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la fabbrica dei veleni

In Senza categoria on luglio 13, 2010 at 6:06 pm

Si è aperto stamane al Tribunale di Paola (CS), con l’udienza
preliminare di
fronte al GUP, il processo Marlane. Dopo quindici anni dalle denunce
oltre 150
persone, tra parti offese, pochi imputati e stuoli di avvocati, hanno
affollato
un’aula per un appuntamento che, per numero di morti seminate nel
corso degli
anni da quella che definiamo “la fabbrica dei veleni”, è
secondo probabilmente
solo a quello degli anni settanta relativo alla Montedison di Marghera,
che ha
dato vita a Medicina Democratica.
Eppure nonostante la rilevanza dell’evento e la presenza di molti
parenti
delle vittime del lavoro, oltre a molti operai tuttora ammalati per la
stessa
causa, erano presenti solo le testate giornalistiche locali. Ben altra
è stata
l’attenzione della stampa a recenti eventi processuali, pensiamo al
caso
Thyssen, in cui i morti erano in numero limitato. La tesi
dell’accusa è infatti
che il numero probabile, non ancora precisamente determinato, sia in
questo
caso ben superiore al centinaio di vittime!
Due sono in questo caso gli aspetti del processo che è appena iniziato:
la
prima quella relativa alle condizioni di lavoro interne alla fabbrica
che ha
portato al processo, la seconda quella relativa al disastro ambientale
che in
questo caso insiste, con il seppellimento di materiale altamente
tossico nei
pressi della fabbrica, su un ambito altamente urbanizzato al confine di
due
nuclei abitativi a vocazione turistica di due diversi comuni, Praia a
Mare e
Tortora.
E oggi si è resa evidente la differenza da altri luoghi e altre
battaglie: né
il Ministero per l’Ambiente, né la Regione Calabria, né la
Provincia di
Cosenza, né soprattutto i due Comuni interessati si sono presentati per
costituirsi parte civile come accaduto in altri contesti.
Forse perché qui più che altrove l’intreccio, dovuto al conflitto
tra
capitale, lavoro, salute ed ambiente è presente più che altrove. Forse
perché
qui più che altrove il mito dello sviluppo, come in ogni colonia, ha
significato spregio della vita e della salute umana, oltre che
distruzione
delle risorse del territorio. Ed è significativo che all’interno
del collegio
di difesa, notevole per la fama degli avvocati a difesa della
proprietà, Pietro
Marzotto, e di alti dirigenti della stessa, è composto, in modo anomalo
per un
processo ambientale, da avvocati di riferimento di tutto l’arco
parlamentare e
non.
Oltre agli avvocati in rappresentanza degli operai e dei loro eredi, si
costituiranno per il momento sicuramente parte civile le associazioni
oggi
presenti: Medicina Democratica, Forum Ambientalista, WWF e VAS e alcune
sigle
sindacali tra cui lo SLAI COBAS che ha dato storicamente il via alla
battaglia.
Insieme le scriventi associazioni chiedono che le Istituzioni facciano
la loro
parte anche in questo caso. In particolare il Ministero
dell’Ambiente ed il
Prefetto della Provincia di Cosenza che, sostituendosi al Sindaco di
Praia,
giuridicamente incapace di entrare in giudizio perché coimputato,
nomini un
Commissario ad acta per costituirsi per conto del Comune. La stessa
cosa per il
Comune di Tortora in quanto confinante con la zona inquinata.

f.to
Medicina Democratica
Forum Ambientalista
WWF
VAS
SLAI COBAS

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