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No alle pale eoliche nel canale di Otranto

In Senza categoria on novembre 22, 2011 at 1:18 pm
I comitati della zona del Salento hanno inviato una lettera aperta alle istituzioni e al governo per dire no al maxi impianto eolico off shore.

Ecco il testo della lettera aperta:

Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Ter ritorio e  della Salute del Cittadino

Forum Ambiente e Salute del Grande Salento (province di Lecce, Brindisi, Taranto)

Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi

Save Salento – Associazione Salviamo il Salento

La Regione Puglia ha fermato, come giusto, lo scempio eolico del mare del nord della Puglia, faccia lo stesso per il Canale d’Otranto a identico grave rischio eolico!

La Regione Puglia fermi il mega impianto eolico off-shore previsto al largo di Tricase

Non possono e non si devono applicare due pesi e due misure differenti tra il Nord ed il Sud della Puglia!

Fermati virtuosamente dalla Regione Puglia gli impianti eolici off-shore devastanti nei mari del Nord della Puglia, ora lo stesso il medesimo Ente deve fare, alla luce delle medesime, se non maggiori, problematiche di impatto ambientale, per i progetti eolici previsti follemente nei mari del Salento (Sud della Puglia), a partire da quello al largo nel Canale d’Otranto, Tricase, dall e ben più catastrofiche conseguenze internazionali, nella malaugurata ipotesi di una sua realizzazione, per la tutela degli uccelli, e sul turismo; le stesse istanze di tutela e criticità che hanno portato nei giorni scorsi  saggiamente al blocco dei medesimi impianti progettati al largo di Manfredonia (Nord della Puglia)! 
Appello anche:

-) al Ministero dell’Ambiente, (come anche al Ministero dei Beni Culturali e Soprintendenza al Paesaggio per la Puglia), cui si chiede di esprimere il diniego definitivo tombale nei confronti di quest’imponente sproporzionata opera industriale privata che comprometterebbe l’integrità del mare del sud Italia, il Canale d’Otranto, e degli habitat delle sue specie, Cetacei, Foca monaca, Tartarughe marine, ecc., e che comporterebbe inoltre l’uccisione di innumerevoli esemplari di volatili anche di avifauna iper-protetta da trattati internazionali, uccelli di tre continenti, come si potrà approfondire più in dettaglio nel seguito del qui presente testo; non solo, un progetto che danneggerebbe profondamente il paesaggio goduto dal Parco costiero Otranto Santa Maria di Leuca, da Otranto borgo UNESCO, e dei coni visuali protetti di Torre Sant’ Emiliano e del Santuario di Santa Maria di Leuca come nel testo meglio dettagliato;  criticità e richieste di diniego alle autorizzazioni presenti anche in un interrogazione parlamentare presentata i Ministri dall’ Ononorevole Elisabetta Zamparutti deputata della Commissione Ambiente della Camera, già in data 11 maggio 2010, e sottoscritta da altri cinque parlamentari sempre del PD – gruppo dei Radicali Italiani

(testo dell’ Interrog. Parlam.: http://parlamento.openpolis.it/atto/documento/id/44218 )

 -) al Commissario Prefettizio di Tricase, cui si chiede di adottare ogni provvedimento atto a scongiurare ed impedire l’autorizzazione e la realizzazione di questo impianto dal pesantissimo impatto su tutta la comunità, sul suo pluridecennale futuro e sulla sua più florida economia, quella turistica, oggi messi, così tanto, in forse da forze politico-imprenditoriali non ben definite, ma pronte a cavalcare maree di falsità pur di portare in porto, questi progetti a vantaggio di pochi, pochissimi, e a danno invece di tutti;
 -) al neo-istituito Ente del Parco naturale costiero Otranto Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, parco naturale costiero prospiciente questo impianto, si chiede di adottare ogni provvedimento atto a scongiurare ed impedire l’autorizzazione e la realizzazione di queste torri off-shore che per i loro molteplici impatti in loco e a distanza comprometterebbero irreparabilmente l’immagine e la stessa ragion d’essere del Parco, come di seguito meglio dettagliato; ed impedire qualsiasi suo attraversamento a terra da parte di opere di infrastrutturazione, quali cavidotti e cabine di trasformazione, connesse a questo impianto;
 -) lo stesso appello alla Capitaneria di Porto , cui si chiede di opporsi con forza ed in ogni sede alla realizzazione di questo impianto per le ragioni sotto menzionate, inerenti la sicurezza della navigazione tra Adriatico e Ionio.  A rischio è la sicurezza della navigazione a causa del mega eolico off-shore progettato nel trafficato Canale d’Otranto! Era l’inizio del 2009 e si sfiorò già un disastro navale nel Canale d’Otranto! Lo comunicò la stessa Capitaneria di Porto di Otranto; le correnti strapparono una pala eolica sperimentale per gli studi ufficiali preliminari  per il là progettato, al largo, impianto eolico off-shore, e il suo immenso zatterone d’acciaio se ne andò incontrollato alla deriva senza che nessuno ne sapesse nulla, un immenso iceberg, ma non di ghiaccio, bensì d’acciaio!!! Una nave di passaggio lo avvistò e ne diede comunicazione, quindi fu necessario l’ausilio di un aereo per individuarlo e l’intervento dei rimorchiatori e dela capitaneria per scongiurare la catastrofe!

