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Fiat, una nuova vigliaccata. I tre operai reintegrati devono restare a casa

In Senza categoria on agosto 22, 2010 at 12:39 pm

 

 

TORINO – La Fiat memore del suo passatoi antisindacale, delle sua azioni repressive contro i lavoratori, delle vere e proprie angherie  cui sottoponeva  gli operai che osavano mettere in discussione le sue decisioni non si smentisce. Ai tempi del manager “moderno”, Sergio Marchionne,  osannato anche in ambienti “ riformisti” come salvatore della patria, quello  che può segnare una svolta nelle relazioni industriali troppo antiche, come dicono  Chiamparinoi (Pd), il sindaco di Torino e il parlamentare, sempre Pd, Ichino, mostra il volto peggiore di un padrone che umilia i lavoratori, nega loro il diritto elementare, quello di tornare nel proprio posto, nel proprio reparto, di riprendere  regolarmente i turni dopo che il giudice del lavoro ne ha ordinato la reintegrazione.

La Fiat, che ha presentato ricorso contro la sentenza, infatti, ha inviato ai tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) licenziati nel luglio scorso e reintegrati dal magistrato circa due settimane fa un telegramma in cui ha comunicato  che “non intende avvalersi delle loro prestazioni”, invitandoli a non presentarsi in fabbrica, lunedì prossimo, 23 agosto, alla riapertura dello stabilimento dopo la pausa estiva.  Antonio  Lamorte, Giovanni Barozzino  e Marco Pignatelli , non potranno varcare di nuovo i cancelli della fabbrica.  Sarebbe il caso che. Marchionne  anche se come è noto non conosce la Costituzione italiana, potrebbe dire qualcosa, farsi vivo, spiegare la decisione dei suoi dirigenti. Magari anche Bonanni e Angeletti, i segretari generali di Cisl e Uil, il ministro Sacconi, potrebbero fa sentire la loro voce, chiedere il rispetto delle leggi della Repubblica italiana che come recita l’articolo uno  della Costituzione è fondata sul lavoro e non sui licenziamenti. Immediato l’intervento della  Fiom con l’annuncio di iniziative anche sul piano legale.

La Fiom: “ un reiterato comportamento antisindacale”

Il segretario regionale della Basilicata della Fiom, Emanuele De Nicola, afferma che     la decisione della Fiat  rappresenta “un reiterato comportamento antisindacale dell’azienda. Con i nostri legali valuteremo già oggi come ribattere a tale posizione”.  De Nicola  conferma  la decisione di istituire un presidio davanti alla fabbrica di Melfi della Fiat, “per spiegare ai lavoratori i contenuti del ricorso sul licenziamento dei tre operai, accolto dal giudice del lavoro”. Il presidio si farà “e i tre operai – ha sottolineatoi e Nicola – saranno a disposizione dell’azienda a partire dal turno delle ore 14”. “Assurdo e incomprensibile l’atteggiamento della Fiat- ha concluso- che appena due giorni fa aveva comunicato ai tre operai la decisione di reintegrarli, rispettando la decisione del giudice del lavoro”. Ora fa retromarcia forse consigliata anche dagli avvocato che ieri hanno presentato ricorso contro la sentenza emessa dal giudice del lavoro di Melfi che aveva accolto il ricorso della Fiom contro il licenziamento dei tre operai avvenuto il nove agosto scorso disponendo il reintegro nel posto di lavoro. Il ricorso contro questa decisione del magistrato sarà discusso a partire dal sei ottobre. Il mancato reintegro assume anche il significato di una pressione perché la sentenza venga cambiata. Far rientrate gli operai al lavoro,secondo la Fiat, avrebbe potuto  apparire come un segnale di debolezza da parte dell’azienda, quasi una ammissione di colpa.



 Nel presentare il ricorso, ben 53 pagine, infatti l’azienda in una nota ha affermato:”Siamo convinti  che la prima sentenza non sia stata corretta”. Il ricorso  è scritto in 53 pagine ed è stato depositato presso il Tribunale di Melfi. Il giudice del lavoro di Melfi, Amerigo Palma, ha fissato al 6 ottobre prossimo la data della prima udienza . Il ricorso è firmato dagli avvocati Bruno Amendolito, Francesco Amendolito, Maria Di Biase e Grazia Fazio del Foro di Bari e da Diego Dirutigliano e Luca Ropolo del Foro di Torino.

Enzo Masini, responsabile auto della Fiom, aveva reagito all’azione del Lingotto dichiarando: “Abbiamo piena fiducia nella magistratura. Era prevedibile che la Fiat avrebbe fatto ricorso; ma  alla ripresa lavorativa, è fondamentale  che i tre operai tornino sul proprio posto di lavoro e che quindi la Fiat adempia al decreto di primo grado e alla condanna per comportamento antisindacale. La Fiat con il suo atteggiamento non andrà lontano”. Ora la situazione si è fatta ancora più grave proprio perché il mancato reintegro non può che essere visto come un tassello dell’offensiva antoiperaia e antisindacale, della vera e propria battaglia ingaggiata da Marchionne
e i suoi accoliti contro la Fiom

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