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Fuga dalla Libia, strage in mare: ed è solo l’inizio

In Senza categoria on aprile 7, 2011 at 1:52 pm

Trecento migranti caduti in mare, solo 53 recuperati: gli altri sono morti o dispersi, nelle acque tra Lampedusa e Malta. «Erano in gran parte eritrei e somali, scappati da Tripoli prima che la guerra arrivasse anche lì», scrive Gabriele Del Grande su “Fortress Europe”, il newsmagazine che compie un accurato monitoraggio dell’esodo. Una catastrofe: «Dagli anni Novanta, nel Canale di Sicilia hanno perso la vita almeno 4.500 persone». Gli ultimi naufraghi, scrive Del Grande, si erano appena imbarcati a Zuwarah sulla rotta libica per Lampedusa, che da un paio di settimane sembra essersi riaperta, «evidentemente con il consenso di Gheddafi e delle sue milizie».

«Non si può morire così», protesta Laura Boldrini dell’Alto commissariato Onu per i Rifugiati, naufragio superstiti 1che chiede più collaborazione – tra mezzi navali civili e militari – per salvare vite umane nel “mare nostrum” affollato di barconi. «Dobbiamo capire che il flusso di migranti continua ed è presumibile che continuerà massicciamente dalla Libia», insiste la portavoce italiana dell’Unhcr. «Ben 440.000 persone sono fuggite dalla Libia verso i Paesi confinanti e di queste in Italia ne sono arrivate meno di duemila: occorre agire in fretta e bene per evitare nuove tragedie». Gabriele Del Grande spera che tra gli annegati non ci siano i suoi amici di Tripoli, coi quali ha perso i contatti dopo che Gheddafi ha silenziato Internet: «Mi avevano scritto che si sarebbero imbarcati non appena possibile».

Perché le Nazioni Unite – si domanda “Fortress Europe” – non hanno organizzato prima un’evacuazione umanitaria dei rifugiati eritrei e somali bloccati a Tripoli? E più in generale, perché quegli stessi ragazzi non sono stati evacuati via terra in Tunisia, da dove poter prendere un aereo per l’Europa? “Maroni assassino”, recitava il cartello esposto alla Camera il 6 aprile dal deputato Idv Pierfelice Zazzera, poi censurato dallo stesso Di Pietro, dopo l’attesa relazione del ministro dell’Interno sulla crisi dei profughi: in tutto 21.500 i tunisini approdati fortunosamente a Lampedusa, cui ora il governo concederà un permesso di soggiorno lampedusa 10temporaneo. Su pressione delle Regioni, i migranti saranno distribuiti in piccoli centri diffusi sul territorio e non più nelle tendopoli.

Forti polemiche sulla gestione italiana dell’emergenza: su “L’Unità”, Lidia Ravera sottolinea l’espressione utilizzata da Maroni: «Chiudere il rubinetto». Una «metafora idraulica», cui fa eco Umberto Bossi, che propone di «svuotare la vasca». Protesta la Ravera: «Questi che gocciolano fastidiosi o si accumulano col rischio di straripare, sono uomini, donne, bambini. In fuga dalla miseria. In fuga dalla guerra. Uomini in scacco, donne in ansia, bambini spaventati. Non sono disfunzioni. Sono persone. Come noi». Ma i bambini eritrei e somali «sono, evidentemente, diversamente piccoli», e le donne gravide sono «diversamente fragili». E mentre il governo tratta con la Tunisia il rimpatrio cotto dei migranti, i tunisini presenti in Italia franno notare che il loro paese, dall’inizio della crisi libica, si è prodigato per accogliere, senza protestare, almeno 200.000 profughi.

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