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Stati generali della conoscenza: a Roma per il diritto dei giovani al futuro

In Senza categoria on maggio 19, 2011 at 7:46 am

Manifestazione di ricercatori e precari della scuola a Roma – Foto: notizievideoblog.it

“Lavoro, sapere e diritti devono tornare al centro delle scelte strategiche per restituire fiducia e futuro al paese”. Con questo intento sono in corso a Roma gli “Stati generali della conoscenza”, la due giorni di incontri promossa da un ampio schieramento di 32 organizzazioni sociali, movimenti, associazioni degli insegnanti, degli studenti e dei precari della conoscenza sulla base di un Documento comune. “C’è oggi nel nostro Paese, in dimensioni decisamente maggiori rispetto agli altri, una vera e propria emergenza educativa, sociale, culturale e occupazionale che riguarda i giovani e il loro futuro” – riporta il documento.

L’incontro intende avviare un percorso per realizzare la garanzia costituzionale del diritto dei giovani al futuro, anche attraverso il diritto allo studio e al lavoro mettendo al centro dell’attenzione la scuola, l’università e la ricerca pubblica ridefinendone finalità, ruolo e funzioni anche sui sistemi produttivi, costruendo un nuovo modello di sviluppo fondato sulla solidarietà e giustizia e sulla sostenibilità ambientale. “Scopo degli Stati Generali ha detto Domenico Pantaleo, segretario generale della FLC-CGIL – è aprire un grande spazio di confronto pubblico su temi che devono uscire dal chiuso delle stanze del potere e della burocrazia ministeriale”.

Le prospettive a livello europeo sono incoraggianti. “Nei prossimi dieci anni – riporta il documento comune – l’Unione europea è impegnata a raggiungere alcuni obiettivi essenziali: triplicare gli investimenti nella ricerca, raggiungere il 40% dei laureati nella fascia di età 30-34 anni, dimezzare la dispersione scolastica e migliorare gli esiti di apprendimento, raddoppiare il numero degli adulti in formazione, raggiungere il 33% di bambini nei servizi educativi per l’infanzia”. Ma – nota il documento – “fino ad oggi il nostro paese non ha superato il gap negli investimenti in conoscenza che lo divide dai paesi più sviluppati e non ha realizzato riforme utili a innalzare i livelli di inclusione e la qualità dei sistemi della conoscenza. Si è così prodotto un epocale disinvestimento, economico e politico, nei sistemi di istruzione, formazione e ricerca che acuisce la divisione dei cittadini sulla base delle disponibilità economiche, dell’appartenenza sociale, culturale, etnica e territoriale” – sottolineano le associazioni.

Proprio al “disinvestimento nei sistemi di formazione pubblica” è stata dedicata la giornata di ieri, con un focus sull’acuirsi delle diseguaglianze e sul venir meno di valori tutelati dalla Carta costituzionale. “Investire in conoscenza – ha detto Susanna Camusso, segretario generale della CGIL – è una scelta importante per indicare il Paese che vorremmo, perché la conoscenza parla di democrazia, di autonomia delle persone e di libertà di pensiero”. “In quanto sindacato di chi lavora nella conoscenza – ha continuato la Camusso – ci sentiamo investiti di una grande responsabilità: vogliamo garantire alle nuove generazioni il diritto allo studio per formare cittadini consapevoli, competenti e capaci di apprendere lungo tutto il corso della vita. Non ci sono alternative per garantire un futuro al nostro paese”.

Un elemento significativo dell’incontro è la pluralità dei soggetti che sono stati coinvolti e che promuovono gli Stati generali. “Quello che ci unisce – ha detto Paolo Beni, presidente dell’Arci – è la preoccupazione per l’enorme disinvestimento sul sapere e per la regressione culturale che sta subendo la società”. Beni ha definito questi giorni come “il punto di partenza di una nuova stagione di ripresa culturale”, nella convinzione, in riferimento ai recentissimi risultati elettorali, che “il vento sta cambiando. è cresciuta la consapevolezza che bisogna voltare pagina perché ci si sta rendendo conto che non sono state date risposte credibili alla crisi”.

“Ai tagli e alle riforme che creano ancora una scuola classista e che costringono i ragazzi a scegliere precocemente rispondiamo che vogliamo una più salda l’unitarietà culturale del percorso formativo e un aumento del livello culturale della popolazione innalzando l’obbligo scolastico a 16 anni e, in prospettiva, a 18″ – ha aggiunto Sofia Toselli, presidente nazionale del Centro Iniziativa Democratica degli Insegnanti. “Ci siamo battuti contro la riduzione dei tempi della scuola e per la possibilità di costruire una cittadinanza competente che possa godere dei propri diritti – ha sottolineato Maria Cristina Martin, segretario nazionale del Movimento di cooperazione educativa – ora vogliamo essere propositivi e costruire insieme il nostro futuro”.

La giornata di ieri è stata introdotta dalla sociologa Marianella Sclavi, esperta di metodologie partecipative, ed è proseguita con quattro seminari basati sullo scambio di esperienze. Oggi la giornata si aprirà con l’intervento di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e del Gruppo Abele, per poi proseguire con la restituzione in plenaria dei lavori seminariali e concludersi con una dichiarazione d’intenti che richiami le linee principali di un progetto condiviso sulla conoscenza per il Paese.

“Dal confronto di questa due giorni – ha concluso Domenico Pantaleo, segretario generale della FLC-CGIL – vorremmo emergessero delle prime soluzioni condivise, per avviare un cammino da continuare insieme, consapevoli del valore che oggi assume trovare spazi di confronto e proposte unitarie tra realtà diverse in una fase così difficile e delicata della vita del paese, in cui pare prevalere la ricerca dell’interesse individuale. Siamo convinti che sia ormai diffusa un’ampia consapevolezza della necessità di invertire la tendenza al declino civile ed economico”. [GB]

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