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Non solo la crisi nucleare. Il Giappone e i rifiuti trascinati in mare dallo tsunami

In Senza categoria on maggio 9, 2011 at 3:01 pm

Non solo la crisi nucleare di cui ancora non si vede la fine. Terremoto e tsunami che hanno colpito il Giappone l’11 marzo hanno causato anche un altro problema ambientale, certo meno grave ma niente affatto trascurabile.

L’onda dello tsunami ha trascinato nell’oceano Pacifico un enorme quantitativo di detriti e di plastica: va ad aggiungersi ai 143 milioni di tonnellate di immarcescibile, tossica plastica che già fluttuano nei mari di tutto il mondo.

L’Università delle Hawaii ne ha tracciato la traiettoria. La destinazione finale di questa nuvola di detriti sarà il vortice dei rifiuti nel Pacifico.

L’immagine mostra la situazione prevista fra quattro anni. Cliccandoci sopra si apre, in un’altra pagina, l’animazione della diffusione nel tempo e nello spazio dei rifiuti giapponesi.

Nessuno sa, ovviamente, quanta plastica è finita nel Pacifico in seguito allo tsunami. Però è tutta quella che si trovava nelle case, nei negozi, nelle fabbriche e nelle discariche situate sui circa 420 chilometri quadrati di territorio investito dalla grande onda.

Essa, ritirandosi, ha portato in mare ogni cosa incontrata sulla sua strada. Migliaia e migliaia di vite umane e tutto ciò che – utile o inutile – circonda le nostre vite. L’inutile, diciamocelo, è francamente predominante. Ed è molto spesso di plastica: pensate a tutte le vaschette, gli involucri, i vasetti che quotidianamente passano dalle nostre mani alla pattumiera.

Questa roba impiegherà diversi anni per raggiungere il vortice dei rifiuti. Ciò che è biodegradabile col tempo tornerà alla natura. La plastica invece sarà spezzettata dalle onde in minuti frammenti che poi – è cosa già nota – entreranno nella catena alimentare.

I pesci piccoli mangiano i pezzettini di plastica scambiandoli per cibo. I pesci grandi mangiano i pesci piccoli con plastica incorporata: e quando finiscono nelle reti da pesca, ce li mangiamo insieme ad una parte dei nostri rifiuti.

Produciamo così tanti rifiuti che siamo costretti perfino a nutrircene: e non è esattamente un esempio di riciclaggio virtuoso

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