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Il mostro si è svegliato? Un velo oleoso di nuovo avvistato sul Golfo del Messico

In Senza categoria on agosto 19, 2011 at 12:15 pm

Forse che il mostro si è svegliato? Ho scritto poco fa di una marea nera e mi tocca parlare subito di un’altra. Un velo oleoso di origine sconosciuta è stato notato la settimana scorsa sul Golfo del Messico dalla Guardia costiera americana, che ha chiesto alle società petrolifere attive nella zona di controllare i rispettivi impianti.

La Bp dice che la chiazza non ha nulla a che vedere con le sue operazioni e che è lontana dal pozzo Macondo, faticosamente rattoppato dopo la catastrofe ambientale dell’anno scorso: 5 milioni di barili di petrolio in mare.

Però, se ci badate, il pozzo Macondo non è attualmente teatro di operazione alcuna. Il blog americano Oil Spill Acton sostiene che il pozzo Macondo perde di nuovo da mesi, e suggerisce che sia l’origine della chiazza.

L’affermazione di Oil Spill Action (sotto i link, come sempre) si basa su alcuni fatti documentati: anche se se ne potrebbe dare un’interpretazione diversa.

Non è invece documentato il fatto – riferito ad Oil Spill Action da una “fonte confidenziale” – che la Bp stia dispiegando barriere protettive galleggianti attorno al sito di Macondo: tuttavia il blog ha pubblicato la notizia ieri, prima che si cominciasse a parlare di una nuova marea nera.

E’ stata Associated Press ad avvertire il mondo, poco fa, che c’è un velo oleoso sulla superficie del Golfo del Messico.

Il suo articolo mette in rilievo il fatto che la Guardia Costiera ha chiesto alla Bp di effettuare accertamenti sull’origine del petrolio. Titolo dell’articolo a parte, è invece messo totalmente in secondo piano il fatto che nella zona operano diverse altre società, alle quali le autorità hanno rivolto la medesima richiesta.

Fin qui i fatti ufficiali riportati dalle news. Se si vuole provare a scavare oltre, il blog americano Oil Spill Action, aperto durante la marea nera 2010, rappresenta una vera miniera.

Il blog ha pubblicato una lettera inviata in gennaio da uno specialista in rischi geologici ad esponenti del Congresso Usa.

L’esperto vi elenca i motivi in base ai quali egli è convinto (ne parla come di un’assoluta certezza, non una possibilità) che il pozzo Macondo non sia stato domato a dovere e continui a perdere idrocarburi.

Soprattutto, Oil Spill Action ha pubblicato le analisi di campioni di petrolio fresco prelevati negli ultimi mesi sulle spiagge della Louisiana, su segnalazione di pescatori e residenti che avevano notato l’ambiente nuovamente contaminato.

I campioni vengono da Breton Island e Pensacola Bay. Sono stati messi a confronto con un campione di petrolio proveniente dal pozzo Macondo e prelevato a Panama City un anno fa, a marea nera in corso. I risultati? E’ il medesimo petrolio con lo stesso livello di degradazione, scrive il blog.

Io mi fermo qui: chi lo desidera può seguire i link e addentrarsi nei risultati delle analisi, per stabilire se i campioni analizzati vengono proprio dallo stesso pozzo – ossia da Macondo – o se invece hanno in comune solo una parentela generica, ovvero il fatto di essere petrolio della Louisiana.

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