forumambientalista

No alla plastica, anche se viene riciclata

In Senza categoria on gennaio 23, 2012 at 9:32 am
Il 40% della plastica recuperata dalla raccolta differenziata finisce per essere bruciato in inceneritori o cementifici. Il restante 60% viene riciclato e recuperato. Ma la plastica non può essere consumata a cuor leggero
650 tonnellate di materie plastiche recuperate nel 2011: è il dato snocciolato dal Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi di plastica. Potrebbe sembrare una notizia positiva, ma dove va a finire tutta questa plastica raccolta?

Per fortuna una parte consistente, sempre che la plastica sia stata smaltita correttamente, va effettivamente al riciclo: il consorzio parla in questo caso di un 61% ritrasformato in materia prima. Ma il 39%, chiamato anche rifiuto misto, finisce per essere bruciato per la “produzione di energia”. Finisce cioè nei cementifici e negli inceneritori, chiamati anche impropriamente termovalorizzatori. Tutti sappiamo che bruciare plastica inquina e produce diossina, quindi c’è poco da star tranquilli.
 
Bisogna aggiungere che la definizione di plastica, come dichiara il presidente di Corepla Giuseppe Rossi, in realtà raccoglie un vasto insieme di materiali, per cui il trattamento è molto complesso. C’è il polietilene, il polipropile, il policarbonato, il polistirene. Non tutti questi materiali sono riciclabili alla stessa maniera e sono costituiti essenzialmente di petrolio, liberando sostanze nocive durante l’uso, come ad esempio gli ftalati, e finendo per liberare sostanze nocive durante la combustione.
Ovviamente ci sono anche le virtù del riciclo. Le bottiglie in PET possono diventare tessuto, fodere per abiti o pile, mentre il polipropilene, il famoso Moplen, può trasformarsi in reti da pesca, in cavi, funi. E i flaconi dei detersivi, che sono in polietilene ad alta densità, sono riconvertiti in tubazioni per le fognature o isolanti per l’edilizia. Oppure tornano a essere flaconi. Ma nelle campane di raccolta spesso finiscono dei materiali assolutamente non riciclabili, come giocattoli, materiali da ufficio, cd, piccoli elettrodomestici e articoli da cancelleria.
 
Non possiamo trascurare la quota che finisce per essere incenerita. E non possiamo dimenticarci che il consumo crescente di plastica richiede l’uso crescente di petrolio, la fonte fossile esauribile attorno al cui capezzale stiamo già vegliando, non senza darci le ultime coltellate nei fianchi.
Prima di acquistare con leggerezza prodotti con confezioni ed involucri di plastica bisognerebbe sempre valutare se non esistono altre alternative. Oggi anche il latte biologico si trova nelle bottiglie di pet, non vi sembra una bella contraddizione?
 
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