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La Sardegna dice no all’atomo, il Governo getta fumo negli occhi sul referendum nazionale

In Senza categoria on maggio 17, 2011 at 1:51 pm

Il risultato del referendum regionale consultivo svoltosi ieri in Sardegna – quasi il 60% di affluenza alle urne, quasi il 98% di contrari ad avere impianti nucleari sull’isola – indica chiaramente quale sarebbe stato il risultato del referendum nazionale sulle scelte atomiche del Governo se si fosse svolto in concomitanza con le elezioni amministrative. Invece è indetto per il 12 e 13 giugno.

I referendum nazionali per i quali siamo chiamati a votare sono sempre quattro, atomo compreso. Ieri il ministro Romani ha rilasciato dichiarazioni in cui fa credere che il ritorno all’atomo sia già cancellato, e che (di conseguenza) il referendum sia inutile.

Fumo negli occhi. Balle. Non è affatto così. La frenata atomica del Governo è parziale, è strumentale e soprattutto non è ancora tradotta in legge.

E’ dovuta alla paura di Berlusconi che l’Italia, schierandosi contro l’atomo, si schieri anche contro la sua persona attraverso il quesito sul legittimo impedimento.

Ieri il ministro delle Attività produttive Paolo Romani ha partecipato alla presentazione del nuovo impianto di raffinazione del petrolio pesante dell’Eni in provincia di Pavia. L’agenzia Ansa ha riferito questa sua frase (il neretto è mio)

“Non so se siamo al post nucleare, certo é che il governo ha abrogato la legge che ci consentiva di tornare all’energia atomica”

Ma la legge in questione non è quella che “consentiva di tornare all’energia atomica”, bensì quella relativa all’iter per la costruzione degli impianti: è un po’ diverso. E soprattutto, la legge non è ancora stata abrogata dal Parlamento.

Il voto infatti è in calendario per domani. Successivamente la Cassazione dovrà stabilire se essa è sufficiente o meno ad annullare il referendum.

I nostri governanti avrebbero risparmiato 300 dei nostri milioni se il referendum nazionale sul nucleare fosse stato abbinato alle elezioni amministrative di domenica e lunedì.

Ma Berlusconi teme l’effetto-traino di un tema sentito come il nucleare – soprattutto dopo Fukushima – sul referendum che lo riguarda direttamente, quello sul legittimo impedimento. Quindi lui che si riempie la bocca di “popolo sovrano” sta facendo di tutto per tenerlo lontano dalle urne.

Già questo, da solo, sarebbe secondo me un ottimo motivo per andare a votare in massa anche il 12 e 13 giugno.

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