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Earth Day: ma la terra sanguina!

In Senza categoria on aprile 23, 2011 at 12:42 pm
Il 22 aprile 41a giornata mondiale della terra: ma c’è davvero da festeggiare? E’ sufficiente ormai limitarsi a sostituire le lampadine di casa per sentirsi a posto con la coscienza? Rimbocchiamoci le maniche e facciamo in modo di guarire le ferite che noi stessi abbiamo provocato.

La Giornata della Terra il 22 aprile festeggia 41 anni e si sono mobilitati 114 paesi, Usa e India in prima fila. Nello stesso giorno del 1970, 20 milioni di cittadini americani avevano risposto ad un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, partecipando ad una storica manifestazione a difesa del Pianeta. A tenere le fila dell’evento mondiale è l’Earth Day Network, che con l’edizione 2011 ha fissato un obiettivo ambizioso: raccogliere un miliardo di azioni verdi prima del summit Onu sollo sviluppo sostenibile previsto a Rio de Janeiro nel 2012. C’è chi ha deciso di fare a meno dell’acqua in bottiglia e chi ha abbandonato l’auto per la bicicletta, mentre altri hanno cambiato le vecchie lampadine e deciso di fare la spesa portando una capiente borsa di tela da casa. Per tutti la parola d’ordine è compiere un gesto a vantaggio della salute del Pianeta. A partecipare al tam tam via internet sono singoli cittadini, aziende, organizzazioni non governative e amministrazioni locali: il contatore ha già superato quota 85 milioni e continua ad avanzare. Fra le novità di quest’anno, che l’Onu ha voluto dedicare alle foreste, c’è anche il “Canopy project”, che punta ricostruire i polmoni verdi andati perduti ai quattro angoli del globo. Ciascun albero piantato verrà contato nella campagna del miliardo di azioni verdi. Un’altra iniziativa è quella che cerca di coinvolgere le donne leader di governi, imprese, ong, in una campagna che aggreghi il potere al femminile per promuovere la nuova economia verde a livello nazionale, ma anche mondiale, in occasione del vertice di Rio del 2012. L’iniziativa rosa si chiama Wage (Women and green economy) e ha già arruolato alcune donne come la stilista Donna Karan e la presidente della Fondazione della Virgin, Jean Oelwang. Fa la sua comparsa anche Katrina Landis, niente meno che presidente della idvisione energie alternative della British Petroleum… sì, proprio quella del disastro ambientale nel Golfo del Messico!

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