forumambientalista

Marea nera in Scozia, ora la Shell è alle prese con una seconda falla

In Senza categoria on agosto 17, 2011 at 12:05 pm

Marea nera al largo della Scozia, la sensazione di déjà-vu si intensifica. Il petrolio finito in mare è un’inezia rispetto alla tragedia del Golfo del Messico, ma – come in quell’occasione – col passare del tempo emergono nuovi problemi e le informazioni vengono praticamente tutte dalla Shell, la società proprietaria della piattaforma petrolifera offshore.

La novità di oggi è che si è accertata l’esistenza di una seconda falla da cui esce il petrolio. Poco petrolio, insiste la Shell.

La perdita di idrocarburi è diventata di dominio pubblico due giorni dopo l’inizio ed è stata presentata dalla Shell come un incidente trascurabile. Ieri la società ha ammesso che è invece “considerevole“, almeno rispetto al luogo in cui sta avvenendo.

Non ho trovato video del sorvolo (solo qualche fotogramma dalla Bbc, in fondo trovate il link) nè le immagini girate dal robot subacqueo che sta ispezionando il fondale.

La perdita viene da un oleodotto della piattaforma Gannet Alpha, che opera nel Mare del Nord al largo della Scozia orientale. La città costiera più vicina, Aberdeen, si trova a circa 180 chilometri. Il fondale dovrebbe trovarsi ad un centinaio di metri di profondità.

Ieri Shell parlava di circa 216 tonnellate di petrolio (1300 barili) finite in mare, coprendo una superficie pari a 37 chilometri quadrati.

Gli aggiornamenti odierni dati dalla Shell: la prima falla è stata turata, il pozzo è “sotto controllo” ma il petrolio si è aperto un’altra via per finire in mare. Il flusso, secondo la Shell, è esiuguo, arriva al massimo a 5 barili al giorno e le onde hanno già disperso gran parte del greggio sulla superficie del mare: la chiazza oleosa ora copre solo 0,5 chilometri quadrati.

Però il punto esatto da cui si sprigiona il petrolio non è ancora stato individuato, nè ci sono previsioni su quando la Shell riuscirà a bloccare la perdita.

Anzi. Il portavoce della società ha spiegato che è difficile trovare la falla (forse si origina da una valvola), in quanto si ha a che fare con complesse strutture sottomarine e la zona da cui si sprigiona il petrolio è scomoda da raggiungere e circondata dalla vegetazione marina.

Naturalmente gli ambientalisti sono preoccupati per tutte le creature che abitano in quel tratto di mare. La piattaforma, dicevo, si trova 180 chilometri al largo, e la Shell ritiene che la marea nera non raggiungerà la riva.

In Italia sono fra l’altro autorizzate ricerche di petrolio (pendente comunque un ricorso al Tar) a 26 chilometri dalle coste delle isole Tremiti, il paradiso dei sub

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