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Fiat, Camusso: «Bocciate le fabbriche-caserme»

In Senza categoria on gennaio 15, 2011 at 5:14 pm
Diritti, Mirafiori

SCHEDE: CONTENUTI DELL’INTESA
COME E QUANDO SI VOTA | COMMENTA

CAMUSSO: “SENZA GOVERNO NON SI GOVERNA”
Il segretario generale della Cgil: «Il voto di Mirafiori, per il quale Rsu e iscritti Fiom si sono spesi, dimostra che non c’è la possibilità di governare la fabbrica senza il consenso dei lavoratori e quindi nega il ritorno del modello autoritario delle fabbriche-caserme. Sappiano Marchionne e Confindustria che cosiì non si governa».

LANDINI: “ESITO STRAORDINARIO, RIAPRIRE TRATTATIVA”
Per Maurizio Landini, segretario Fiom, il referendum di Mirafiori rappresenta “un risultato straordinario, inaspettato”. Per Landini l’esito dimostra che “la Fiat non ha il consenso dei lavoratori e sarebbe un atto di saggezza riaprire una trattativa vera perché le fabbriche senza il consenso di quei lavoratori non funzioneranno”.

MARCEGAGLIA: “FIAT RIENTRERA’ IN CONFINDUSTRIA”
La presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, rassicura: Confindustria ”ha gia’ un accordo con Sergio Marchionne e John Elkann per far sì che quando noi faremo un contratto auto, Fiat rientrerà in Confindustria”.

MARCHIONNE: SVOLTA STORICA
«Un sì lungimirante. Pronti a svolta storica» dice l’ad di Fiat, Sergio Marchionne. Subito dopo aggiunge: ch ha votato ‘no’ al referendum di Mirafiori prenda “coscienza dell’importanza dell’accordo. Mi auguro – ha detto Marchionne – che le persone che hanno votato no, messe da parte le ideologie e i preconcetti prendano coscienza dell’importanza dell’accordo che salvaguarda le prospettive di tutti i lavoratori”.

BERSANI: FIAT MANTENGA IMPEGNI
Il risultato del referendum sull’accordo per Fiat Mirafiori ”va rispettato. E va rispettato anche per quel tanto di disagio che rappresenta”. Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha risposto alle domande dei giornalisti a margine di una manifestazione oggi ad Ancona. ”Quindi – ha aggiunto – ora la Fiat mantenga gli impegni e si rivolga a tutti i lavoratori”. Per Bersani ”le forze sociali e anche quelle politiche si occupino di lavorare su un obiettivo preciso e chiaro entro i tempi di attivazione dell’accordo, si facciano nuove regole per la rappresentanza, la rappresentativita’ e la partecipazione”. Ma per il segretario del Pd bisogna fare ”chiarezza sulle prospettive del settore auto, perchè Mirafiori non esaurisce il problema auto in Italia”, in particolare ”per lo sviluppo e la ricerca”. Il governo ”deve uscire dalla nebbia e finalmente fare quello che fanno tutti i governi alle prese con il settore auto: capire, leggere la situazione, intervenire con un po’ di politica industriale”.

Ha vinto il si’. Ma la notte più lunga di Mirafiori, quella del referendum sul piano-Marchionne, è stata un vero e proprio testa a testa. Come in una lunga, estenuante partita di poker, i seggi sono stati ‘spillati’ uno ad uno. A decidere, a mettere a segno l’allungo decisivo per il Sì, è stato il seggio 5, quello dei 449 impiegati. Prima, nel count down iniziato con il seggio 9, il no era riuscito non solo a resiste, ma addirittura a segnare un certo vantaggio: i reparti del montaggio, roccaforti della Fiom, avevano risposto.

Al voto, iniziato col turno delle 22.00 di giovedì, hanno partecipato 5.119 lavoratori, oltre il 94,2% degli aventi diritto. E il Sì ha vinto con 2.735 voti, pari al 54,05%. A votare No sono stati invece in 2.325 (45,95%), mentre le schede nulle e bianche sono state complessivamente 59.

