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Italia declassata, senza proposte né proteste…

In Senza categoria on ottobre 5, 2011 at 11:50 am
Dopo l’ulteriore declassamento dell’Italia regna l’incertezza sul nostro futuro. Restiamo in attesa di farci assalire dalle speculazioni, mentre si propaga la protesta degli indignados americani…
L’Italia è stata ancora declassata dall’agenzia di rating Moody’s. Ma sul nostro Paese insistono le voci di ulteriori “notevoli” declassamenti, che, secondo Il Sole 24ore, potrebbero concretizzarsi a breve, nel caso in cui l’accesso a fonti di raccolta esterna di denaro dovrebbe risultare difficile. A giorni arriveranno gli avvoltoi della speculazione sul nostro debito sovrano, sono stati invitati da Moody’s. Forse non c’è bisogno di questi giudizi di soggetti privati di dubbia fama per mostrarci l’inadeguatezza del nostro governo.
Ma la realtà è un’altra: la crisi del debito sovrano è una minaccia reale. E forse, come sostiene Loretta Napoleoni, dovremmo smetterla di trincerarci dietro l’idea della speculazione: il mercato non si fida e non apprezza i nostri titoli. Che speculi è ovvio: vuoi guadagnare! 
Siamo diventati poco credibili, poco affidabili, incapaci di reagire e di indignarci.
Là fuori, nel mondo, i cittadini non stanno a guardare. La protesta degli “indignados” di Occupy Wall Street è arrivata a metà della terza settimana. Mentre si prepara una marcia domani dal municipio di New York a Wall Street, ieri un gruppo di dimostranti si è travestito da zombie per un altro pomeriggio di colorite proteste. La polizia ha arrestato cinque persone, tra cui una coppia di dimostranti-zombie, ma per il resto la protesta allo Zuccotti Park su Broadway è stata pacifica. La decisione di vestirsi da morti viventi, ha spiegato l’artista 36enne manhattanita Mercury Cloud che partecipava alla protesta, è stata presa perché “lo zombie è metafora e simbolo dell’avidità delle grandi aziende”.
Le manifestazioni intanto dilagano in tutte le principali città, da Los Angeles a Boston, da Chicago a Kansas City, da Tampa a St. Louis.
A seguire la loro protesta con “comprensione” c’è anche il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke. Il numero uno della Fed, rispondendo a una domanda nel corso di un’audizione parlamentare, ha ammesso che da un certo punto di vista “non si può rimproverare nulla” agli ‘indignados’, ricordando come in questo momento la gente sia molto scontenta, per non dire esasperata, dello stato dell’economia e soprattutto da una disoccupazione che viaggia intorno al 9 per cento. Del resto, ha spiegato Bernanke, la gente si rende conto di come l’attuale “caos” sia nato dal settore finanziario e di come la riposta finora data per risolvere i problemi sia insufficiente. Prima di Bernanke 7 era stato il finanziere di origine ungherese George Soros, quello che fece quasi fallire la Banca d’Inghilterra,  a spezzare una lancia in favore del popolo anti-Wall Street, dichiarando a chiare lettere: “Gli indignados hanno il mio sostegno”.
Difficile credere alla sincerità di chi naviga in mezzo agli alti interessi della finanza. Ma forse, come rivelano alcuni cronisti, siamo di fronte ad un grande paradosso della storia: i mercati e i cittadini vivono lo stesso profondo disagio contro l’inaffidabilità della politica e l’imminente fallimento di Stati sovrani. Prima di salvare le banche e gli speculatori, non è meglio salvare i nostri diritti fondamentali
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