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In prima linea a Fukushima. Il racconto del reporter entrato di nascosto nella centrale

In Senza categoria on agosto 21, 2011 at 1:04 pm

E’ arrivato da poco on line il racconto del primo reporter che, all’inizio di agosto, è riuscito ad entrare di nascosto a Fukushima.

Si chiama Kazuma Obara: per un giorno si è mescolato ai tecnici che lavorano per cercare di riportare sotto controllo la centrale nucleare. Ha indossato le loro stesse maschere e le tute anti radiazioni, ha condiviso i loro rischi e la loro fatica.

Una fatica bestiale: e l’aggettivo si adatta sia allo sforzo fisico sia alla considerazione di cui, a quel che riferisce Obara, godono i lavoratori.

Infatti scrive che la Tepco – la società proprietaria di Fukushima – ha annunciato al mondo l’esistenza di un punto, fra i reattori 1 e 2, in cui la radioattività raggiunge i 10 sievert/ora. L’ha annunciato al mondo: ma nessuno, riferisce Obara, l’ha detto ai lavoratori.

Le immagini che Obara ha scattato all’interno di Fukushima sono (giustamente) protette da copyright: non le riproduco per rispetto al suo lavoro, potete sfogliarle al link che trovate in fondo. Mi limito a riassumere i concetti fondamentali del commento che le accompagna.

A Fukushima si lavora per sei ore al giorno, a partire dalle 7,30. Nell’edificio che funge da quartier generale si indossano tuta anti radiazioni e maschera collegata a un respiratore, si prende il contatore Geiger e si esce a lavorare.

Tenere addosso la tuta e respirare sotto la maschera è già fatica allo stato puro. Passata un’ora, si torna al quartier generale per un’ora di riposo, che però si riduce a mezz’ora se non si tiene conto del tempo necessario per togliere maschera e tuta, sottoporsi al controllo delle radiazioni, indossare nuovamente l’equipaggiamento protettivo.

Complessivamente, la giornata si articola in tre parti, ciascuna formata da un’ora all’aperto e un’ora di intervallo al chiuso.

A partire dalla seconda ora di lavoro il giornalista comincia a trovare insopportabile la maschera. E a partire dal secondo intervallo nessuno ha più voglia di chiacchierare: i lavoratori si buttano a terra a riposare.

Ciascuno deve limitarsi ad eseguire gli ordini impartiti da un superiore, senza che nessuno mai gli spieghi il quadro generale entro cui si sta muovendo. I lavoratori incontrati dal giornalista non sono dipendenti Tepco, ma di aziende appaltatrici e subappaltatrici.

In tutti gli ambienti della centrale nucleare è appeso al muro un foglio di carta con la misurazione della radioattività, che nella maggior parte dei casi supera i 15 micro sievert/ora: ma si tratta di cifre non aggiornate, vecchie anche di di mesi.

Obara riferisce di essere entrato di nascosto a Fukushima per rendersi conto delle condizioni di lavoro degli eroi – li chiama così, e non ha torto – che si sacrificano per la sicurezza e la salute degli altri: neanche in seguito, scrive, essi sono stati informati dell’esistenza del famoso punto in cui le radiazioni raggiungono i 10 sievert/ora

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