Questi i numeri ufficiali della commissione elettorale, dopo una nottata in cui le cifre diffuse hanno continuato a cambiare. Un’affluenza record che la dice lunga su quanto il referendum fosse sentito dal ‘popolo’ di Mirafiori. Il cancello ‘due’, simbolo di questa 2 giorni di passione per lo stabilimento storico della Fiat, è stato affollato tutta la notte da operai, militanti sindacali degli opposti schieramenti, ex dipendenti, giornalisti, fotografi e troupe televisive. ”Il clima in fabbrica e’ tranquillo e disteso – ha detto uno degli operai piu’ anziani uscendo dal turno cominciato al pomeriggio – e il voto si è svolto con lunghe code, ma in tranquillita”’. Ma nessuno, uscendo dalla fabbrica, aveva molta voglia di parlare.

Il fronte del no ha retto per i primi 4 seggi: il 9, primo del montaggio; l’8, quello della ‘riconta’; e il 7 e il 6, sempre del montaggio. Poi il sorpasso del Sì’, con un plebiscito dei colletti bianchi a favore del piano: 421 voti a favore e solo 20 contrari. In altalena, con lieve predominanza dei Sì, lo spoglio dei seggi restanti. Fino all’ultimo, che ha segnato la vittoria ai punti: impossibile per il fronte del No recuperare lo svantaggio. Ma lo scarto, nel voto operaio, è stato solo di 9 punti.

Nella lunga nottata di Mirafiori (dove alcuni militanti del no a volto coperto hanno bruciato bandiere dello schieramento avverso) non è mancato nemmeno un piccolo ‘giallo’, che ha coinvolto il seggio 8, dove la scomparsa di 58 schede ha costretto la commissione elettorale e congelare prima e ricalcolare poi il voto. Anche la fase finale dello spoglio, a vittoria del Sì già acquisita, ha avuto attimi di confusione: l’esultanza rumorosa di un membro Fismic della commissione, ha causato infatti una lite con tanto di spintoni. Un rappresentante Fiom ha avuto un malore si è dovuto chiamare una ambulanza per soccorrerlo. Poi, alle 6.00 di questa mattina, proprio mentre gli operai del turno di notte lasciavano lo stabilimento, che oggi non vedrà nessuno al lavoro, l’esito finale: vittoria del Sì.


CRONACA DELLA LA NOTTE DEL REFERENDUM
SCHEDE MANCANTI, GIALLO RISOLTO
Pare risolto il giallo delle schede: era stato calcolato erroneamente il numero degli aventi diritti al voto. La commissione in pratica avrebbe vidimato 55 schede in più che non sarebbero state utilizzate. Per un calcolo corretto dagli 830 aventi diritto vanno sottratte le 55 schede vidimate erroneamente per arrivare a un totale degli aventi diritto di 775. In questo modo, tra schede nulle e mancanti, ballano sette schede. Erano infatti 768 i voti certificati. “A questo punto il voto è valido”, fanno sapere dalla Fim. Il dato finale sarebbe di 360 sì e 407 no.

DOPO TRE SEGGI: NO 53%
Dopo lo scrutinio di tre seggi (reparti montaggio) il no al referendum di Mirafiori è in vantaggio con il 52,43% dei voti. I contrari all’accordo, riferiscono fonti sindacali, sono stati 1.143. I sì hanno raccolto 1.011 voti pari al 47%. Resta il giallo su 58 schede mancanti. Le schede bianche o nulle sono 26, pari all’1,19%. I tre seggi scrutinati sono tradizionalmente favorevoli alla Fiom e ai Cobas. Ma il risultato resta senza dubbio significativo.

TERZO SEGGIO MONTAGGIO: 374 NO, 349 SI’
Anche nel seggio numero sette, sempre del reparto montaggio, dello stabilimento di Mirafiori i no hanno prevalso sui si’: 374 no a fronte di 349 si’.

