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Cercasi lavoratore “schiavo” e sul web scoppia la tempesta

In Senza categoria on ottobre 24, 2011 at 10:13 am

Per l’annuncio del Centro per l’impiego di Livorno il tirocinante deve essere «incline alla subordinazione, al rispetto dei regolamenti aziendali e delle disposizioni impartite». E’ bufera sul web

Cercasi lavoratore "schiavo"  e sul web scoppia la tempesta

 
 

Cercasi lavoratore che si senta «incline alla subordinazione, al rispetto dei regolamenti aziendali e delle disposizioni impartite». E’ l’annuncio pubblicato dal Centro per l’impiego di Livorno per conto di un ingrosso di componenti meccaniche che cerca un tirocinante da assumere per la gestione del magazzino. L’annuncio, scovato da una sceneggiatrice di fumetti livornese, Francesca Santi, 33 anni, che ha ritagliato la pagina del giornale locale ‘Cercalavoro’, ha scannerizzato quelle righe e le ha ‘postate’ sul suo blog ‘Spremuta d’inchiostrò, ha scatenato l’ira del web. «E’ agghiacciante — ha commentato per prima la sceneggiatrice — mi sono venuti i brividi quando l’ho letta e ho pensato che non abbiamo tutti i torti a essere così pessimisti per il futuro». E vai con le contumelie.
Tra gli amici c’è chi commenta mescolando pragmatismo e vernacolo: «Io c’andrei a quel colloquio. Ma solo per il gusto di dirgli ‘Io lavoro, ma non subordino proprio una s…’». Blog, twitter, social network, è un fiume in piena in una città che è al secondo posto nel centro nord per tasso di ragazzi tra 15 e 29 anni che non studiano né lavorano (uno su 5). «Quando dico che “Ci hanno rubato il futuro” intendo che ci hanno rubato anche la speranza di essere trattai un minimo bene, adesso ci dicono direttamene che vogliono schiavi e siamo schiavi» scrive un altro. E ancora: «Ma

come si misura l’inclinazione alla subordinazione? La segnalazione è stata ripresa da Alessandro Gilioli nel suo ‘Piovono rane’ (“Della serie: i meravigliosi effetti del turbocapitalismo”) e infine la tempesta su facebook. Ma non è un coro: su Quilivorno.it ma anche sul blog della stessa Santi spuntano commenti a favore del linguaggio dell’azienda e dei contenuti dell’annuncio. «Sono la prima che sul lavoro fa le battaglie – scrive Maky – ma ho a che fare spessissimo con ragazzi giovani che vengono il più delle volte al lavoro con due ore di sonno sulle spalle ancora ubriachi e mezzi fatti».
«L’impressione — dice l’assessore provinciale al lavoro Ringo Anselmi, ex segretario regionale Fiom in Toscana e Emilia — è che non ci siano più regole nel mercato del lavoro. I rapporti di lavoro hanno sempre più bisogno di normative serie, altrimenti il rischio è che l’azienda chieda ciò che le pare e nessuno controlli. In questo caso si trattava di un tirocinio, che servirebbe ad aiutare a trovare lavoro, non a sfruttare le persone». La crisi rischia insomma di spingere ad accettare l’inaccettabile, ad abbassare le difese: «In un periodo normale le persone forse reagirebbero in modo più energico, ma c’è paura di non avere un lavoro», riflette Enrico Sassano, direttore della Caritas di Livorno. «Vale per tutto il mondo, come dimostrano le proteste di questi mesi. Il lavoro è sinonimo di casa e a Livorno è un problema che sentiamo sempre di più. E’ una questione che deve essere presa di petto e per quello che possiamo diamo una mano. Resta che le persone sono persone, non individui. Non si possono negare ai lavoratori diritti essenziali».

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