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Mattone libero sotto il Vesuvio: cancellato il divieto di costruire nella zona rossa

In Senza categoria on gennaio 12, 2011 at 2:48 pm

Come non detto. Alle pendici del Vesuvio si può vivere e soprattutto si può costruire anche se il Vulcano è attivo e il rischio di un risveglio è tutt’altro che da escludere. E’ successo semplicemente che con una leggina su misura il Consiglio regionale della Campania ha di fatto cancellato la cosiddetta “Operazione Vesuvia”.

La norma, che risaliva alla giunta del 2005, aveva messo un vincolo di assoluta inedificabilità nella “zona rossa”, quella più vicino al vulcano e più a rischio in caso di eruzione. Non finiva là: si prevedevano anche incentivi per chi accettava di levare le tende e accasarsi in zona più sicura.

E tutto è rimasto così, sulla carta, fino al 21 dicembre quando, approfittando del delirio di panettoni, cesti e shopping pre natalizi, la giunta ha inserito nel piano una piccola modifica. Prima firmataria della modifica Paola Raia , consigliera regionale del Pdl di Somma Vesuviana, uno comuni interessati dallo stop. Nella zona rossa di comuni ce ne sono 18: da Massa di Somma a Portici, passando per Ercolano, Torre del Greco, Pompei e Ottaviano. E ancora: Terzigno e Boscoreale (di cui si è parlato e non poco per le discariche) ed altri come Trecase e Torre Annunziata. Un totale di 600 mila residenti, 600 mila persone in pericolo in caso di eruzione violenta del vulcano.

Il risultato è che quello che prima era un divieto assoluto di costruire ora è diventato un permesso di ristrutturare gli immobili esistenti anche mediante demolizione e ricostruzione in un altro sito purché il 50% dell’immobile non sia usato come residenza. Morale della favola chi ha un vecchio palazzone ad uso ufficio lo può tirare giù e ricostruirlo destinandone la metà ad appartamenti.

Il risultato è semplice: la legge resta formalmente in piedi ma viene svuotata della sua “mission” che era quella di favorire il calo di residenti. Non che l’operazione “vesuvia” sia stata un trionfo, anzi. Nonostante gli annunci, infatti, a lasciare la casetta sotto il vulcano erano state appena 106 famiglie. Senza considerare i furbi: quelli che se ne sono andati, hanno intascato i soldi e hanno affittato la vecchia casa a qualcun altro, magari in nero.

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