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Come Chernobyl. Fukushima, contaminati il latte e gli spinaci

In Senza categoria on marzo 20, 2011 at 1:22 pm

Come Chernobyl. Al di là delle misure della radioattività (non sono ancora disponibili dati sufficienti per il paragone), l’apocalisse nucleare di Fukishima ha dei punti in comune con la nube radioattiva che si è sparsa sull’Europa un quarto di secolo fa. Per ora, questi punti in comune sono stati individuati nel latte e gli spinaci, che nel 1986 rientravano nella definizione burocratica di “ortaggi a foglia larga”.

Nei dintorni di Fukushima sono radioattivi. Vietato consumarli.

Il problema è che la radioattività non sparisce con la “nube” che la porta. Contamina a lungo il terreno e ciò che vi cresce. Entra così nella catena alimentare che arriva fino all’uomo: a meno che non si rinunci a coltivare i campi.

Dalle analisi effettuate dalle autorità giapponesi risulta che un chilo di latte proveniente da una fattoria di Kawamata, nella prefettura di Fukushima, contiene fino a 1.510 becquerel di Iodio 131: circa cinque volte il massimo ammesso dalla legge giapponese, che è pari a 300 becquerel al chilo.

Peraltro in Italia un litro di latte ha una radioattività naturale di circa 80 becquerel. Complessivamente e considerando tutte le sostanze: non solo per lo iodio 131.

Un chilo di spinaci di Hitachinaka, circa 120 chilometri a Sud della centrale nucleare di Fukushima, segna 8.420 becquerel di Iodio 131. Il limite di legge è di 2.000 becquerel al chilo. A Takahagi, più vicina a Fukushima, un chilo di spinaci arriva a 15.020 becquerel di Iodio 131. Trovati anche Cesio 134 e Cesio 137 in quantità non specificate ma definite “lievemente più alte del normale”.

Iodio 131, Cesio 137, Cesio 134 e Stronzio 90 sono fra le tipiche sostanze radioattive emesse nell’atmosfera dai reattori nucleari fuori controllo. Col tempo (e con la pioggia o con la neve) si depositano al suolo. La vegetazione li assorbe. Li assorbono anche gli animali, direttamente dalla vegetazione o dalle carni di altri animali che si sono nutriti di vegetazione. Idem l’uomo.

Lo iodio 131 decade, cioè “sparisce” rapidamente: la sua quantità si dimezza ogni otto giorni. Il Cesio 134 si dimezza ogni due anni, il Cesio 137 ogni trent’anni, lo Stronzio 90 ogni 29. Finchè non tornano a livelli accettabili, non si può coltivare nulla. Sono l’eredità avvelenata degli incidenti nucleari

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