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Italia, le oasi di biodiversità 15 aree scelte dagli esperti

In Senza categoria on dicembre 2, 2010 at 3:12 pm

Si chiude l’anno internazionale indetto dall’Onu per la salvaguardia di quelle zone che offrono e rispettano la varietà della vita. Ecco i parchi nazionali, le zone umide, le coste che mettono la penisola al centro dell’attenzione mondiale. In positivo di JACOPO PASOTTI

VIVIAMO su un pianeta sempre più povero di habitat naturali, in cui molte, troppe, specie di animali e vegetali continuano a scomparire. È questa l’amara conclusione della campagna lanciata dieci anni fa dall’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN). A chiusura dell’Anno Internazionale della Biodiversità, esperti italiani hanno stilato per Repubblica.it una selezione di luoghi eccezionali nel Belpaese per la loro capacità di essere aree “testimonial” di un patrimonio naturalistico importantissimo. Zone che mettono l’Italia al centro dell’attenzione internazionale per la difesa della biodiversità (la varietà degli esseri viventi che popolano il pianeta).

Ecco dunque le 15 aree che gli esperti hanno scelto per la loro ricchezza naturale. A partire dai mari che circondano la penisola, secondo il biologo marino Roberto Danovaro, della Università delle Marche, spiccano cinque zone marine importanti: la costa dalla Maddalena fino all’Asinara (Sardegna), la costa da San Bartolo al Conero (Marche), il Salento (Puglia), da capo Rizzuto a capo Vaticano (Calabria) e da Porto Maurizio all’Isola Palmaria (Liguria).

Sulla terraferma, invece, Guido Tosi, zoologo della Università dell’Insubria, segnala due aree vitali per i mammiferi: il Parco Nazionale d’Abruzzo (in Abruzzo, Lazio, Molise), fondamentale per la conservazione

dell’Orso bruno marsicano, e l’insieme dei Parchi Nazionali del Cilento e del Pollino (Campania, Calabria e Basilicata). Questi ultimi, spiega Tosi, sono “aree di fondamentale rilevanza conservazionistica quale ultimo areale naturale di presenza della lontra in Italia”.

Ma il nostro paese è anche un ponte naturale tra l’Europa (e l’Artico) ed il nord Africa per centinaia di specie di uccelli migratori, anche il cielo gioca dunque la sua parte. Ecco quindi le cinque aree che Giuseppe Bogliani, zoologo presso l’Università di Pavia, mette in evidenza per la salvaguardia dell’avifauna. In cima alla lista troviamo le piccole isole del Mediterraneo: aree di sosta per molte specie migratorie. Si tratta di moltissime isole, secondo lo zoologo è impossibile selezionarne una sola. La selezione prosegue con lo Stretto di Messina, l’area umida del Delta del Po, e l’intero fiume Po dal Piemonte al Veneto: il principale corridoio ecologico longitudinale della Pianura padana. Bogliani conclude l’elenco il primo parco nazionale istituito in Italia: il Parco Nazionale del Gran Paradiso (Valle d’Aosta e Piemonte).

Chiudono la lista tre luoghi importanti per gli anfibi, un gruppo di animali poco appariscenti ed estremamente delicati, di cui però l’Italia possiede un patrimonio di importanza mondiale. Le aree segnalate dai biologi Manuela d’Amen e Pierluigi Bombi, della Università 3 di Roma, sono: le montagne della Sardegna (in particolare i Sette Fratelli, il Gennargentu ed i monti Limbara), la pianura Veneto-Friulana, e, in Sicilia, la zona sud-orientale compresa tra Catania e Capo Passero. I due biologi avevano lanciato un anno fa l’allarme sullo stato degli anfibi in Italia: delle 36 specie viventi in Italia, ben 9 potrebbero presto sparire (e molte altre sono nella Lista Rossa delle specie minacciate).

Ma attenzione, dicono gli esperti, questa selezione non rappresenta che una minima parte della ricchezza naturale nazionale. La lista meriterebbe di allungarsi con inclusione di aree importanti per gli invertebrati e per il regno vegetale. Per quest’ultimo c’è però una buona notizia: uno studio, condotto da Carlo Blasi presso il dipartimento di Biologia vegetale dell’Università La Sapienza di Roma, e pubblicato sulla rivista “Biological Conservation”, mostra che ben l’83% delle aree importanti per la conservazione delle piante “a rischio” sono già tutelate. Un segno, questo, che può essere da stimolo a tradurre la strategia nazionale per la biodiversità in azioni concrete in vista della prossima scadenza del 2020, per la quale è il countdown già cominciato.

L’Anno Internazionale ha fallito lo scopo che i promotori si erano posti dieci anni fa: dimezzare la perdita di biodiversità entro il 2010. Ma, dice Danovaro, qualche passo positivo c’è stato: “Innanzitutto è cresciuta l’attenzione pubblica riguardo al problema della biodiversità, inoltre si è formato un network di collaborazioni internazionali che prima non c’era”, e grazie al quale gli scienziati stanno facendo enormi progressi nella conoscenza della ricchezza di vita sulla Terra

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