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Marea nera in Sardegna, allarme dato in ritardo. Rifatti i conti: 50.000 litri di idrocarburi

In Senza categoria on febbraio 3, 2011 at 9:52 pm

Le proporzioni della marea nera a Porto Torres e sulla costa settentrionale della Sardegna aumentano ogni qual volta il ministro per l’Ambiente Prestigiacomo fornisce informazioni ufficiali. Ora siamo a 50.000 litri di olio combustibile finiti in mare. Non più i 46.000 di una settimana fa, non più i 18.000 dell’inizio.

Il ministro lo ha detto ieri alla Commissione Ambiente del Senato. Ha anche svelato che foto satellitari mostrano la presenza in mare di una vasta chiazza di carburante già alle 10,13 del fatidico 11 gennaio, mentre l’incidente è stato comunicato alle 16,45. Dunque è andato sprecato il prezioso, breve tempo entro il quale forse si poteva circoscrivere il disastro.

Queste immagini satellitari sono anche pubblicate on line, e ora ci arrivo. Ma prima voglio riferire che, secondo il ministro, non si può parlare di emergenza ambientale, i danni sono stati lievi ed è già tutto risolto. Le sue parole riferite dall’agenzia Ansa: “Non risultano più presenti sui litorali ispezionabili da terra grumi di olio combustibile solidificato”.

Sui litorali ispezionabili da terra. Ma i tratti più selvaggi, le zone più belle, sono le cale e le calette raggiungibili solo dal mare. Eventuali impervi sentieri di accesso credo che non consentano di classificarle fra i “litorali ispezionabili da terra”.

La Nuova Sardegna ha pubblicato on line le foto satellitari elaborate dal team Emergency di e.Geos, la società Telespazio/Asi che ha firmato un accordo quadro con l’Unione europea per la fornitura di immagini satellitare ad altissima risoluzione.

La chiazza di idrocarburi è già in mare alle 10,13, e ha un’estensione di 0,97 chilometri quadrati. Non so quanto tempo abbia impiegato il combustibile per espandersi su quel chilometro quadrato. Ad occhio e croce 30 secondi non sono bastati, direi: qualcuno prima o poi farà i calcoli.

A me preme sottolineare un’altra cosa. Se l’intervento per contenere i danni fosse stato immediato, forse i venti e le onde non avrebbero trasportato la chiazza sulla costa da Porto Torres a Castelsardo e poi Santa Teresa di Gallura, e successivamente verso Fiume Santo e Stintino.

Ritardi, mancata proclamazione dello stato di emergenza, silenzio dei media nazionali su questo disastro. I sardi hanno una lunga serie di motivi per essere arrabbiati. Loro, del resto, sanno benissimo quali e quanti siano i tratti di litorale non “ispezionabili via terra” le cui condizioni sono ignote e presumibilmente non rosee.

Il trombettista Jazz di fama mondiale Paolo Fresu, originario del nord della Sardegna, ha lanciato su Youtube un appello per salvare dal disastro ambientale le coste nord dell’isola, “violate e offese”. Ecco le sue parole.

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