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Petrolio in mare: l’ennesima catastrofe

In Senza categoria on dicembre 30, 2011 at 1:57 pm
Come volevasi dimostrare…continuano gli sversamenti cosiddetti accidentali di petrolio nei mari. La chiazza nera si avvicina alle coste nigeriane. La Shell minimizza l’incidente…
Estrarre petrolio è sempre più rischioso, con costi ambientali ormai insostenibili. Lo abbiamo scritto nel dossier sul picco del petrolio, del numero di gennaio. E avevamo previsto che gli incidenti saranno sempre più frequenti. Ecco fatto.
E’ arrivata in prossimità delle coste nigeriane la marea nera provocata la scorsa settimana dallo sversamento di 40.000 barili di greggio dal campo petrolifero offshore di  Bonga, nel Golfo di Guinea, a circa 75 miglia al  largo del Delta del Niger. 
L’avaria dell’impianto, di proprietà della Shell Nigeria exploration and production company (Snepco), una delle filiali della multinazionale anglo-olandese in Nigeria, sarebbe avvenuta “nel corso di operazioni di routine di trasferimento del greggio da una Floating production storage and offtake vessel (Fpso) verso una petroliera”. 
 
La fuga, secondo quanto riferito dall’azienda, si sarebbe prodotta da una condotta che  è stata “chiusa e depressurizzata, interrompendo il flusso si petrolio”. Nel frattempo il greggio, secondo quanto denunciato dall’associazione ambinatlista nigeriana Environmental Rights Action, ha raggiunto però la riva all’altezza dello stato di Bayelsa e del Delta del Niger. “La Shell dice che si sono sversati 40.000 barili e che la produzione è stato chiusa, ma noi non ci fidiamo di loro perché gli incidenti del passato dimostrano che l’azienda nasconde costantemente le quantità e gli effetti della sua negligenza”, spiega il direttore di Era Nnimmo Bassey. “Abbiamo allertato i pescatori e le comunità costiere – aggiunge – perché si guardino in giro. Questo si aggiunge semplicemente alla lista delle atrocità ambientali della Shell nel delta del Niger”.
 
Le preoccupazioni dell’associazione ambientalista sono confermate dalle immagini satellitari fornite dal monitoraggio indipendente Skytruth: la macchia nera si estende infatti per una lunghezza di 70 km e attualmente occupa 923 km quadrati. Ciò vuol dire che la pesca dell’intera zona – e quindi di gran parte dell’economia locale che si basa sostanzialmente sull’attività ittica – rischia di essere compromessa in modo irreversibile.
 
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