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Freddo e ghiaccio: colpa del surriscaldamento climatico

In Senza categoria on febbraio 7, 2012 at 10:43 pm
 
Neve e freddo polare su Europa ed Italia sono una conseguenza diretta del surriscaldamento climatico. Un paradosso svelato dagli scienziati: gli oceani sono più caldi e l’anticiclone viene indebolito
Il clima cambia e gli scienziati rivelano un dato che sembra paradossale: alla base del freddo polare che ha investito l’Italia con neve e ghiaccio anche al Sud, ci sarebbe lo scioglimento dei ghiacci artici. 
L’Anticiclone delle Azzorre viene indebolito con l’aria polare che si estende sul continente europeo. Lo confermano i ricercatori tedeschi dell’Istituto Wegener dell’Associazione Helmholtz nello studio pubblicato sulla rivista Tellus A. I ghiacci si sciolgono ed il calore del sole riscalda l’oceano che, essendo più scuro della banchisa di ghiaccio, assorbe molto più calore. La copertura ghiacciata impedisce poi che il calore immagazzinato dagli oceani sia poi rilasciato nell’atmosfera riscaldandone gli strati inferiori. Il risultato è che l’aria si riscalda più del normale, specie in autunno e in inverno perché in queste stagioni l’oceano è più caldo dell’atmosfera. L’aria riscaldata tende a salire rendendo instabile la colonna atmosferica, spiega Ralf Jaiser, a capo della ricerca, alterando i meccanismi che regolano la pressione e la circolazione dell’aria. L’anticiclone delle Azzorre viene indebolito da questa alterazione di venti e pressione, in particolare il meccanismo che controlla le differenze di pressione tra l’Artico e le medie latitudini: le basse pressioni intorno all’Islanda e l’anticiclone delle Azzorre. Se la differenza di pressione tra le due strutture resta alta, i venti occidentali portano aria più calda e umida dall’Atlantico sull’Europa. Se invece la differenza di pressione è minore, i venti occidentali non arrivano – o arrivano con meno intensità – non riescono a impedire che le masse artiche gelate si possano espandere sul continente come è avvenuto negli ultimi due inverni.
I risultati della ricerca tedesca non rimangono un’ipotesi isolata:  un’altra ricerca indipendente di meteorologi americani, mette in relazione con il forte riscaldamento al quale sono state sottoposte le regioni artiche nei mesi di luglio, agosto e settembre
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