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Cemento sulle spiagge, la sforbiciata alle concessioni non cambia la sostanza

In Senza categoria on maggio 16, 2011 at 1:14 pm

Il “diritto di superficie” è l’inghippo che, d’ora in poi, rende molto appetibile cementificare i litorali, ossia costruire edifici privati sul suolo pubblico.

Dopo l’intervento del Presidente della Repubblica, le concessioni delle spiagge non dureranno più 90 anni (come prevedeva il decreto Sviluppo della scorsa settimana) ma solo venti.

Tuttavia, con la nuova stesura, resta la novità più spinosa: la proprietà delle spiagge (che continua ad essere dello Stato) viene separata dalla proprietà di ciò che ci viene costruito sopra.

Ossia: chi si aggiudica una spiaggia e poi realizza un immobile, se lo tiene anche quando, passati i vent’anni, la spiaggia torna allo Stato. Lo trasmette agli eredi. Lo vende quando, e se, gli pare. E il ministro Tremonti dice che se ne frega. Letteralmente.

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha affermato infatti che “delle spiagge non me ne frega un tubo”: dice che ben altre, a suo avviso, sono le cose importanti.

Sarà. Eppure, come gli ricordano Wwf e Fai, “Gli incassi dell’erario per le concessioni demaniali relative alle spiagge nel 2009 sono stati di 103 milioni di euro, un’inezia se si considera che gli stessi gestori dichiarano incassi per circa 2 miliari di euro e se si considera che alcune stime attendibili ritengono che gli introiti reali siano addirittura 5 volte superiori”, a causa della diffusa evasione fiscale.

Sempre secondo i calcoli di Wwf e Fai, finora lo Stato incassa dalle spiagge 50 centesimi per metro quadro al mese. Pensate invece a quanto costa affittare un ombrellone…

Non si sa ancora a quanto ammonteranno i corrispettivi per i diritti di superficie ventennali sulle spiagge. Qualsiasi cifra però, a mio avviso, sarà troppo bassa. E per due motivi.

Primo, qualsiasi cosa accada lo Stato non potrà revocare il contratto fino alla naturale scadenza. Secondo, pensate quale appetibilità turistica, quale valore naturalistico e anche pecuniario potrà avere un domani una spiaggia deturpata da un centro commerciale vista mare

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