IPOTESI: TESTA A TESTA, POI LIEVE VANTAGGIO DEI SI’
Ipotetiche previsioni d’agenzia di stampa danno un possibile vantaggio del no in tutti i seggi dei lavoratori del montaggio, probabilmente i piu’ penalizzati dall’accordo, e quindi il seggio 9, 8, 7 e 6. I seggi 3 e 4 destinati agli addetti alla verniciatura, con un numero nettamente minore di voti totali, vengono ritenuti a leggera maggioranza dei sì. Per i seggi 1 e 2 degli operai della lastratura si prevede un sostanziale testa a testa. Potrebbe risultare determinante il voto dei 441 impiegati del seggio 5, dove dovrebbe la grandissima maggioranza saerbbe a favore del sì.

TERZO SEGGIO MONTAGGIO: AVANTI I NO
Anche nel terzo seggio (montaggio) i no al referendum di Mirafiori stanno avendo la meglio. I contrari all’accordo sono per il momento 341 contro 321 sì. Hanno votato in stati 732. In questo seggio c’è una prevalenza della Fiom rispetto agli altri sindacati.

GIALLO SCHEDE: FORSE SEGGI VICINI, ERRORE VOTANTI
La possibile spiegazione del ”giallo” delle decine di schede ”scomparse” nel seggio 8 del referendum di Mirafiori potrebbe consistere nel fatto che 4 grandi seggi (il numero 8 ‘congelato’, il 7, il 6 e il 5) sono stati allestiti in un’unica grande sala di un ex ristorante e quindi i votanti avrebbero potuto introdurre le schede in un altro seggio e non in quello di appartenenza.


RIPARTE LO SPOGLIO MA RISCHIO INVALIDAZIONE
Una parte della Commissione elettorale dello stabilimento Fiat di Mirafiori si ”stacca” dal resto per dedicarsi al riesame delle schede del seggio numero 8 e all’esame degli elenchi elettorali per risolvere il ‘giallo’ delle 58 schede mancanti. Il resto della Commissione va avanti con lo scrutinio del seggio numero sette (sempre nel reparto montaggio). E chiaro che se non si risolve il giallo, le schede non si trovano negli altri seggi nè si scopre l’errore negli elenchi il voto complessivo sull’accordo di Mirafiori rischia di essere invalidato.

CONGELATO ESITO SECONDO SEGGIO MONTAGGIO
Congelato l’esito del secondo seggio del Montaggio: non tornano i conti su 58 schede.


FISMIC: “ESISTO DEL VOTO COMPLICATO”
“Ci aspettavamo il testa a testa a Mirafiori”. Lo ha detto il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo, commentando i primi dati dello scrutinio a Mirafiori. “Alla fine – ha aggiunto a Skytg24 – l’esito del voto sarà complicato”.

LO SCRUTINIO PROCEDE SEGGIO PER SEGGIO
Lo scrutinio del referendum a Mirafiori sta procedendo conteggiando le schede seggio per seggio, il che rende più lunghi del previsto i tempi per il conteggio delle schede. Lo scrutinio del primo seggio ha richiesto quasi un’ora per la richiesta di riconteggio per lo scarto di una-due schede. Il secondo seggio scrutinato è il numero 8, anch’esso riservato agli operai del montaggio, dove si è delineando un sostanziale testa a testa tra i Sì  e No.

SKY: ANCHE SECONDO SEGGIO VINCE NO
Sky Tg24: nel secondo seggio ha vinto il no, come nel primo: 447 a 362.

SEGGIO N.8 META’ SEGGIO: TESTA A TESTA
A metà’ dello scrutinio delle schede del secondo seggio  (il numero 8, montaggio) c’è un sostanziale testa a testa tra i Sì e i No all’accordo sul rilancio dell’impianto torinese della Fiat. Secondo foni sindacali su circa 400 schede scrutinate (su 836) sì e No si equivalgono.

IL REPARTO N. 9 BOCCIA L’ACCORDO
I lavoratori del reparto numero 9 (montaggio) hanno bocciato l’accordo separato per Mirafiori. I no sono infatti stati 362 contro i 300 sì (7 le schede non valide). Si tratta del dato definito di questo reparto.

