forumambientalista

Durban: il nuovo accordo che non c’è

In Senza categoria on dicembre 1, 2011 at 10:25 am
Il Canada vorrebbe uscire al più presto dal protocollo di Kyoto. Ma anche gli Stati Uniti vorrebbero le mani libere. I Paesi africani non ci stanno. Il fondo per le rinnovabili messo in discussione. Caos totale
Il Protocollo di Kyoto è ormai passato di moda e alcuni paesi vogliono avere le mani libere. Tra questi il Canada che avrebbe chiesto addirittura di ritirarsi in anticipo dall’accordo, un’eventualità che continua a sollevare l’indignazione degli attivisti, in particolare africani. Per due giorni consecutivi il bollettino quotidiano Eco, redatto dal Climate Action Network, e pubblicato alle conferenze internazionali sull’ambiente fin dal 1972, ha gratificato il Canada del Fossil of the day award, il tapiro d’oro della situazione. I sudafricani non dimenticano che il Canada si era distinto nella seconda metà degli anni ’80 come un prezioso alleato nella lotta all’apartheid e come paladino dei diritti umani, e non accettano che possa essersi trasformato ora nel «sostenitore delle multinazionali del petrolio».
In un appello firmato anche dall’arcivescovo Desmond Tutu, gli attivisti africani hanno chiesto al Canada di non «esporre milioni di africani a siccità e carestie» e di diventare invece un «leader dell’energia pulita». Ma forse il paese nordamericano ha semplicemente evitato di nascondere sotto una foglia d’acero le intenzioni che animano anche i negoziatori americani, ben decisi a tornare a Washington senza il peso di impegni troppo compromettenti per l’amministrazione Obama, in materia di tagli alle emissioni. Il tema più «caldo» nelle trattative tra le delegazioni sembra essere sempre quello economico e in particolare il contributo al Green climate fund, concepito a Cancun lo scorso anno, e che dovrebbe sostenere i paesi in via di sviluppo nella conversione all’energia rinnovabile e nelle misure di adattamento agli effetti del riscaldamento globale, con l’apporto di 100 miliardi di dollari l’anno .
Ma l’Arabia Saudita ha già dichiarato che non parteciperà alla raccolta patrocinata dale Nazioni Unite: «Non si può chiedere ai paesi in via di sviluppo di contribuire, quando la responsabilità della situazione è dei paesi sviluppati», ha fatto notare il capo negoziatore, Mohammad Al –Sabban. 
 «Se cominciamo con le modifiche – si preoccupa Stefan Krug, portavoce di Greenpeace sulla questione- non finiamo più. Perché, per effetto domino, ciascuno vorrà apportare la sua». Ma anche il Venezuela avanza riserve sulle caratteristiche del fondo, a nome di Bolivia, Ecuador e Nicaragua; e le possibilità che il Green climate fund possa diventare operativo a breve scadenza , come ancora spera Tomasz Chruszczow, capo della delegazione europea, si fanno invece sempre più remote.
Fonte: Corriere
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: