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Italia. Tagli alla cooperazione. Speranza per lo Zerozerocinque

In Senza categoria on ottobre 21, 2010 at 8:06 am

“Per le spese militari ci sono tre miliardi di euro l’anno, per la cooperazione allo sviluppo meno di 100 milioni” afferma Marelli a Misna. Sarebbe possibile mantenere inalterati gli stanziamenti per la cooperazione se solo si riducessero le spese militari del cinque o del 10%”. Francesco Petrelli, Presidente dell’Associazione delle ONG Italiane denuncia i tagli ulteriori che portano il capitolo inerente alla Legge sulla Cooperazione (49/1987) a 179 milioni di euro. Al netto di quanto già impegnato fa scendere il totale a meno di 100 milioni. Si tratta di un ulteriore taglio di quasi il 50%!

Di fatto il governo italiano, secondo Petrelli, con questa scelta si assume la responsabilità di lasciare milioni di persone a un futuro di fame, povertà, pandemie come l’AIDS e la tubercolosi. Esiste il rischio concreto che l’Italia sia esclusa dai tavoli che contano dove siedono paesi industrializzati come il G-8 o il G-20, non potendo il nostro Paese violare in modo cos netto e radicale tutti gli impegni presi su fame , povertà e lotta ai cambiamenti climatici. Oramai l’Italia potrebbe apparire alle istituzioni internazionali come un paese non idoneo ad ospitare le Agenzia delle Nazioni Unite della sicurezza alimentare: FAO, IFAD e World Food Programme.

La stessa Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri con i suoi costi di gestione rischia in questo quadro di non avere più senso, venendo letteralmente a mancare l’oggetto delle proprie attività. In questo quadro le risorse per realizzare nuovi progetti per le ONG saranno pari a zero.

L’Associazione delle ONG Italiane chiede al Parlamento, alle forze politiche, della società civile di impedire che la cooperazione sia cancellata. Sono in gioco non solo fondamentali valori di solidarietà e giustizia, ma anche la credibilità e il ruolo dell’Italia.

Dello stesso tenore il Presidente Giancarlo Malavolti, per le ong del Cocis, denuncia la miopia del governo e del Ministro degli Esteri. Ricorda che la legge 49/87 che riconosce la Cooperazione come parte integrante della politica estera viene praticamente azzerata nella sua operatività. Già l’azione ordinaria di governo aveva scompaginato gli uffici della Cooperazione governativa in Italia e all’estero: ora a quel poco che resta si toglie ogni effettiva capacità di intervento.

Tutto ciò conferma drammaticamente il totale disinteresse del governo per l’attività internazionale dell’Italia. La credibilità dell’Italia all’estero non era mai scesa così in basso. Tutti gli impegni internazionali solennemente assunti nei consessi internazionali sono stati disattesi con la massima disinvoltura. Il Cocis si chiede: Chi crederà più alle promesse italiane? Le Ong del Cocis sono convinte che le buone relazioni di partenariato internazionale, costruite anche attraverso la Cooperazione, oltre ad essere un contributo importantissimo per la pace siano anche una grande opportunità per uscire positivamente dalla crisi economica, e non una mera forma di elemosina internazionale fine a se stessa.

La decisione aggrava ulteriormente il debito morale dell’Italia verso la comunità internazionale, andando ad ampliare un buco di fondi non erogati che ha già inghiottito 20 miliardi di euro di promesse non mantenute. ”È incomprensibile come la cooperazione pubblica venga di nuovo presa di mira per i tagli, dopo le riduzioni già fatte con le due passate Finanziarie – ha commentato Arturo Alberti, presidente di LINK 2007 (pdf) che aggiunge che – le ong in Italia sono l’espressione dell’impegno della società civile per la pace e la lotta alla povertà, problemi e responsabilità globali che non trovano risposte dal Governo, l’Aiuto pubblico allo sviluppo sta sparendo”

Il tutto avviene mentre in Europa i tagli toccano tutti i settori salvo quello della cooperazione allo sviluppo. Lo stesso Regno Unito, costretto ad una cura dimagrante dal nuovo governo conservatore, ha lasciato intatti gli stanziamenti per la lotta internazionale alla povertà mentre Francia e Spagna li hanno aumentati. Una scelta in ossequio ad un principio morale di solidarietà, ma anche nell’ottica di un investimento nella sicurezza e nella stabilità internazionali. Dimentichi che se il pane non andrà alla fame sarà la fame ad andare al pane come ci ricorda Enzo Bianchi.

Ma non tutto è perduto. Le Acli esprimono apprezzamento e assicurano sostegno all’iniziativa parlamentare per la tassazione delle transazioni finanziarie. La proposta di legge bipartisan, presentata oggi alla Camera dei deputati dall’on. Andrea Sarubbi, primo firmatario, prevede una tassa sulle transazioni finanziarie dello 0,05%, il cui gettito sarà destinato alla cooperazione internazionale e al fondo nazionale per le politiche sociali.
«Salutiamo questa iniziativa con estremo favore – ha detto Alfredo Cucciniello, promotore della campagna Zerozerocinque, insieme a molti altri, chiediamo che si proceda in questa direzione.

Una tassa di entità minima sulle transazioni finanziarie può essere sufficiente a generare misure di contrasto alla crisi economica mondiale e di sostegno alle politiche sociali. Il Consiglio dell’Unione Europea ed alcuni Governi europei si sono già dichiarati favorevoli a questa misura, che può oltretutto rappresentare uno strumento di regolamentazione del mercato e di controllo sulla sfera finanziaria; una tassa che non disincentiva chi investe e che costituisce invece un deterrente per gli speculatori, un argine al liberismo senza regole e quella “economia di carta” che ha determinato la crisi che stiamo tuttora vivendo».

Il provvedimento presentato alla Camera porta le firme di rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari, ad esclusione della Lega. [F.P

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