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Non Fermate il Progetto Città dell’Altreconomia

In Senza categoria on settembre 17, 2010 at 10:09 am
Roma, Città Altra Economia – l.go Dino Frisullo

 
Redazione 
 
Un gruppo di associazioni, insieme a gruppi e persone singole, riunite nel “Consorzio Città dell’Altra Economia”, hanno lanciato un appello – reperibile all’indirizzo www.cittadellaltraeconomia.org – per contrastare la scelta della giunta Alemanno 
che intende snaturare e, di fatto, smobilitare lo spazio all’interno del Foro Boario di Testaccio, a Roma, dove queste organizzazioni si erano insediate “per sperimentare attività, progetti e reti di economia alternativa” nell’ambito di quella che era stata chiamata: la “Città dell’altra economia”.
Difendere uno spazio che, per anni, “non è stato un semplice centro commerciale sostenibile – scrivono gli estensori dell’Appello – un aggregato di uffici e luoghi di lavoro e di consumo responsabile ma, secondo un preciso progetto, condiviso con le precedenti Giunte, le 60 realtà – che hanno animato il Tavolo dell’Altra Economia – hanno trasformato in un luogo pubblico importante per Roma”. 
Sale, piazzale, spazi di mostra e di vendita hanno ospitato oltre 500 eventi tra: convegni, conferenze stampa, spettacoli, mostre, incontri, dibattiti, presentazioni, seminari, laboratori e corsi che hanno visto la partecipazione di centinaia di migliaia di persone, solo nel corso dello scorso anno.
“Centinaia di bambini e ragazzi delle scuole romane – si legge ancora nell’Appello – non solo hanno imparato come crescere e studiare, ma anche a vivere in modo più consapevole e sostenibile. La Città dell’Altra Economia, dunque, è un processo, non un semplice incubatore di progetti e di imprese di “green economy”. 
Oggi, dunque, quest’esperienza è in pericolo perché l’attuale amministrazione comunale non solo ha fatto sapere di voler procedere a “nuovi bandi” finalizzati all’insediamento, aperti anche a nuove imprese della filiera agricola e biologica e delle nuove tecnologie per l’ambiente e l’energia” ma, cosa più grave, “di voler affidare a terzi la gestione degli spazi comuni ad uso pubblico (sala conferenza, spazi espositivi, sale riunioni e piazzale) sfilandosi da qualsiasi responsabilità di gestione o di co-gestione”, privatizzando – quindi – di fatto tale struttura.
“La realtà – dicono i promotori dell’Appello- è che così facendo questo progetto verrebbe chiuso perché i nuovi bandi limiterebbero a sole due aree, tra quelle elencate nella Legge regionale sull’Altra Economia, la possibilità di fare attività facendo mancare, così, alla Città, quella vetrina che, fino ad oggi, ha avuto il compito di mostrare ai visitatori in un sol colpo d’occhio tutto l’articolato sistema di attività sulle quali poggia l’Altraeconomia”.
Peraltro, i nuovi bandi ancora non sono stati pubblicati creando, di fatto,   un crescente livello di precarietà: sia per le realtà economiche che animano la “CAE” che per i loro lavoratori e lavoratrici. 
Il documento si chiude, appunto, con la richiesta di sottoscrizione dell’Appello (www.cittadellaltraeconomia.org) “per chiedere insieme a noi che questo laboratorio vada avanti, e che il Sindaco Alemanno chiarisca pubblicamente le motivazioni che lo portano, nei fatti, a chiuderlo”.
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