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Plastica: il riciclo vale 700 milioni di euro

In Senza categoria on gennaio 19, 2012 at 9:45 am

Ogni giorno 4 mila balle di plastica, cubi di un metro e mezzo per un metro e mezzo, per un totale di mille tonnellate quotidiane, vengono assemblate dopo un complesso procedimento di selezione che smista grazie a laser, nastri trasportatori, getti d’aria, cernita manuale, un tipo di plastica dall’altro, tra tutti i flaconi, le bottiglie, i sacchetti, i barattoli che in Italia vengono buttati nella raccolta differenziata. Ma cosa succede alle bottiglie d’acqua minerale, ai vasetti di yogurt e ai contenitori per le uova che buttiamo?

SELEZIONE – Nel 2011 la raccolta di plastica ha raggiunto le 650 mila tonnellate (dato Corepla, Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero di rifiuti di imballaggi in plastica). Di questa montagna di contenitori arrivati dalla raccolta differenziata urbana ai 37 impianti di selezione, una parte va al riciclo e ciò che non può essere riciclato è recuperato grazie al potere energetico della plastica: circa 200 mila tonnellate sono trasformate in combustibili alternativi alle fonti fossili. Spiega il presidente di Corepla, Giuseppe Rossi: «Nella fase di separazione il 61% viene avviato al riciclo, e poi trasformato in materia prima, mentre il 39%, quello che chiamiamo “misto”, diventa combustibile destinato soprattutto ai cementifici e agli impianti per la produzione di energia. Il trattamento di selezione è molto complesso, più che per ogni altro materiale, perché in effetti la plastica non esiste: esistono le plastiche», prosegue Rossi. «A differenza di altri prodotti, come ad esempio il vetro, che è composto di silicati e che sia verde, bianco oppure blu, messo in forno si scioglie ed è pronto per essere riciclato, la plastica è composta di carbonio e idrogeno. Inoltre, ogni plastica ha la sua formula, che va scomposta: ed è proprio la formula che rende ogni plastica differente e garantisce diverse caratteristiche».

LE PLASTICHE – Polietilene tereftalato (PET o PETE), polietilene ad alta densità (HDPE), polietilene a bassa densità (LDPE), polipropilene (PP), polivinilcloruro (PVC), polimetilmetacrilato e policarbonato (altri), polistirene (PS): dietro a questi nomi e a queste sigle ci sono le formule che rendono flessibile, rigida, soffice, e sempre riciclabile la materia plastica. «Il 99 per cento della plastica è petrolio, l’1 per cento sono pigmenti per la colorazione. Ma solo il 4% del consumo mondiale di petrolio è destinato alla produzione di materie plastiche», spiega ancora Rossi. «Tutta la plastica che buttiamo nei cassonetti torna a vivere sotto altre forme: le bottiglie in PET possono diventare tessuto, fodere per abiti o pile, mentre il polipropilene, il famoso Moplen, può trasformarsi in reti da pesca, in cavi, funi. E i flaconi dei detersivi, che sono in polietilene ad alta densità, sono riconvertiti in tubazioni per le fognature o isolanti per l’edilizia. Oppure tornano a essere flaconi. La plastica è per sua stessa natura una risorsa: se raccolta e riciclata correttamente restituisce tutto il potere del petrolio».

TRATTAMENTI – Prima di arrivare al riciclo, e trasformarsi in scaglie (nel caso del PET) oppure in granuli (per l’HDPE), la nostra bottiglia e il nostro vasetto di yogurt subiscono trattamenti degni di Guerre stellari. Un cilindro rotante seleziona il contenuto dei cassonetti, smistando sacchetti e materiale volatile da bottiglie e flaconi. Dopo questa prima separazione, raggi infrarossi dividono le plastiche per polimero individuando le bottiglie in PET, e colpendole con getti d’aria le spediscono su un nastro a loro dedicato, dove vengono successivamente selezionate per colore, mentre vengono fatti scivolare sul nastro inferiore i contenitori in HDPE. Una selezione manuale garantisce che i materiali raccolti in ogni balla siano omogenei: tutto PET trasparente oppure tutto HDPE.

ALL’ASTA – Ogni mese, attraverso un’asta telematica, la plastica così suddivisa, viene acquistata dai riciclatori e avviata alla seconda fase della lavorazione. Ogni balla viene smontata, mandata al prelavaggio in un mulino che elimina ogni impurità (etichette comprese), poi un detector individua eventuali parti metalliche e le elimina. Tritata in scaglie, sciacquata, centrifugata, essiccata, viene nuovamente tritata in scaglie più fini. Il polietilene anziché in scaglie, prende la forma prima di spaghetto, poi di piccole lenticchie. Queste scaglie e granuli, ricavati dai 10 chili di rifiuti in plastica che ognuno di noi produce ogni anno, tornano ad avere valore: oggi il settore del riciclo delle materie plastiche conta in Italia circa 300 imprese per 2 mila addetti e un fatturato di 700 milioni di euro. Ma l’aspetto economico è una parte del riciclo: il Corepla, che ha versato più di 150 milioni di euro ai Comuni, ha consentito il risparmio di 3.164.000 tonnellate di CO2. Come? Gli imballaggi raccolti occupano 19,5 milioni di metri cubi (21 volte il volume del Colosseo), spazio che è stato evitato in discarica e ha fornito nuova materia prima.

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