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Da Pomigliano a Mirafiori, il “contratto Marchionne”. E chi non ci sta è fuori

In Senza categoria on dicembre 11, 2010 at 5:14 pm
L’ad di Fiat Sergio Marchionne

Dopo Pomigliano, Mirafiori. L’accordo fra Fiat e Confindustria per regolare il loro rapporto in questa ‘fase di globalizzazione’ del Lingotto, rappresenta una pietra miliare nella storia delle relazioni industriali italiane. E non solo perché coinvolge lo stabilimento, Mirafiori appunto, simbolo dell’industria non solo automobilistica italiana, ma anche perché incide pesantemente sul processo di ammodernamento dei rapporti imprese-sindacati che da anni e fra mille intoppi le associazioni datoriali e quelle dei lavoratori cercano faticosamente di portare a termine.

E’ dal ’99 – come ha ricordato la stessa presidente di Confindustria Emma Marcegaglia – che aziende e sindacati cercano di trovare un equilibrio fra le necessità di competitività e produttività del sistema industriale nazionale e le tutele dei diritti acquisiti e salariali dei lavoratori.

Marchionne, in una logica che molti accusano di ‘americanismo’, senza tante chiacchiere (in Italia se ne fanno troppe, ha detto solo pochi giorni fa), sta imponendo, in casa sua, il suo modello. Le sue linee guida: governabilità dei siti produttivi, flessibilità del lavoro, maggiore produttività cui legare le retribuzioni. Uno schema  che rispecchia quanto le imprese italiane reclamano da tempo, ma che l’ad di Fiat ha deciso di perseguire anche da solo.

Ecco allora che quanto proposto per la newco Mirafiori ricalca il progetto Pomigliano, con le ovvie ‘personalizzazioni’. Dai turni (18 settimanali per Pomigliano; 18 e opzione 15 per Torino) alle pause di lavoro, dagli straordinari all’assenteismo, i temi sono quelli che – a detta della Fiat – condizionano pesantemente la produttività degli impianti e quindi mettono in crisi la competitività di un gruppo che ha accettato la sfida del mercato globale.

”Io voglio il contratto”: chi sostiene che lo si stia scardinando ”dà una sua interpretazione”, osserva Marchionne. ”Io ho bisogno di un sistema di regole che, nella maggior parte dei casi, preserva le cose più importanti del contratto nazionali, anzi dovrebbe rafforzarle”.

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