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Raccolta dei rifiuti, un paradosso Meno funziona e più costa

In Senza categoria on dicembre 20, 2010 at 6:48 pm

 

Rifiuti a peso d’oro. La raccolta e lo smaltimento della spazzatura meno funzionano e più si pagano. Lo rivela uno studio dell’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva esteso a tutti i capoluoghi di provincia.
Secondo l’indagine, è Napoli – dove il problema “monnezza” sembra non trovare soluzione – la città dove la tassa dei rifiuti costa di più. Nel capoluogo campano, infatti, la spesa annua per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ammonta a 453 euro a famiglia, considerando un nucleo-tipo di tre persone, con reddito lordo complessivo di 44.200 euro ed una casa di 100 metri quadri. Quasi il quadruplo rispetto alla città meno cara d’Italia, Isernia (122 euro). Tra i 10 capoluoghi con le tariffe più alte, otto sono al Sud mentre solo uno, Trieste, è del Nord (309 euro).

Guarda la tabella con le tariffe città per città 1

In generale, la media annua più alta si registra in Campania (364 euro) – contro la media nazionale pari a 233 euro – la più bassa in Molise (131 euro), a dimostrazione di una marcata differenza tra aree geografiche del Paese che trova conferma anche all’interno di una stessa regione: in Lombardia, per esempio, a Milano (262 euro) la Tarsu arriva a costare quasi il doppio di Cremona (139 euro). Lo stesso accade in Sicilia, dove la tassa per i rifiuti pagata a Siracusa supera di 165 euro quella di Caltanissetta (241,5 euro), o

in Toscana, dove la Tia (Tariffa di igiene ambientale) pagata a Livorno (304 euro) supera di ben 130 euro quella di Firenze (174 euro). E ancora, in Campania, la Tarsu ad Avellino è di ben 262 euro inferiore rispetto a quella pagata a Napoli. Quest’ultima differenza si spiega con il fatto che il capoluogo irpino ha il tasso di raccolta differenziata più alto di tutta la regione, come evidenzia il rapporto di Legambiente sui Comuni ricicloni Campania 2010: secondo i dati dell’associazione ambientalista, la maglia rosa per la migliore percentuale di differenziata spetta ad Avellino con il 61,57%, seguita da Salerno con il 59,98% e Caserta con il 47,25%.

Napoli, invece, è anche la città che ha fatto registrare nell’ultimo anno gli incrementi più alti della tassa sui rifiuti (+ 60,1%), seguita da Reggio Calabria (+57,4%), Benevento (+44%), Trapani (+34,7%) e Pescara (+21,3%).
In altre nove città, i rincari sono superiori al 10%. Inoltre in dieci anni – da gennaio 2000 a dicembre 2010- secondo dati Istat l’aumento registrato a livello di tariffe rifiuti è stato del 61%.

In negativo va segnalato anche il ritardo con il quale i capoluoghi di provincia hanno adottato la Tariffa d’igiene ambientale (Tia), introdotta dal decreto Ronchi nell’ormai lontano 1997: sono solo il 45%, mentre la maggioranza dei capoluoghi (55%) è rimasta fedele alla Tarsu. Mentre infatti la Tarsu è una tassa, la Tia è una tariffa, ossia un’entrata di carattere patrimoniale commisurata ai servizi usufruiti dagli utenti, che deve assicurare la copertura integrale dei costi di gestione dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti. A differenza della Tarsu, la Tia esige infatti una puntuale attività di programmazione, per integrare i vari investimenti in materia ambientale, come ad esempio la promozione della raccolta differenziata. “In Italia, la metà dei rifiuti va ancora a finire in discarica – spiega Antonio Gaudioso, vicesegretario generale di Cittadinanzattiva – la produzione pro capite di rifiuti urbani è pressoché stabile, mentre ciò che non accenna a diminuire è il carico delle tariffe, specie in quelle aree del Paese, come il Sud, dove il reddito pro capite è più basso. Napoli insegna: appena è esploso il caos rifiuti nel 2008, l’amministrazione ha subito annullato la
disposizione del regolamento comunale che prevedeva la riduzione del 60% della Tarsu nei casi di
gravi inadempimenti nella gestione del servizio. E come se non bastasse, dal 2008 ad oggi non hanno fatto
altro che aumentare l’entità della tassa. Al danno si è aggiunta la beffa: non solo rifiuti per
strada ma anche l’obbligo di pagare per intero e sempre di più per un servizio che non funziona”.

Nel complesso al Nord si distinguono in positivo Veneto e Trentino, dove la Tia è applicata in tutti i capoluoghi, la spesa sostenuta dalle famiglie è inferiore ai valori medi nazionali, così come gli incrementi tariffari. Il tutto a fronte di una percentuale di raccolta differenziata di gran lunga superiore alla media nazionale, così come sono più bassi i dati sulla produzione pro capite di rifiuti urbani. Per gli stessi motivi si segnala anche la regione Lombardia, se non fosse che meno della metà dei
capoluoghi ha adottato la Tia. Al Centro, abbastanza bene l’Umbria, con costi in linea con la media nazionale, aumenti contenuti, Tia presente nei due capoluoghi, livelli di raccolta differenziata non lontani da quelli nazionali. Al Sud, abbastanza bene solo Calabria e Basilicata per i costi contenuti, anche se la differenziata è ancora a livelli inaccettabili.

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