UN’OPERAIA: SI SA CHE C’E’ PARITA’
”E’ impossibile per noi pensare come sia andata – dice un’operaia uscendo dalla fabbrica – ma i primissimi dati che abbiamo sentito dello scrutinio indicherebbero per ora una sostanziale parita’ tra si’ e no”.

REPARTO MONTAGGIO: 600 SCHEDE, AVANTI I NO
Su circa 600 schede scrutinate al reparto montaggio delle carrozzerie di Mirafiori il no è avanti con 362 voti contro i 302 raccolti dal sì (54,6% No, 45,4% Sì). Un risultato comunque atteso in un reparto in cui la Fiom tradizionalmente è sempre stata forte.

GLI OPERAI FINISCONO IL TURNO
”Il clima in fabbrica è tranquillo e disteso – dice uno degli operai più anziani – e il voto si è svolto con lunghe code, ma in tranquillità”. Gli operai lasciano la fabbrica dopo il tuno del pomeriggio.

SI E NO AL 50% NELLE PRIME 150 SCHEDE
Nei primi 15 minuti dello spoglio del referendum allo stabilimento Fiat di Mirafiori le prime 150 schede si sono divise al 50% tra i Sì ed i No all’accordo Fiat-sindacati sul futuro dello stabilimento torinese della Fiat. Lo hanno reso noto i sindacalisti dell’Unione Sindacale di Base al presidio che si trova davanti ai cancelli dello stabilimento.

L’ATTESA DEI RISULTATI
Con la conclusione delle operazioni di voto è cominciata di fronte ai cancelli l’attesa per i risultati del referendum, cruciale per i destini della fabbrica. Presenti diverse decine di persone in grandissima parte contrarie all’accordo e spiccano le bandiere di Rifondazione Comunista, Sinistra Critica e Unione Sindacale di Base. Con una temperatura particolarmente rigida, di qualche grado sotto lo zero, pochissimi i lavoratori presenti, mentre di fronte ai cancelli rimane qualche rappresentante sindacale in contatto dei propri delegati all’interno della fabbrica.

LO SPOGLIO CON 45 MINUTI DI RITARDO
Hanno votato per il referendum sullo stabilimento Fiat di Mirafiori 5.213 lavoratori (96% aventi diritto). Lo riferiscono fonti vicini alla commissione elettorale, fornendo il dato ufficiale e correggendo il dato dei 5.218 dato inizialmente dai sindacati. Ecco i votanti seggio per seggio: nel primo (lastratura) ci sono 442 schede, nel secondo sempre in lastratura ce ne sono 424, nel terzo (verniciatura, e magazzinaggio) sono 240 mentre nel terzo sempre nel reparto magazzinaggio ce ne sono 218. Nel reparto impiegati le schede sono 449, nel sesto seggio (montaggio) ce ne sono 819 mentre nel settimo, sempre montaggio, sono 732. Nell’ottavo seggio ancora montaggio sono 836 mentre nel nono sono 669. Nel turno di notte notte hanno votato 384 lavoratori. Le operazioni di scrutinio sono iniziate in ritardo di 45 minuti rispetto alle previsioni.

INIZIATO LO SCRUTINIO
Nello stabilimento di Mirafiori sono iniziate le operazioni di scrutinio. Lo riferisce l’Ugl. La commissione elettorale dovrà scrutinare 5.218 schede (il 96,07% degli aventi diritto al voto).

LA FIOM: “NON E’ STATA UNA PROVA DI LIBERTA'”
«Ci aspettavamo questa affluenza molto alta, che non è così distante da quella abituale alle elezioni della Rsu a Mirafiori». Così Federico Bellono, segretario della Fiom Piemonte, commentando ai giornalisti il risultato sull’affluenza al referendum sull’accordo siglato con la Fiat da tutti i sindacati, esclusa la Fiom. «L’affluenza di per sè non ha un significato particolare rispetto all’esito – ha aggiunto bellono – anche perchè i lavoratori che hanno votato hanno confermato il loro orientamento con opinioni diverse e quelli che hanno espresso un’opinione favorevole al referendum hanno detto che l’alternativa è tra l’accordo e il rischio della chiusura dell’azienda. Questo conferma che il referendum non è stato una prova di libertà, ma una consultazione sotto fortissima pressione».