 

-) stesso medesimo appello alla Provincia di Lecce per tutte le ragioni esposte.

 -) stesso medesimo appello ad ARPA Puglia – Agenzia Regionale per la Prevenzione e l’ Ambiente  per tutte le ragioni esposte.

 

Per comprendere e toccare con la mano dell’immaginazione l’impatto di questo impianto di iniziali progettate 24 torri ben più alte ciascuna di 100 m sul livello del mare, ed illuminate in testa a mo’ di fari hi-tech, si consideri che il faro storico sul promontorio di Leuca ha la lanterna in sommità a 102m sul livello del mare! La bella struttura ottocentesca del faro del 1886, che si eleva su un paesaggio mozzafiato è però alta solo 48 m da terra, e raggiunge tale altezza dela lanterna (102 m s.l.m.) sul livello medio del mare, solo grazie al fatto che si eleva su un altissimo promontorio!!! Ciascuna torre eolica dal mare è più alta dell’intero faro più l’altezza dell’ intero promontorio di Leuca, il suggestivo Capo Japigio chiamato!
Inoltre si consideri che la luce e dunque il faro stesso di Leuca, anche a seguito della curvatura terrestre, è visibile fino a 34 miglia, mentre tutte le torri eoliche dell’ impianto in progetto distano dalla costa un numero di miglia decisamente inferiore, e la costa salentina del Canale d’Otranto è una costa alta e rocciosa, e città come Castro sorgono su promontori costieri, aspetti che ne aggravano ancora di più la visione delle torri e dunque il loro impatto; un impatto grave che tentano gravemente di sottostimare coloro che a vario livello sono interessati alla perpetrazione di tale impianto!   

 

E’ un impianto inoltre quello in oggetto che danneggia e rende pericolosa la navigazione in un tratto tra i più trafficati del Mediterraneo, per cui si sollecita l’espressione di responsabili e preventivi dinieghi alle autorizzazioni e alla sua realizzazione da parte della Capitaneria di Porto.
 Un impianto dal grave stress ambientale intrinseco, anche con i suoi cavidotti sommersi, sulle protette praterie subacquee di Posidonia oceanica, una pianta marina, lì diffusamente presenti sul fondale; come anche sui cetacei (Balenottere comuni Balaenoptera physalus – , Capodogli, Delfini, in particolare il Tursiope – Tursiops truncatus, e la Stenella striata – Stenella coeruleoalba, ma non soltanto, ecc.) per l’ inquinamento acustico introdotto e deleterio per la vita di questi mammiferi marini che usano sistemi biologici di eco-localizzazione con sonar per la navigazione e l’alimentazione. Uno stress i cui effetti potrebbero anche ostacolare gli spostamenti delle iper-protette e rarissime ormai Foche monache mediterranee nei loro attraversamenti del mare aperto verso il Salento dalla Penisola Balcanica, dove sopravvivono ancora maggiori nuclei; spostamenti naturali volti all’atteso e auspicato da tutti ripopolamento e ridiffusione naturale lungo le coste del Salento, ed in particolare proprio del neo-protetto e neo-istituito finalmente Parco Otranto-Leuca, dove le coste sono ideali alla loro presenza poiché ricche di calette e grotte marine-costiere; coste che fino a non molti anni e decenni or sono ospitavano nuclei riproduttivi proprio di Foca monaca!  
Un impatto gravissimo sul settore del turismo lungo quelle aree costiere, che sono fulcro dell’ intero appeal turistico del Salento, che rischierebbe il collasso per l’alienizzante presenza industriale anacronistica introdotta nel paesaggio oggi integro, per cui quell’intero impianto deve ritenersi in blocco elemento di grave deturpante “inquinamento” da evitare! E già tante denunce sono giunte dagli operatori turistici a mezzo della stampa che hanno lamentato la fuga degli acquirenti stranieri, anche con perdita delle caparre alla notizia di questo progetto eolico. Un forte impatto ambientale sul Parco naturale costiero Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, e sul feudo di Tricase per il cavidotto che lo attraverserebbe portando nel territorio tricasino l’ubicazione delle mega cabine di trasformazione della corrente, con consumo di nuovo suolo agricolo, danno paesaggistico e pericoloso inquinamento elettromagnetico per la salubrità dei luoghi e la salute delle persone che vi abitano regolarmente e ancor più nei mesi estivi;
Ed inoltre il fortissimo impatto sull’avifauna migratoria e marina; un impatto quest’ultimo di gran lunga superiore, a quello connesso all’impianto eolico offshore fermato, giustissimamente, nella Capitanata, nel nord della Puglia anche proprio per il danno che comporterebbe, come si legge nelle dichiarazioni dell’Ente Regione e del suo Assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro, sulle “rotte prioritarie degli uccelli migratori in zona di Capitanata” ! L’azione di falcidiazione notevole dei volatili, da parte delle mega torri eoliche del tipo in discussione, è ormai tristemente nota, e riempie la letteratura tecnico-scientifica in materia di cotante quotidiane note macabre, documentate da foto e video giornalieri, anche reperibili in rete, che riteniamo non sia più neppure il caso di doverla rimarcare oltre, tanto essa è ormai ben nota!
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