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Il prezzo del cibo fa cambiare gli stili di vita

In Senza categoria on giugno 17, 2011 at 3:40 pm

L’aumento dei prezzi del cibo sta cambiando le abitudini alimentari in tutto il mondo. In Kenya come in Gran Bretagna. A Milano il sindaco Pisapia si impegna a non speculare sulla fame

Con l’innalzarsi dei prezzi, cambiano le abitudini alimentari, è quanto emerge da una nuova ricerca diffusa due giorni fa da Oxfam come parte della recente campagna “Coltiva. Il cibo. La vita. Il pianeta”. Il sondaggio di opinione è stato condotto su oltre 16mila persone in 17 paesi, tra i quali Australia, Brasile, Filippine, Germania, Ghana, Guatemala, India, Kenya, Messico, Olanda, Pakistan, Regno Unito, Russia, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica e Tanzania. Oltre la metà delle persone nella maggioranza dei paesi – equivalenti al 54% del totale degli intervistati – dichiara di aver cambiato la dieta rispetto a due anni fa, quando l’attuale crisi alimentare non era ancora cominciata. Il 39% di quanti hanno cambiato abitudini alimentari punta il dito contro l’aumento dei prezzi del cibo, mentre il 33% cita ragioni di salute.
In Kenya, per esempio, ben il 76% degli intervistati dice di aver cambiato dieta e il 79% di questi lo ha fatto a causa del prezzo del cibo. Nel Regno Unito, il 46% delle persone dichiara di aver cambiato dieta e il 41% lo ha fatto a causa dei prezzi crescenti. Nel resto dei paesi il sondaggio ha dato risultati simili. Per la maggioranza degli intervistati (66%) il costo è di gran lunga la preoccupazione maggiore associata al cibo, mentre per il 43% la salubrità e il valore nutrizionale degli alimenti sono fattori chiave. Nei paesi più poveri, come Kenya e Tanzania, il 57% delle persone menziona la disponibilità del cibo come una delle maggiori preoccupazioni. “La nostra dieta sta cambiando velocemente: ma per molte, troppe persone è un cambiamento in peggio. Nei paesi più poveri ma anche da noi l’aumento dei prezzi alimentari sta diminuendo la quantità e la qualità del cibo consumato” – avverte Jeremy Hobbs, direttore generale di Oxfam.
Il sondaggio, condotto dalla società di ricerca internazionale GlobScan, rivela anche come pizza e pasta, simboli della cucina italiana, siano in cima alla lista dei cibi preferiti in molti paesi: un effetto della globalizzazione, mentre solo in Africa i pasti tradizionali a base di mais e altri prodotti locali restano i più diffusi. “Le conseguenze dell’aumento mondiale dei prezzi alimentari emergono in modo evidente dai risultati di questo sondaggio. Il costo del cibo è la preoccupazione principale delle famiglie quando scelgono cosa mangiare” – ha dichiarato Oliver Martin, direttore scientifico di GlobeScan. Altre interviste svolte da Oxfam confermano che molte persone nei paesi in via di sviluppo mangiano meno, acquistano prodotti meno cari o hanno una dieta meno variata per effetto dell’aumento dei prezzi alimentari. Le interviste rivelano anche che le donne sono colpite in modo particolare perché hanno la responsabilità di nutrire le loro famiglie.
La crisi globale dei prezzi alimentari sarà al centro delle discussioni del G20 dei ministri dell’Agricoltura in programma in Francia la settimana prossima. “I leader mondiali – specialmente quelli dei paesi che fanno parte del G20 – devono agire ora per rifondare questo sistema alimentare al collasso, regolando i mercati delle materie prime e facendo marcia indietro sui biocarburanti per tenere sotto controllo i prezzi” – ha dichiarato Francesco Petrelli, presidente di Oxfam Italia. “L’Italia, uno dei paesi più rilevanti nel sistema alimentare globale, conosciuto per l’eccellenza dei suoi prodotti, ha la responsabilità di dare il suo contributo attivo. Il nostro paese, sede delle agenzie internazionali specializzate in cibo e agricoltura, ha un ruolo cruciale nel favorire gli investimenti sui piccoli agricoltori dei paesi in via di sviluppo e aiutarli ad adattarsi ai cambiamenti climatici”.
Nei giorni scorsi, nel corso di una conferenza sulle materie prime organizzata dalla Commissione europea, lo stesso presidente della repubblica francese, Nicolas Sarkozy ha lanciato un allarme riguardo alla speculazione sul cibo. “L’esplosione della domanda di materie prime da parte dei paesi emergenti non giustifica l’andamento dei prezzi delle materie prime energetiche e agricole sui mercati finanziari – ha detto Sarkozy. “Qualcuno sta speculando ai danni dei consumatori e in un modo o in un altro va fermato applicando ai mercati delle materie prime gli stessi principi applicati ai sistemi finanziari che sono stati all’origine della crisi economica”. La presidenza francese del G20 ha affermato tre priorità: rafforzare la trasparenza dei cosiddetti mercati fisici; regolamentare i mercati derivati delle materie prime e garantire la sicurezza alimentare. I ministri dell’agricoltura del G20 che si riuniranno a Parigi i prossimi 22 e 23 giugno proporranno la creazione di un database pubblico sulle materie prime agricole simile a quello adottato dal mercato petrolifero con il Joint Oil Date Initiative.
In Italia va ricordata anche la campagna “Sulla fame non si specula” che ha scelto di partire da Milano, invitando tutti i candidati sindaco a sottoscrivere un appello e un Codice di condotta che impegna l’amministrazione a non acquistare titoli derivati legati al cibo. Già come candidato, il neo eletto sindaco Giuliano Pisapia ha aderito all’appello: “Con grande piacere raccolgo l’appello di “Sulla Fame non si Specula” e aderisco al codice etico allegato all’appello” – ha scritto Pisapia in una lettera agli organizzatori dell’iniziativa. “Garantisco, quindi, che sotto la mia amministrazione, il Comune di Milano nella gestione della propria liquidità non farà ricorso a prodotti finanziari derivati i cui indici siano legati in qualsiasi modo a commodities agricole. L’alimentazione è come non mai un tema sul quale non è più possibile contrattare e speculare”. La campagna vigilerà affinché questo impegno preso venga rispettato dall’amministrazione comunale di Milano. Fonte: GB, Unimondo
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