forumambientalista

X Liberazione

In Senza categoria on ottobre 26, 2010 at 5:58 pm

Ciro Pesacane

intervista di Daniele Nalbone

Terzigno, ovviamente. Ma anche Albano, l’inceneritore alle porte di Roma e le politiche sui rifiuti. Le mobilitazioni in Val di Susa o tra Messina e Reggio Calabria per quanto riguarda le infrastrutture. Il tema dell’energia, spacciata per “verde” ma che “verde” non è. Fare una mappatura delle lotte in corso nel nostro paese che riguardano le tematiche generalmente definite ambientali o ecologiste sarebbe una “grande opera”. «Una grande opera, questa sì, che andrebbe portata a compimento». A parlare, in difesa di Liberazione e della stampa libera, è Ciro Pesacane, presidente del Forum Ambientalista. Lo abbiamo intervistato ieri, tre giorni dopo uno dei tantissimi momenti di mobilitazione dal basso passato purtroppo inosservato: il convegno, intitolato “Ma il cielo è sempre più blu”, organizzato dal Prc di Savona sul “no” all’ampliamento della centrale Tirreno Power di Vado Ligure e Quiliano ma, soprattutto, su quale sviluppo alternativo al carbone in tema di energia. «Quello di venerdì – spiega Ciro Pesacane – è stato l’ennesimo esempio di come i cittadini, da Terzigno alla Val di Susa, da Vado Ligure ad Albano Laziale, si stiano organizzando per rispondere, autonomamente, a un modello di sviluppo che ci sta portando al collasso. Un collasso “democratico” che sta riguardando tutti i campi, e Liberazione ne sa qualcosa». Chiaro il riferimento alla crisi che il nostro quotidiano e i media non allineati stanno attraversando. Una crisi che sta per aggravarsi vista la decisione del governo di tagliare i fondi per l’editoria. «E’ per questo – dice ancora Pesacane – che non posso fare altro che prendere parola e posizione in difesa di Liberazione. Perché solo Liberazione, e pochi altri organi di stampa come Carta o Il Manifesto, in questi anni hanno dato voce all’alternativa. Una voce purtroppo minoritaria se facciamo riferimento al dibattito sui maggiori media ma assolutamente presente nei territori, tra la gente».

Cosa significa, in questo momento storico, tagliare i fondi all’editoria?
L’obiettivo di questi tagli, che porteranno a un risparmio irrisorio per le casse pubbliche ma peggioreranno lo stato di salute della nostra democrazia, è chiaro: eliminare il dissenso; appiattire il dibattito pubblico su temi innocui; togliere quel filo di voce rimasto alle popolazioni. Guardando all’associazione di cui sono presidente, il Forum Ambientalista, devo constatare come Liberazione è stato fin’ora l’unica tribuna, insieme ai giornali che ho citato prima, dove abbiamo potuto raccontare storie altrimenti sconosciute, che non avevano spazio sui media mainstream proprio perché raccontavano di tragedie che hanno colpito i nostri territori. Storie che gridavano, e gridano tutt’ora, “vendetta” a livello democratico. Ebbene, con questi tagli, dietro la scusa di un’inesistente “economicità”, Tremonti riuscirà a mettere a tacere definitivamente queste voci ribelli. A meno che…

A meno che?
A meno che non ci svegliamo. Tutti. Io, a differenza della stragrande maggioranza, non credo nella rete: la carta, il giornale che passa mano per mano, è per me ancora l’unico modo per arrivare a tutti. Per questo reputo necessario mobilitarci insieme, media, attivisti, associazioni, realtà in lotta, per difendere i “nostri giornali”. Non per difendere la “libera informazione”, diritto universale e come tale troppo generale per portare a una mobilitazione concreta, ma perché la “nostra” voce non venga resa muta. Noi siamo “gli altri”, quelli che lottano, riprendendo un vecchio ma attualissimo slogan, per un altro mondo possibile. Ebbene, dobbiamo fare in modo di non essere messi a tacere. Incontriamoci. Confrontiamoci. Raccontiamoci. Leggiamoci. Nel deficit di democrazia in cui è precipitato il nostro paese, dobbiamo difendere quel che abbiamo in mano, quello che abbiamo costruito in questi anni, e renderlo ancora più forte. Non restiamo sulle barricate, ma partiamo all’attacco. Come stanno facendo molte popolazioni di molti territori. E proprio come stanno facendo queste popolazioni, dobbiamo attaccare insieme. Per fare un esempio: a Terzigno tutta la popolazione è non solo contro la discarica, ma contro gli inceneritori, contro la privatizzazione dell’acqua, contro la Tav, contro il Ponte sullo Stretto. Ma soprattutto, è per un altro modello di sviluppo. E per arrivare a questo non resta sulle barricate ma propone alternative.

Un “attacco comune”. E’ questo, secondo te, il primo passo da compiere in difesa dei diritti e dei beni comuni, compreso quello a un’informazione plurale?
Esattamente. Ricordo quando, alcuni anni fa, Liberazione fece la prima pagina contro la privatizzazione dell’acqua voluta dal comune di Napoli. In pochi giorni, grazie a questo, quel tema di cui non si poteva parlare, l’acqua a rischio privatizzazione, divenne di dominio nazionale. Da allora tutto è cambiato: è nato un “movimento di movimenti”, la gente discute, progetta, ma soprattutto non vive in difesa ma propone alternative: parla addirittura della necessità di modernizzare gli acquedotti per ridurre gli sprechi e rendere più efficiente il servizio. E lo fa concretamente, spiegando dove e come operare. Lo stesso avviene per il tema dei rifiuti: non dice solo “no” a discariche o inceneritori ma spiega come effettuare la raccolta differenziata, studia meccanismi biologici per il trattamento dei rifiuti, indica a una classe politica miope la strada da percorrere. Da Genova 2001 a oggi, il dato confortante è questo: il motivo per il quale questo paese è ancora vivo nonostante tutto è proprio perché la gente, i comitati, non sono rimasti ancorati ai “no”, per quanto giusti, ma hanno progettato un altro modello di sviluppo. Si sono parlati e ascoltati a vicenda. Si sono contaminati. Questo dovrebbe fare la sinistra tutta. Prendere esempio da un giornale come Liberazione, capace di ascoltare, e prestare attenzione a quello che le piazze italiane le stanno chiedendo: un altro modello di sviluppo. Da Pomigliano a Terzigno, è questo il principio di partenza e l’assunto finale di tutte le lotte che si stanno succedendo e contaminando. Un principio e un assunto che Liberazione ha capito. Ora sta alla sinistra: la cittadinanza è già pronta e lo sta dimostrando quotidianamente.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: