo. Anche perché, come risulta dalla comunicazione del Centro Tecnico Logistico Interforze NBC di Civitavecchia dello scorso 29 marzo, l’indagine condotta presso il Magazzino Materiali di Difesa NBC di Ronciglione “ha evidenziato la presenza di masse metalliche e non metalliche interrate in diversi punti del sito” specificando che “nel corso dell’indagine sono stati effettuati dei carotaggi e alcune analisi chimiche su campioni di terreno prelevati in superficie e in profondità”. Ebbene, in due di questi campioni è stata riscontrata “la presenza di livelli di arsenico superiori ai valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione”, mentre “in un terzo campione di terreno superficiale è stato evidenziato il superamento per arsenico, zinco e tetracloroetene”.
«Tutto ciò» spiega Ciro Pisacane, presidente del Forum Ambientalista «si inserisce in un quadro, quello dell’Alto Lazio, devastato da centrali a carbone, vedi Civitavecchia, prossime centrali nucleari, vedi Montalto di Castro, o autostrade in fase di realizzazione come il Corridoio Tirrenico Nord». Non solo. A peggiorare la già drammatica situazione bisogna aggiungere la voce, purtroppo confermata dalle preoccupate dichiarazioni del consigliere alla Provincia di Roma, Gino De Paolis, della volontà, da parte del Centro Interforze Nbc di Civitavecchia, di costruire un inceneritore per la distruzione delle armi chimiche. Un’eventualità, questa, che Ciro Pisacane del Forum Ambientalista giudica «l’ennesima goccia che potrebbe far traboccare definitivamente il vaso. La sommatoria di tutte queste nocività è che un lago, peraltro splendido, come quello di Vico sta morendo, segno che un intero ecosistema sta sull’orlo della distruzione e anziché porre in essere misure volte a salvare questo sito, le cose potrebbero addirittura peggiorare. Per questo» continua Pisacane «nei prossimi giorni ci attiveremo, in primis, per informare la cittadinanza sui rischi che corre con una serie di assemblee pubbliche da tenere nel territorio dell’Alto Lazio, quindi per far sì, e a riguardo stiamo raccogliendo un’ampia documentazione, che chi ha permesso tutto ciò non la passi liscia».
Intanto, però, nel lago, nell’assenza di un intervento delle istituzioni competenti, a farla da protagonisti indisturbati sono, da un lato, l’inquinamento; dall’altro, le armi chimiche. Con loro, fitofarmaci e concimi chimici utilizzati dagli agricoltori a pochi metri dalla riva in un territorio in cui si dovrebbe convertire ogni coltivazione al biologico. È così, quindi, che per il lago di Vico non si può parlare di emergenza da risolvere ma di emergenze per le quali attivarsi. Prima che tutto diventi irreversibile.

Daniele Nalbone

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