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I guai dell’Enel in Patagonia

In Senza categoria on giugno 7, 2010 at 2:33 pm

Gli ambientalisti della Patagonia hanno marciato ieri nella capitale Santiago, per protestare contro il progetto di dighe idroelettriche gigante HidroAysén. Il faraonico progetto  è stato annunciato nel 2006, da parte di ENDESA Chile (del gruppo Enel) assieme alla Colbún S.A.
Per i sostenitori del progetto, la HidroAysén sia necessaria per soddisfare il crescente fabbisogno energetico del Cile. Gli oppositori sostengono che il progetto esclude l’impiego di fonti alternative meno dannose per l’ambiente come l’energia eolica, solare e geotermica, che assieme a una maggiore efficienza energetica delle centrali idroelettriche già in funzione, sarebbero in grado di soddisfare il fabbisogno energetico del paese. Si oppongono inoltre alla costruzione di oltre 2.200 chilometri di elettrodotto ad alta tensione che avrebbe dovuto passare attraverso i parchi nazionali e terreni privati, cambiando per sempre il volto della Patagonia.

“La HidroAysén non è necessaria per Cile, mentirei se dicessi che il nostro fabbisogno energetico deve dipendere da un unico progetto”, ha detto l’ex ministro dell’ambiente Ana Lya Uriarte. “Quando queste aziende dicono che il Cile ha bisogno di questo progetto, pensano ai propri interessi, non all’interesse di tutti i cileni”.

Il progetto sarà incentivato dai crediti di carbonio per la riduzione delle emissioni, ma nel 2009, cinque ingegneri del Massachusetts Institute of Technology (MIT), studiando le sedimentazioni prodotte da alcune delle dighe più bassi livelli di acqua nei laghi glaciali, hanno stimato che le emissioni totali di CO2 causate dalla  costruzione e dall’esercizio degli impianti, si aggireranno attorno ai quattro milioni di tonnellate. Gli ingegneri ha concluso che sia molto più ragionevole prendere in considerazione fonti alternative di energia.

Nel 2009, uno studio condotto da ricercatori dell’Università cilena suggeriva come fosse possibile soddisfare il fabbisogno energetico del paese rendendo più efficienti gli impianti attuali, e allargando il mix energetico alle fonti alternative, piuttosto che costruendo nuovi grandi impianti aggiuntivi in Patagonia.

Il progetto HidroAysén minaccia 12 riserve forestali protette, con 15.645 devastati dagli impianti, e altri 4.6 milioni di ettari di paesaggi naturali degradati: un elettrodotto ad alta tensione attraverserà la Patagonia, fino alla capitale, con 2.200 chilometri di linee ad alta tensione, toccando otto regioni e 64 comuni. Tutto cio’, grazie ai “derechos de agua”, acquisiti sotto dittatura militare.
Le dighe, costruite in zona sismica, rischiano di trasformarsi in autentiche bombe a tempo, mentre la distruzione dell’ambiente annulla il potenziale turistico dell’intera regione.

Nel 2009, l’italiana Enel, un’azienda al 31.6 % pubblica, ha acquistato quasi tutte le azioni Endesa, diventando cosi l’azionista maggioritario di Endesa. Da allora che Endesa-Enel, ha deciso di riprendere un vecchio progetto : la costruzione di una diga in piena Patagonia cilena, sui fiumi Baker e Pascua, nella regione di Aysen.

La manifestazione di Sabato è stata la più partecipata degli utlimi anni. Eventi simili si sono tenuti anche a Talca, Concepción, Temuco e Coyhaique.
Anche in Svizzera si è tenuto un evento di fronte alla Missione Permanente del Cile alle Nazioni Unite, per protestare contro i mega-progetti idroelettrici di “HidroAysen”, nella Patagonia cilena. Il flash mob era organizzato da Greenpeace e dal Coordinamento Clima e Giustizia Sociale di Ginevra, assieme al Consiglio per la Difesa della Patagonia in Cile (Consejo de la Defensa de la Patagonia “- CDP). Gli attivisti si sono poi spostati in Place des Nations, per protestare contro le dighe in Patagonia.

Il complesso di progetti HidroAysen, prevede la costruzione di cinque mega-dighe e 2.200 km di linee ad alta tensione che collegherà il sud della Patagonia a Santiago. L’energia idroelettrica, spesso presentata come rimedio al cambiamento climatico, è in realtà responsabile del 4% delle emissioni di gas serra, eppure si vede assegnare ‘crediti di carbonio’, che sarà rivenduta ai paesi industrializzati.
Dal 2006, i cittadini della Patagonia e oltre cinquanta associazioni si battono contro il progetto HydroAysen.

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