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Gli indignados sono nonviolenti e hanno un programma

In Senza categoria on ottobre 17, 2011 at 8:54 am
Il movimento di Occupy Wall Street insiste sulla nonviolenza e scuote l’opinione pubblica. Naomi Klein: un movimento diverso dal popolo di Seattle. In Italia l’iniziativa degli indignados presso Bankitalia è stata brutalmente repressa, ma il movimento ha stilato un programma preciso!
Se c’è una cosa che so è che l’1 per cento ama la crisi. Quando le persone sono in preda al panico e alla disperazione e nessuno sembra sapere cosa fare, quello è il momento migliore per far passare il loro ordine del giorno preferito per le politiche aziendaliste: privatizzare l’istruzione e la sicurezza sociale, imporre tagli sui servizi pubblici, liberarsi degli ultimi ostacoli al potere delle multinazionali. Questo sta succedendo in tutto il mondo, nel mezzo della crisi economica. E’ quanto ha dichiarato la famosa scrittrice no-global Naomi Klein che nei giorni scorsi è andata a parlare agli ‘indignati’ di New York che da quasi un mese occupano i Giardini Zuccotti, vicino a Wall Street. 
Secondo l’autrice di No-Logo il movimento di Occupy Wall Street, al contrario dei movimenti no-global di Seattle, ha scelto un obiettivo fisso: Wall Street. ” Solo quando si rimane ben piantati, si possono mettere radici” ha dichiarato “Questo è fondamentale. È un fatto che nell’era dell’informazione ci siano troppi movimenti che sbocciano come fiori meravigliosi, ma che muoiono presto. Questo perché non hanno radici. E non hanno piani a lungo termine per la propria sopravvivenza. E quando arriva la tempesta, vengono spazzati via”.
“Altra cosa giusta di questo movimento: si impegna nella nonviolenza. Si è rifiutato di dare ai media le immagini delle vetrine rotte e degli scontri in strada che tanto agognano. E questa tenace disciplina ha fatto sì che, di volta in volta, le notizie hanno dovuto riportare la brutalità di una polizia scandalosa e senza alcuna giustificazione. Una cosa che abbiamo potuto vedere anche ieri sera. Intanto, il sostegno a questo movimento cresce sempre più. C’è stata più saggezza”.
E in Italia? Il panorama per adesso è solo agli albori e segna qualche nota dolente. Una ragazza di 23 anni ha già perso due denti in battaglia a seguito di una manganellata. Dopo la repressione di ieri davanti alla sede di Bankitalia sono state sgombrate nella notte le tende davanti ai blindati che presidiano Palazzo Koch, dove mercoledì si era tenuta la protesta degli indignati italiani. Ma chi sono queste “poche centinaia” di manifestanti invisi a tutti i politici di partito? I soliti centri sociali, commentano frettolosamente alcuni giornali. A ben vedere, anche qui, si tratta di qualcos’altro, di un’anticipazione della grande manifestazione che si terrà a Roma sabato prossimo: un movimento trasversale per dire basta alla politica economica scellerata che in piena recessione mette una pietra il collo a intere nazioni. Cittadini in carne ed ossa che rivendicano “il diritto all’insolvenza”, un tabù per il Parlamento italiano, che è molto più concreto e realistico dei programmi di rientro stilati da BCE e Commissione Europea.
Gli indignati hanno stilato un programma preciso, in otto punti, si concentra sullo stop ai privilegi della classe politica, sulla cancellazione delle ipoteche sulle case, sulla riduzione della spesa militare, sul divieto di utilizzare fondi pubblici per ricapitalizzare le banche, sulla gratuità della formazione universitaria, sull’introduzione della Tobin Tax, e sulla concertazione sindacale per ridurre la disoccupazione, entro il 5 per cento.
Più che un manifesto, si tratta di una lettera diretta al presidente Napolitano, che prende le mosse dalla questione generazionale, che «non si risolve togliendo i diritti a chi li aveva conquistati, i genitori, ma riconoscendo diritti a chi non li ha, i figli, e per far questo ci vogliono risorse, altrimenti le parole girano a vuoto», sollevando dubbi sulla proposta di introdurre il pareggio di bilancio in Costituzione: «Come è possibile invertire la tendenza e promuovere delle politiche pubbliche a sostegno delle giovani generazioni prendendo sul serio le letterine estive di Trichet e Draghi? Come è possibile farlo se il pareggio di bilancio diventa regola aurea, da inserire, addirittura, all’interno della carta costituzionale di cui Lei è garante?» e delineando alcune proposte, molto generiche rispetto alle spagnole, per la verità. Ad esempio: «Sarebbe un atto di semplice giustizia fare in modo che non siano sempre gli stessi a pagare questa crisi. Siano, piuttosto, coloro che l’hanno prodotta a pagare, attraverso una tassazione delle rendite finanziarie, delle transazioni, dei patrimoni mobiliari e immobiliari».
La massa critica del movimento per adesso è esigua, ma erano solo le prove di riscaldamento in vista della manifestazione di sabato prossimo. Speriamo solo che qualcuno non adoperi il giochino della violenza per screditare questo movimento, che dice cose più sensate di tanti fantocci imbellettati.
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