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Durban: l’Italia faccia la sua parte

In Senza categoria on novembre 29, 2011 at 11:18 am
Finalmente è cominciato vertice mondiale Onu sui cambiamenti climatici a Durban, in Sudafrica, con tante aspettative da non deludere. Alla diciassettesima Conferenza delle parti (Cop 17), che durerà fino al 9 dicembre, saranno presenti circa 200 Paesi con propri delegati e rappresentanti di governo, Ong e società civile. 
 
Nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, l’Unfccc (United nations framework convention on climate change), il summit si troverà alle prese con alcune questioni aperte: come il prolungamento del protocollo di Kyoto che termina il primo periodo di applicazione nel 2012, il funzionamento del Fondo verde per il clima (che dovrebbe avere una dotazione di 100 miliardi di dollari all’anno al 2020), lotta alla deforestazione (con un progetto di maggior impegno, il Reed plus), trasferimento di tecnologie, investimenti ‘green’ nei Paesi in via di sviluppo. 
 
L’obiettivo rimane quello di limitare entro i due gradi l’aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali. Su tutto poi, naturalmente, la discussione per costruire un accordo globale (naufragato nel 2009 alla Cop 15 di Copenaghen dove partecipò il presidente Usa Barack Obama). Intanto il Pianeta soffre: l’Ipcc (il panel di scienziati che studiano il clima su mandato dell’Onu), con un rapporto di pochi giorni, ha dato l’allarme per l’aumento degli eventi meteorologici estremi; mentre l’Unep (l’agenzia ambientale Onu) ha evidenziato che le emissioni sono in aumento e che il divario, rispetto alle ‘promesse’ di riduzione, potrebbe arrivare arrivare a 11 miliardi di tonnellate al 2020.
 
Secondo Greenpeace Italia cambiamenti climatici stanno avendo un impatto sempre più evidente nel nostro Paese: la desertificazione del Meridione, il ritirarsi dei ghiacciai di montagna, lo slittamento dei cicli agricoli e l’intensificarsi della frequenza di eventi meteorologici estremi quali alluvioni, temperature estremamente alte d’estate o basse d’inverno. 
 
Negli ultimi cento anni le temperature medie in Italia sono aumentate di 1.3 gradi centigradi rispetto al periodo di riferimento: più della media mondiale (circa 0.8 gradi centigradi). Il fenomeno ha avuto un’accelerazione negli ultimi decenni con i primi dieci anni più caldi, dal 1800 ad oggi, tutti successivi al 1990, e di questi sei su dieci sono successivi al duemila.
 
L’Italia ha da troppo tempo una posizione di retroguardia rispetto agli altri Paesi europei e si è sempre opposta, in sede internazionale, all’adozione di leggi e politiche più ambiziose sul clima. Ora il Ministro Clini ha l’occasione di voltare pagina rispetto ai governi precedenti: ascoltare i cittadini – non le multinazionali – e contribuire al raggiungimento di accordi internazionali per la salvaguardia del clima.
 
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