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Fermiamo il carbone”

In Senza categoria on ottobre 30, 2011 at 10:36 am

 

images“Fermiamo il carbone”. In queste ore lo slogan risuona in varie regioni. Ad Adria, nel delta del Po, migliaia di persone si sono mobilitate per il corteo contro la trasformazione della centrale di Porto Tolle, inserita nell’area di uno dei parchi più importanti d’Italia, da olio combustibile a carbone. Altre manifestazioni sono in corso a Brindisi, Civitavecchia, la Spezia, Saline Joniche e Vado Ligure. La protesta è stata indetta dal comitato “Fermiamo il carbone”, che ha replicato la larga alleanza nata nella battaglia referendaria: tra gli altri ci sono Arci, Legambiente, Wwf, Greenpeace, Italia Nostra, Sos Rinnovabili, Lipu, Legapesca, Slow Food, Kyoto Club, Fare Verde.
“Il buon successo delle fonti rinnovabili e la spinta verso l’efficienza energetica, nonostante i freni più volti posti dal governo, ci danno oggi più energia di quella che utilizziamo”, spiega il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. “E’ vero che va sempre mantenuto un ampio margine di sicurezza. Ma ci sono impianti per 113 mila megawatt mentre per soddisfare i picchi di consumo basterebbe una potenza di meno della metà di quella effettivamente installata nel parco elettrico italiano. C’è dunque la possibilità di mandare in pensione le vecchie centrali inquinanti senza riconvertirle al carbone che emette due volte più gas serra del metano, senza parlare delle emissioni di polveri sottili che arrivano a grandi distanze dalle ciminiere. In Italia il carbone dà un contributo pari al 13 % dell’elettricità prodotta e ci costa il 34 % delle emissioni di anidride carbonica”.
La chiusura di alcune centrali ad alto inquinamento comporterebbe naturalmente un problema occupazionale. Ma a gennaio la Cgil ha sottoscritto un protocollo per rilanciare il lavoro legato alla green economy, una frontiera considerata molto promettente. Secondo uno studio commissionato da Confindustria nel 2010, l’aumento di efficienza energetica vale 160 mila posti di lavoro l’anno per dieci anni. Il Politecnico di Milano precisa che nel solo settore elettrico c’è un potenziale di risparmio che vale 15 grandi centrali.
Guadagnare punti nel campo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili significherebbe inoltre per l’Italia ridurre una bolletta energetica che supera i 60 miliardi di euro e conquistare una maggiore sicurezza energetica proprio in una fase in cui i rischi legati alla dipendenza dall’estero continuano crescere

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