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2 agosto 1980. Nel trentennale, quegli 85 morti che non interessano al Governo Berlusconi

In Senza categoria on agosto 2, 2010 at 1:28 pm

 

 

Soltanto il prefetto parteciperà alla commemorazione. Polemiche per le nuove ipotesi del giudice Rosario Priore, che attribuiscono la strage ai palestinesi dopo il sequestro di due missili ad Ortona e l’arresto di Abu Anzeh Saleh a Bologna nel novembre 1979

ROMA – Non c’è nulla di più significativo della lontananza di questo Governo e della sua maggioranza dalla popolazione italiana della notizia secondo cui nessun ministro, nessun sottosegretario parteciperà alla commemorazione di una delle stragi più gravi occorse nel nostro Paese: quella del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Un’assenza gravissima, che dimostra la sostanziale indifferenza dei berlusconiani verso 85 morti e 200 feriti, un avvenimento per loro insignificante, non degno di una partecipazione fisica.

È pur vero che il ministro Sandro Bondi, l’anno scorso, fu fischiato in modo talmente sonoro che non riuscì a portare a termine il suo mieloso (come tutte le cose che dice) discorso commemorativo ma anche questo la dice lunga sulla “sintonia” che i più fedeli portaordini del ducetto di Arcore intrattengono con la popolazione italiana. L’assenza del Governo è uno schiaffo alle vittime, secondo il deputato dell’Idv Leoluca Orlando.

«Dal rappresentante del governo aspettiamo risposte sul segreto di stato e sulla questione dei risarcimenti», ha dichiarato Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna.

Una strage fascista

Le polemiche comunque non mancano nemmeno quest’anno. E non soltanto perché il Governo non parteciperà alla commemorazione. La destra ed alcuni giudici mettono sotto la lente di ingrandimento la “verità” giudiziaria oramai passata in giudicato (Cassazione, 23 novembre 1995) con la quale sono stati condannati i fascisti Giusva Fioravanti e Francesca Mambro Mambro, con il paradossale risultato che l’unica strage fra le molte avvenute in Italia che ha dei colpevoli accertati viene contestata, con l’intento nemmeno molto dichiarato di rimettere tutto in discussione e affidare alle nebbie dell’inconsistenza quegli 85 morti.

Ma certamente, la sentenza definitiva non è riuscita a chiarire perché Fioravanti e la Mambro abbiano messo quell’ordigno nella sala di attesa della stazione bolognese, chi furono i mandanti e, soprattutto, perché pericolosi personaggi quali Licio Gelli, Francesco Pazienza, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte, tutti condannati a pene dagli otto ai dieci anni, avessero operato concretamente per depistare le indagini, nel loro ruolo di responsabili di

Rosario Priore

sezioni del Sismi (il Gelli quale capo della loggia massonica P2). Quali coperture politiche avevano? E chi aveva ordinato la commissione di quella strage?

Le verità occultate

Tutte domande alle quali non è ancora possibile fornire risposte plausibili e credibili. Ed ecco che allora si pensa a quelle “verità indicibili”, ad una storia occultata di cui sono pieni i decenni della seconda metà del Novecento italiano, dai misteri della morte di Salvatore Giuliano (sulla quale la Procura di Palermo ha deciso di aprire un nuovo fascicolo di indagini, dopo la denuncia dello storico Casarubbea) a piazza Fontana, al terrorismo rosso e nero, ai rapporti fra mafia e Stato. Eventi che hanno segnato il difficile – quasi impossibile – sviluppo della democrazia nel nostro Paese e ne hanno caratterizzato la conformazione ed il modello.

Sulla strage di Bologna sembra prendere corpo un’ipotesi alternativa a quella della “strage fascista”. Il giudice Rosario Priore (titolare, insieme a Ferdinando Imposimato, di alcune fra le più importanti indagini sul terrorismo), in un libro-intervista con Giovanni Fasanella (“Intrigo internazionale. Perché la guerra in Italia. le verità che non si sono mai potute dire”, Chiarelettere, 2010), fornisce una chiave di lettura internazionale di quel tragico avvenimento. Non esclude la mano fascista dietro le bombe ma sottolinea che «l’esito giudiziario di quelle stragi (…) è stato condizionato da certe interpretazioni che hanno nuociuto moltissimo la lavoro investigativo di polizia e magistratura». Priore accusa la magistratura di quel periodo, perché «era il tempo in cui certe procure prima elaboravano un teorema, anzi a parer mio dei veri e propri postulati, da cui facevano discendere le interpretazioni dei fatti, le connessioni, la realtà tutta».

L’ex presidente francese Valery Giscard D’Estaing. Nelle sue Memorie si racconta che Sadat voleva rovesciare il regime libico

Ipotesi alternative

In realtà, la ricerca storica sta vagliando soluzioni alternative a quella prospettata dai giudici. Una prima mette in relazione la stessa data (2 agosto 1980) con un altro avvenimento verificatosi nelle stesse ore della strage (e per questo trascurato dai media): la firma di un accordo di assistenza militare fra Italia e Malta in funzione antilibica (Gheddafi aveva puntato gli occhi sulla piccola isola mediterranea per farne un suo territorio di influenza). Secondo alcuni, la strage sarebbe opera di una ritorsione del leader libico nei nostri confronti. Ma l’ipotesi ha poche basi di appoggio da un punto di vista concreto, visto che i nostri servizi segreti avevano ripetutamente salvato la vita al dittatore libico, soprattutto – secondo l’ipotesi prospettata da Rosario Priore – la sera del 27 giugno 1980, quando il dittatore volava sulla scia del DC9 di linea (per non essere intercettato dai radar) e poco prima di essere colpito da un missile francese, decise di abbandonare quella rotta, proprio perché informato dai servizi italiani, causando la tragica fine dei passeggeri e dell’equipaggio di quell’aereo nel cielo di Ustica. Nel 1980, a decidere l’abbattimento del regime libico erano soprattutto i francesi e il premier egiziano Sadat (lo scrive apertamente nelle sue memorie l’allora Presidente Valery Giscard D’Estaing).

L’ex esponente di Autonomia operaia Daniele Pifano

Una seconda ipotesi, prospettata dal giudice Priore, consiste nel ritenere la strage bolognese come una reazione all’arresto di tre esponenti di “Autonomia operaia”, Daniele Pifano, Giuseppe Nieri e Giorgio Baumgartner ad Ortona, nel novembre del 1979. I tre esponenti dell’autonomia trasportavano due missili “Strela” terra-aria di fabbricazione bulgara destinati ai terroristi medio-orientali. Fu arrestato anche Abu Anzeh Saleh, responsabile palestinese per l’Italia e per tutta Europa, che risiedeva proprio a Bologna. Il suo arresto provocò una dura reazione dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, la quale si appellò a quell’accordo segreto, voluto da Aldo Moro (che infatti era denominato “lodo Moro”), con il quale i Governi italiani assicuravano libertà di azione al terrorismo palestinese purché non colpisse persone e cose nel territorio italiano.

Quest’ultima ipotesi è stata diffusa anche da Francesco Cossiga (che era Presidente del Consiglio nell’agosto del 1980), secondo il

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