CHIUSE LE URNE
Le urne per il voto sull’accordo di Mirafiori sono state chiuse alle 19.30. Ora verranno stilati i verbali di voto e successivamente si procederà al conteggio di tutte le schede. I risultati ufficiali sono attesi in tarda serata .

ALTISSIMA AFFLUENZA: PIU’ DI POMIGLIANO.
Affluenza record alle urne delle carrozzerie di Mirafiori per il referendum sull’accordo per il rilancio dello stabilimento Fiat: hanno votato 5.218 lavoratori su 5.431 aventi diritto pari al 96,07% del totale. Si supera quindi l’affluenza registrata a Pomigliano per il voto di quest’estate.

IL MINISTRO SACCONI: “IL NO E’ IRREVERSIBILE”
Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi si è detto convinto che con la vittoria del no la situazione sarebbe ”sostanzialmente irreversibile il giorno dopo” con il rischio di perdere un investimento ”decisivo per l’intera filiera dell’auto italiana”.

SUPERATO IL QUORUM
È stato superato il quorum per la validità del referendum sull’accordo del 23 dicembre sul futuro di Mirafiori. Per il turno del mattino è stato finora registrato il voto di 2.675 dipendenti che, sommati ai 384 del turno di notte, fanno superare quota 3 mila voti validi. «L’affluenza è altissima – afferma Eros Panicali, della segreteria nazionale della Uilm – e con questo dato il quorum del 50% più un voto perchè il referendum, sia valido è stato superato». Il dato dei votanti non è definitivo per il turno del mattino e le percentuali di affluenza devono essere ancora calcolate sulla base dei dati di presenza nei reparti che deve comunicare l’azienda.

Nel turno di notte allo stabilimento di Mirafiori della Fiat hanno votato per il referendum per l’accordo sul rilancio dell’impianto il 97,7% dei lavoratori presenti. Secondo quanto si apprende sono andati alle urne 384 lavoratori su 393 presenti.

Nel turno di notte hanno lavorato piu’ persone rispetto alle stime iniziali, in quanto la produzione leggermente aumentata ha richiesto un numero maggiore di addetti. Di fronte ai cancelli di Mirafiori con le prime luci del mattino il clima e’ del tutto tranquillo ed e’ ancora scarsa la presenza di delegati e attivisti sindacali a sostegno delle diverse posizioni nel referendum. Tra molte bandiere colorate dei diversi sindacati e striscioni tutti contrari all’accordo lavorano solo le truppe televisive per le dirette delle diverse reti. A meta’ giornata e’ previsto il cambio turno dei lavoratori del mattino che stanno votando nei nove seggi allestiti per loro.

La vigilia
”Cosa sceglieremo non lo so, ma vi assicuro che voteremo tutti”. Al cambio turno di fine giornata, il giovane operaio lascia Mirafiori dopo otto di lavoro parlando del clima che si respira in fabbrica. Un clima carico di tensione e difficile da capire, anche da parte di chi Mirafiori la conosce bene, come delegati, sindacalisti e lavoratori piu’ esperti. La conferma e’ arrivata fin dalla mattinata, quando l’ultima assemblea delle sigle che hanno firmato l’accordo del 23 dicembre non si e’ tenuta per l’esiguo numero di partecipanti.

A differenza della riunione pubblica organizzata la sera prima, nel centro di Torino, con istituzioni e associazioni produttive, tanto partecipata che non tutti sono riusciti a entrare nella grande sala della Galleria d’arte moderna, questa volta pochissimi lavoratori si sono presentati nella sala parrocchiale nei pressi dello stabilimento Fiat, uno spazio esterno alla fabbrica che da tempo viene utilizzato dai sindacati favorevoli all’intesa per tenere le proprie assemblee. Per loro, lo spazio davanti ai cancelli della porta 2, luogo simbolo di tanti momenti della storia sindacale alla Fiat, non e’ piu’ agibile. Anzi, per la Fismic c’e’ oggi ”un clima di intolleranza”. Cosi’, per gran parte della giornata, davanti ai cancelli sono stati presenti quasi solo rappresentanti del ‘no’, a cominciare da quelli della Fiom e dei Cobas.

