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Dietrofront sul nucleare. Disinnescato il referendum e gabbato lo santo

In Senza categoria on aprile 20, 2011 at 3:09 pm

Poche ore fa il Governo ha inserito nel decreto omnibus l’abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione di impianti nucleari.

Chi mi legge sa che sono contraria al nucleare. Ma non mi produco in una standing ovation per due motivi. Primo, l’emendamento mira solo a cancellare il referendum sul nucleare di giugno: l’onda di Fukushima avrebbe reso facile il raggiungimento del fatidico quorum anche per i referendum relativi ad acqua pubblica e legittimo impedimento.

Secondo motivo: non è scritto nell’emendamento che l’Italia rinuncia all’energia nucleare. Ovvero: passata la festa, gabbato lo santo.

Alla luce di tutto ciò che l’attuale Governo ha detto a proposito del nucleare, ritengo del tutto inverosimile una folgorazione sulla via di Damasco dovuta a Fukushima.

Ricordate il fuori onda del ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, nuclearista convinta? Pochi giorni dopo l’incidente in Giappone, pensando di non essere udita esortava i suoi con queste parole: “Non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare, non facciamo cazzate: dobbiamo uscirne ma in maniera soft”.

Detto, fatto. Il referendum sul nucleare non si svolgerà se Parlamento modificherà la legge sottoposta a referendum. Ovvero, non si svolgerà se Camera e Senato approveranno l’emendamento ora inserito nel decreto omnibus che abroga le norme relative alla costruzione degli impianti nucleari.

E poi? “Entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge il Consiglio dei ministri adotta la strategia energetica nazionale nella definizione della quale il Consiglio dei ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione Europea e a livello internazionale in materia di scenari energetici e ambientali”, riporta il Corriere della Sera.

Il sito dell’Unione Europea dice che il nucleare “rappresenta una fonte di energia caratterizzata da basse emissioni di carbonio” (non è vero, aggiungo io) “e costi relativamente stabili; ciò lo rende interessante sotto il profilo della sicurezza dell’approvvigionamento e della lotta ai cambiamenti climatici”.

Avete indovinato come andrà a finire? Ecco, appunto. In questa prospettiva spiace leggere (ancora sul Corriere della Sera) che Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, “rivendica come una vittoria dell’opposizione la decisione del governo di rinunciare alla costruzione delle centrali nucleari”.

Mi aspetterei che un partito d’opposizione chiedesse piuttosto di lasciar passare due mesi e sentire il parere degli elettori. L’apostolo Paolo insegna che le folgorazioni sulla via di Damasco lasciano il segno per tutta la vita: se il Governo si fosse davvero convertito all’antinuclearismo (cosa che io non credo) dovrebbe sapere di aver tempo anche dopo il 12 giugno per dar prova delle sue nuove convinzioni.

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