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Ottobre mese anti-spreco per un futuro “zero waste”

In Senza categoria on ottobre 8, 2010 at 1:42 pm

A zero waste future». Per un futuro senza sprechi c’è molto da fare: in Gran Bretagna si buttano ogni anno 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora consumabile, in Svezia ogni famiglia getta in media il 25% della spesa acquistata, negli Usa il 40% della produzione alimentare finisce nella spazzatura. E in Italia? Resta nell’orto o sull’albero il 3,25% dell’ortofrutta. Percentuale piccola, che però corrisponde a quasi 18 milioni di tonnellate di verdura e frutta. La grande distribuzione spreca ogni anno 200mila tonnellate. Un miliardo di euro di valore. Merce che garantirebbe tre pasti quotidiani a 600mila persone ed eviterebbe l’immissione nell’atmosfera di circa 300mila tonnellate di Co2. Numeri spaventosi. Per ridurli esiste un multiforme progetto europeo che corre lungo l’arco dell’anno: il 2010 è (quasi stato) l’anno Antispreco, ottobre è il mese Antispreco, il 16 ottobre sarà la giornata mondiale dell’alimentazione.

Il 28 è in calendario la giornata europea a Bruxelles con l’ex ministro prodiano Paolo De Castro, oggi presidente della Commissione Agricoltura dell’Europarlamento, lo scrittore inglese Tristam Stuart (autore del best seller “Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare”) e Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria dell’università di Bologna e ideatore del sistema Last Minute Market che recupera cibi, prodotti farmaceutici, persino libri reimmettendoli nel circuito produttivo con uso a chilometro zero (vale a dire, senza costi e emissioni dovute a lunghi trasporti). Gran finale il 30 ottobre con pranzo Antispreco in piazza a Bologna sul modello di quello londinese: a Trafalgar Square nel dicembre 2009 5mila persone hanno mangiato carote storte, patate di dimensioni irregolari secondo gli standard europei, mele ammaccate, yogurt e latticini prossimi alla scadenza. La campagna, illustrata dal disegnatore Altan, comprende anche spettacoli, concerti, laboratori per bambini, la pubblicazione del Libro Nero dello Spreco e l’attribuzione di un premio per le buone pratiche (tra i giurati il fondatore di Sant’Egidio monsignor Vincenzo Paglia e il presidente dell’Istat Giovannini).

Ma al di là di ricorrenze e celebrazioni, il domani «a spreco zero» sarà possibile solo attraverso un mutamento di abitudini collettive. Sul campo Last Minute Market (LMM) ha avviato una quarantina di progetti in altrettante realtà locali che mettono in contatto imprese (ipermercati, ristoranti, case editrici farmacie, coltivatori diretti) con il terzo settore o le istituzioni (mense scolastiche o ospedaliere, case di riposo per anziani, biblioteche). Il vantaggio per i primi sta nella riduzione dell’invenduto, nell’eliminazione dei costi di smaltimento, nel ritorno positivo di immagine. Il beneficio per i secondi, ovviamente, risiede nel ricevere prodotti gratuiti in tempo utile. Tuttavia, è l’intera collettività ad avvantaggiarsi di un sistema che produce meno rifiuti e inquinamento, garantisce una rete di solidarietà sociale, educa le nuove generazioni ad un mondo più ecosostenibile

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