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Davide contro Golia. La Micronesia sfida una delle centrali a carbone più grandi d’Europa

In Senza categoria on maggio 31, 2011 at 10:05 am

Mezzo globo terracqueo divide la Repubblica Ceca dalla Micronesia. Ma in questo nostro pianeta tout se tient, soprattutto quando si tratta di inquinamento e di clima: e dunque gli Stati Federati della Micronesia – piccole isole nell’Oceano Pacifico – hanno avviato un’inedita azione legale contro la Repubblica Ceca, che vuole aumentare la produzione della centrale elettrica a carbone Prunerov II, una delle più grandi d’Europa, e prolungarne il funzionamento fino al 2035.

Fra tutti i combustibili fossili, il carbone è quello che più emette anidride carbonica, il gas dell’effetto serra. L’effetto serra provoca l’innalzamento del livello dei mari. Le isole della Micronesia stano finendo sott’acqua. E dunque reagiscono: Davide contro Golia.

Le 607 isole che compongono gli Stati Federati della Micronesia contano complessivamente 100.000 abitanti circa.

Sono per la maggior parte atolli che si elevano per appena un metro sul livello del mare. Già subiscono gli effetti dell’innalzamento dei mari sotto forma i erosione costiera, alte maree devastanti, risalita dell’acqua salata nelle sorgenti di acqua dolce.

Una situazione comune ad altre piccole isole, come le Maldive e le Carteret, i cui abitanti sono già stati obbligati a far fagotto e trasferirsi altrove.

Gli Stati Federati della Micronesia hanno cominciato a muoversi nel 2009 contro la decisione della Repubblica Ceca di prolungare fino al 2035 la vita della centrale di Prunerov II (doveva chiudere nel 2020) e di aumentarne la produzione.

Dapprima hanno chiesto alla Repubblica Ceca una valutazione delle conseguenze ambientali. E’ arrivata il mese scorso, ed equivale ad un sostanziale vialibera all’impianto.

Ma gli Stati Federati della Micronesia non mollano. Hanno chiesto – ed è questa la notizia – che l’impatto ambientale di Prunerov II sia oggetto di una valutazione indipendente. La Repubblica Ceca dovrebbe rendere note le sue contromosse nel giro di un paio di settimane.

La richiesta degli Stati Federali della Micronesia è basata su uno strumento legale, la valutazione transfrontaliera di impatto ambientale, finora utilizzato solo per risolvere le dispute fra Paesi confinanti.

Ora questo strumento viene impiegato per la prima volta da un piccolo Stato che teme i danni ambientali legati a scelte effettuate da chi è molto più potente e molto lontano.

Europa, Stati Uniti, Cina eccetera: l’Occidente e i Paesi emergenti sono tutti grandi inquinatori. L’azione legale degli Stati Federali della Micronesia apre scenari inediti: e chissà se andrà a finire come quando Davide, armato della sua fionda, sfidò il gigante Golia

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