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L’Artico è una gigantesca torta alla crema tolta dal freezer – dove era sgradevolmente ghiacciata e dura come il marmo – e spostata da pochi minuti in frigorifero: sta sgelandosi, sta raggiungendo la temperatura giusta per essere consumata, non vi viene l’acquolina? In ogni caso ce l’ha la Russia. Esattamente come ce l’hanno tutti i Paesi che si affacciano sull’Artico.

In Senza categoria on luglio 12, 2011 at 7:59 am

L’Artico è una gigantesca torta alla crema tolta dal freezer – dove era sgradevolmente ghiacciata e dura come il marmo – e spostata da pochi minuti in frigorifero: sta sgelandosi, sta raggiungendo la temperatura giusta per essere consumata, non vi viene l’acquolina? In ogni caso ce l’ha la Russia. Esattamente come ce l’hanno tutti i Paesi che si affacciano sull’Artico.

La torta è un tesoro di idrocarburi: 90 miliardi di barili di petrolio (sufficiente al consumo di tutto il pianeta per tre anni) e un terzo delle riserve mondiali di gas non ancora sfruttate. E la ciliegina sulla torta sono le rotte navali artiche, più brevi e meno costose rispetto a quelle tradizionalmente seguite dalle merci.

La Russia ha annunciato che l’anno prossimo chiederà all’Onu di rivedere la carta geografica dell’Artico, e di assegnargliene una porzione più ampia: praticamente i due terzi del totale. Oltretutto la parte che, secondo il servizio geologico Usa, custodisce la maggior parte degli idrocarburi. E all’orizzonte si profilano grane.

Le grane in questione sono di diversi tipi. Innanzitutto ecologiche: i ghiacci artici sono una sorta di condizionatore che regola il clima nell’emisfero Nord. Stanno squagliandosi sempre più velocemente, l’estensione estiva degli ultimi anni è solo di pochissimo superiore a quella del 2007, l’anno del minimo storico.

L’Artico, poi, è un ambiente delicato quanto incontaminato. Uno degli ultimi spazi di vita selvaggia.

Immaginate che cosa vorrebbe dire un pozzo di petrolio che perde, una petroliera che si incaglia, una nave da carico che spande il mare il carburante: il freddo amplificherebbe la difficoltà della natura a degradare i veleni dispersi nell’ambiente.

Comunque il prossimo anno la Russia è intenzionata a chiedere all’Onu di riconoscere che la catena montuosa sottomarina di Lomonosov fa parte della placca territoriale euroasiatica, ed è quindi roba sua.

Questa immagine tratta da Wikipedia mostra dov’è la catena sottomarina di Lomonosov. L’ho evidenziata con la freccia rossa. Passa proprio sotto il Polo Nord: se la Russia se la aggiudicasse, controllerebbe praticamente i due terzi dell’Artico.

Questa seconda cartina, redatta dal Servizio Geologico degli Stati Uniti, evidenzia in grigio scuro i luoghi in cui si ritiene esistano idrocarburi ancora da sfruttare (il beige che parzialmente si sovrappone indica l’estensione del ghiaccio nell’estate scorsa): in pratica, le rivendicazioni russe riguardano una grande area grigia.

Quest’ultima immagine invece è la prima descrizione dei confini assodati e delle future linee di divisione che potranno essere tracciate sull’Artico. E’ stata redatta tre anni fa dalla Durham University inglese tenendo conto della possibilità di rivendicare le aree riconosciute come facenti parte delle placche territoriali.

Come vedete, seconda questa interpretazione la catena Lomonosov non è della Russia, che anzi dovrebbe accontentarsi di circa un terzo dell’Artico: altro che i due terzi richiesti!

Infatti rivendicano la catena sottomarina anche il Canada e la Danimarca, che si affaccia nella zona per via della Groenlandia e delle isole Faer Oer.

Già nel 2001 la Russia ha chiesto all’Onu di riconoscere come sua la catena Lomonosov, ma la richiesta fu respinta per insufficienza di prove. Entro il 2013 la Russia dovrebbe terminare i rilievi geografici in grado di provare che la catena fa parte della placca territoriale eurasiatica, così da presentarli l’anno successivo a sostegno delle sue richieste.

Il Canada finirà nel 2013 la mappatura della zona, e anch’esso intende presentarla per corroborare le sue rivendicazioni. Ancora non è dato di conoscere come intende muoversi la Danimarca.

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