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Verso Cancun: salvare le foreste per ridurre le emissioni?

In Senza categoria on novembre 28, 2010 at 1:15 pm
 
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Le foreste sono una risorsa importantissima contro il cambiamento climatico. Per prima cosa perché gli alberi assorbono l’anidride carbonica prodotta dalle attività umane e in secondo luogo perché la deforestazione provoca emissioni di CO2 pari al 20% del totale. Vale a dire più dell’intero comparto trasporti e con un impatto inferiore soltanto al settore energetico. In attesa del vertice ONU sul cambiamento climatico COP16 che si terrà in dicembre a Cancun, è forte la speranza di riuscire a trovare un accordo almeno in favore delle foreste.
“Il comparto energetico europeo emette circa 4,1 miliardi di tonnellate di anidride carbonica ogni anno mentre la deforestazione, il taglio e il trasporto illegale di tronchi di albero, il rogo delle foreste pluviali in Brasile, Indonesia e altri paesi è responsabile della produzione di circa 6 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno – ha dichiarato il deputato tedesco Karl-Heinz Florenz, vicepresidente della delegazione del Parlamento a Cancun – Questo non vuol dire che non si possa far niente, anzi”.

La commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare del Parlamento Europeo, ha votato una risoluzione sulle foreste in vista della conferenza di Cancun.

Dietro a la sigla oscura “REDD”, che significa “Ridurre le Emissioni provocate dalla Deforestazione e dal Degrado delle foreste”, si nasconde un concetto semplice:  creare uno stimolo finanziario per i paesi in via di sviluppo per disincentivare la deforestazione e ridurre, di conseguenza, la quantità di emissioni di CO2.

Un’iniziativa diversa dalle altre in quanto collega direttamente gli incentivi finanziari al carbonio preservato dalle foreste. Calcolando quest’ultimo si dovrebbe riuscire a stabilire quanto un paese ha fatto per evitare la deforestazione e verrebbero concessi, in presenza di buoni risultati, sostegni finanziari.

Ma la strategia europea non convince del tutto le popolazioni indigene. Le foreste, spiegano, non sono solo una macchina per la cattura di emissioni e per la vendita di crediti sul mercato del carbonio. La proposta REDD prende in considerazione solo una delle funzioni delle foreste, che è la loro capacità di assorbire anidride carbonica, da monetizzare in certificati, o crediti,  che consentiranno ai paesi sviluppati e  di evitare la riduzione delle emissioni nel proprio territorio. Le aziende del Nord avranno la scelta tra ridurre le loro emissioni o acquistare “certificati REDD” nel Sud in base alla loro convenienza economica.

Ad esempio, invece di investire 40 o 50 dollari nella riduzione di una tonnellata di C02 in un paese sviluppato, un’impresa preferirà presumibilmente acquistare un “certificato REDD” del costo di 10 o 20 dollari in un paese in via di sviluppo. In questo nodo, i paesi sviluppati scaricano il loro impegno a ridurre le emissioni sui paesi in via di sviluppo.

Le foreste inizieranno a un prezzo per il quantitativo di CO2 sono in grado di assorbire. Il “credito” o “diritto di carbonio” che certifica la capacità di assorbimento sarà comprata e venduta come qualsiasi merce in tutto il mondo. Per garantire che nessuno interessa la proprietà dei “certificati REDD” acquirenti, una serie di restrizioni saranno messe in atto, che finirà per influenzare il diritto sovrano dei paesi e dei popoli indigeni sulle loro boschi e foreste pluviali. Così inizia una nuova fase di privatizzazione della natura, mai visto prima che si estenderà per l’acqua, la biodiversità e ciò che essi chiamano “servizi ambientali”.

Per questo motivo, le popolazioni indigene hanno adottato un approccio diverso, che prevede:

  • Una gestione integrata delle foreste native e delle foreste pluviali, non considerando esclusivamente la loro funzione di mitigazione delle emissioni o di stock di carbonio, ma tutte le loro funzioni e potenzialità, evitando confonderle con semplici piantagioni.
  • Il pieno rispetto per i diritti dei popoli indigeni come stabiliti dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni, e dalla Convenzione n. 169 dell’Organizzazione internazionale del lavoro e altri strumenti internazionali, tra cui il pieno riconoscimento e il rispetto dei territori indigeni.
  • La rivalutazione e la piena implementazione delle conoscenze indigene nella la conservazione delle foreste.
  • La piena partecipazione dei popoli indigeni nella gestione delle foreste ancestrali.
  • L’apertura di canali di finanziamento dai paesi sviluppati verso i paesi in via di sviluppo e le popolazioni indigene per sostenere la gestione integrale delle foreste come parte del debito ambientale e climatico del Nord
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