Sono arrivati anche alcuni lavoratori di Pomigliano, contrari ai cambiamenti che la Fiat intende introdurre nei suoi stabilimenti. A parte qualche discussione isolata, ripresa da telecamere e macchine fotografiche, non vi sono state tensioni dopo quelle dei giorni scorsi e anche le visite di un gruppo di sindaci della Val di Susa, sostanzialmente contrari all’accordo, e di qualche politico, come Marco Ferrando, portavoce del partito comunista dei lavoratori, si e’ svolta senza alcuna tensione. Al di la’ dei cancelli, dentro lo stabilimento, dopo gli incontri promossi ieri dall’azienda per far spiegare i contenuti dell’accordo da capi e responsabili dei reparti, con la parziale sospensione della produzione (”Una cosa mai vista prima”, dicono diversi lavoratori) oggi ci sono state due assemblee organizzate dal ‘fronte del no’ all’intesa, una per il turno del mattino. A entrambe ha partecipato il segretario della Fiom, Maurizio Landini, che ha ribadito che non vuol dare indicazioni ufficiali di voto, perche’ ritiene il referendum ”illegittimo e organizzato sotto ricatto”. E che non firmera’ mai l’intesa, nemmeno in ”via tecnica”.

Con il tramonto, e’ calato il sipario, almeno per qualche ora, in attesa di riaccendere le luci: quelle dei set televisivi dei telegiornali e delle trasmissioni di approfondimento di prima serata, ma soprattutto quelle sulle urne che, dalle 22, daranno la parola, quella vera, ai lavoratori.

Susanna Camusso: «La Fiom resterà in fabbrica»
«Comunque vada nella fabbrica ci torneremo». Così la segretaria della Cgil Susanna Camusso a proposito del fatto che la Fiom potrebbe uscire da Mirafiori se i referendum di oggi e domani facesse vincere i sì all’intesa raggiunta sullo stabilimento Fiat di Torino. «La Fiom – ha sottolineato Susanna Camusso a margine delle giornate dell’economia cooperativa organizzate presso il sole 24 ore – è una grande organizzazione con migliaia di iscritti e non viene cancellata così, evitiamo di attribuire all’a.d. di fiat il potere di cambiare la storia, le tradizioni del nostro paese».

«BERLUSCONI ABDICA AL SUO RUOLO»
A chi le chiedeva se si aspettava l’affermazione del presidente del Consiglio relativa alle «buone ragioni» per la Fiat di abbandonare Torino in caso di vittoria del no al referendum sull’accordo di Mirafiori, Camusso ha replicato a margine di un convegno organizzato dalla Lega delle Cooperative: «No, non me lo aspettavo, perchè in un paese normale un governo, di fronte a una impresa che vuole fare investimenti, avrebbe fatto tutto diversamente». Secondo la segretaria generale della Cgil l’esecutivo avrebbe dovuto «chiamare l’impresa e verificare gli investimenti». «Non avendo fatto tutto ciò invece si fa spettacolo e, se si guarda la coreografia, lo si fa proprio di fianco alla presidente di un paese che ha detto di no (a Marchionne, ndr) perchè non dava abbastanza garanzie», ha proseguito parlando della cancelliere Angela Merkel e delle trattative, tramontate, per l’acquisto di Opel da parte della Fiat.

A chi le chiedeva se davvero in caso di vittoria del no reputasse che la Fiat possa lasciare Torino, Camusso ha replicato secca: «Domandatelo al presidente del Consiglio che da tempo ha abdicato dal fare il suo mestiere». Riguardo al referendum e alle previsioni sull’esito,«rispettiamo i lavoratori che debbono decidere autonomamente sul loro futuro, è una scelta difficile e non si può trasformare in una partigianeria», ha concluso. «Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fa spettacolo e ha abdicato al suo mestiere», ha detto la Camusso

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