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Agricoltura vampira. In Italia diminuisce la disponibilità di acqua

In Senza categoria on giugno 17, 2011 at 9:46 am

Grazie ai referendum di domenica e lunedì la gestione dell’acqua – menomale – continuerà ad essere pubblica. Ma non crediate che la battaglia sia finita: è anzi appena iniziata.

Mi riferisco alla battaglia per usare bene l’acqua. Non sprecarla. Preservarla, così come vuole l’interesse collettivo, senza l’ingombro del lucro e del guadagno.

Il mondo è ormai al picco dell’acqua (il momento in cui non è più possibile aumentare l’estrazione) ed anche in Italia la disponibilità di acqua diminuisce. Per risparmiarla è indispensabile incidere sul settore che ne impiega di più: l’agricoltura

La disponibilità d’acqua dolce in Italia sta scendendo dai 2.700 metri cubi pro capite ai 2.000 metri cubi. I consumi domestici assorbono il 15% della domanda d’acqua, l’industria il 25% e l’agricoltura il 60% circa.

Ed è proprio dai campi, secondo me, che bisogna partire. Ok chiudere il rubinetto mentre si lavano i denti, ok innaffiare il giardino con l’acqua piovana: sono gesti doverosi ma non risolutivi, anche se è consolante sapere che – scampata la privatizzazione – in Italia non capiterà come in tante città deegli Stati Uniti, dove le aziende hanno aumentato le bollette per reagire ai ridotti incassi e ai ridotti profitti legati al fatto che la gente ha imparato la consumare meno acqua.

Però non si può far finta che quel 60% di acqua impiegata dall’agricoltura italiana non esista e-o non possa essere ridotto.

Vorremo mica fare la fine dello Yemen e della Spagna meridionale? L’acqua conservata nel sottosuolo è andata sprecata per irrigare colture redditizie, ma del tutto inadatte al clima locale. Col risultato che nei campi cresce sempre di meno, e con fatica sempre maggiore.

In Pianura Padana, i campi di mais bevono come spugne. Come in Spagna e nello Yemen vengono irrigati perlopiù con acqua di falda – che non è affatto inesauribile -perchè quella superficiale (se c’è) è inquinata. Ma le pannocchie non vanno in polenta: vengono di solito usate per nutrire il bestiame. La carne è il cibo che “incorpora” più acqua nascosta.

Per gestire in modo oculato l’acqua pubblica bisognerà ripensare anche le colture da far crescere nei campi. E’ un nodo che inevitabilmente verrà al pettine: ed è meglio affrontarlo prima che diventi troppo ingarbugliato.

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